11 ottobre 2020
È tempo di mettere in pratica i propositi del confinamento
Anziani celebranti e carrozzine come altare
nelle chiese domestiche

Puntuali e ripetuti gli insegnamenti di Papa Francesco per evitare
la clericalizzazione dei laici

Siamo di nuovo assediati dalla pandemia. "Altri 5.724 casi registrati ieri su 133.084 tamponi, il massimo dei prelievi giornalieri effettuati finora tra screening e tracciamento", scrivono i giornali di oggi, domenica 11 ottobre. E il professor Walter Ricciardi, consigliere scientifico del ministro della Salute per la pandemia, annota: "Sicuramente se entreremo in emergenza daremo ancora una volta il meglio di noi, ma stavolta sarebbe veramente il caso di trarre vantaggio dall'esperienza dei mesi primaverili".
A fare esperienza in quei mesi è stata anche la comunità dei credenti in Italia. La sospensione delle celebrazioni religiose, prima, e le limitazioni precauzionali alla partecipazione tuttora in corso hanno sollecitato l'approfondimento sulla natura essenziale della comunità cristiana. Ora la recrudescenza del Covd-19 e soprattutto la protezione, sollecitata e indispensabile, dei membri fragili della comunità sia civile che religiosa, potrebbero incentivare l'applicazione concreta di alcuni propositi maturati durante il confinamento.
Aiutare le famiglie a realizzare forme di liturgia domestica, in cui i più anziani e i più fragili diventano i celebranti e la carrozzina o il letto si trasforma in altare: è questa, ad esempio, una bella sfida per i laici e per il clero. Non è detto che i laici siano disponibili, subito. È vero che il clericalismo attecchisce più facilmente nel clero, ma il laicato molto spesso preferisce che "facciano i preti".

 
13 settembre 2020
Assieme all'abuso di potere e al malinteso senso di appartenenza
Il clericalismo si serve della reverenza per creare sudditanza
Papa Francesco vuole allarmare per guarire
Rendere evidente la connessione tra clericalismo e potere è una costante nella catechesi di Papa Francesco: è questa connessione, infatti, la parte più maligna della perversione nella Chiesa perché rende grottesco l'annuncio evangelico. Per questo, - ha commentato recentemente padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, "il discorso di Francesco - non vuole rassicurare: vuole allarmare per guarire".
Padre Spadaro commenta così il messaggio di Papa Francesco all'assemblea annuale delle Pontificie Opere Missionarie. È un discorso complesso, a tratti spigoloso, pur prendendo le mosse dalla speranza della festa dell'Ascensione, giorno in cui è datato il messaggio. Un capitolo del messaggio è intitolato "Le insidie da evitare". Vi si esaminano alcune "insidie e patologie incombenti" sul cammino di molte istituzioni ecclesiali. Tornano le insidie tipiche del clericalismo, ma la loro descrizione è ancora più ampia e riguarda direttamente anche i laici organizzati, ad esempio quando parla di "elitarismo" e di "isolamento dal popolo".

 
6 settembre 2020
L'innovazione tecnologica sposta (non riduce) l'impatto ambientale e sociale
È incurabile la doppia "spremitura" della Terra
e dei suoi abitanti?

Qui c'è la fonte delle crisi che maggiormente spaventano le opinioni pubbliche e preoccupano i governi
L'innovazione tecnologica in due strumenti di massa come gli smartphone e gli autoveicoli non ridurrà l'impatto ambientale e sociale; semplicemente lo sta spostando. Non cambia di fatto la qualità dell'approccio: si conserva la mentalità estrattiva (la "spremitura" dei beni del pianeta) e si aumenta il debito del Nord del mondo verso il Sud (la "spremitura" di milioni di abitanti del pianeta).
Le conseguenze di questa doppia spremitura non figurano nelle agende politiche nazionali o multilaterali e nell'attenzione delle opinioni pubbliche. Sono considerate inevitabili e quindi "incurabili", anche se sono la fonte delle crisi che maggiormente spaventano le opinioni pubbliche e preoccupano i governi: la crisi climatica (con le devastanti emissioni di CO2) e la crisi migratoria (somma di sofferenze e di paure) hanno origine da questo processo di impoverimento contestuale della terra e dei suoi abitanti.
Se ne ricava che la crisi climatica è una dimensione costitutiva di un sistema di produzione e consumo che considera la spremitura della natura una propria componente essenziale e non una conseguenza.

 
30 agosto 2020
Ha impersonato i rimedi contro il clericalismo nella Chiesa
Giovanni Paolo I il Papa pastore vissuto nel gregge
La catechesi di Papa Francesco per superare le tentazioni dell'elitarismo e del professionismo
Sul finire di ogni agosto si affaccia Giovanni Paolo I.
Si affaccia nei ricordi di chi l'ha visto Papa dal 26 agosto al 28 settembre 1978: trentatré giorni di pontificato, bastano a farne una parte indimenticabile dell'esperienza di chi c'era, oltre che un evento nella storia della Chiesa.
Durò abbastanza per mostrare l'essenza pastorale della Chiesa, riassunta nella parola "Humilitas" che campeggia sul suo stemma vescovile. Il cardinale Beniamino Stella dice che in Giovanni Paolo I brilla il "bambino" del Vangelo, che è "trasparenza" prima ancora che fragilità. Gli è perciò venuto subito naturale insegnare a guardare a Dio con occhi di bambino. Dio è Padre e Madre: anche con questa verità il "Papa del sorriso" continua ad affacciarsi ad ogni fine di agosto. E con lui si affaccia, dice il cardinale Beniamino Stella, "il sorriso di Dio", "la bellezza di un volto che perdona, che ama e soprattutto che usa misericordia". "Io direi che il vero profilo di Papa Luciani è stato quello del pastore di popolo e del catechista", sintetizza il cardinale, ricordando come egli usasse anche il dialetto per parlare alla sua gente.
Dialetto, pastore, misericordia: tutti antidoti vissuti allora da Papa Giovanni Paolo I e continuamente proposti ora da Papa Francesco contro il clericalismo nella Chiesa e contro le tentazioni cui il clericalismo espone facilmente: l'elitarismo e il professionismo, ad esempio.

 
9 agosto 2020
La sovranità del santo popolo di Dio è usurpata dal clericalismo
Nessuno è stato battezzato prete né vescovo
Non è stata data al clero l'esclusività nell'agire della comunità cristiana
"Il mio sogno è he ogni cristiano si renda conto della sua vocazione missionaria e che si sappia superare il clericalismo, cioè l'esclusività che il clero ritiene di avere nell'agire della comunità cristiana" ha confessato domenica scorsa 2 agosto ad Avvenire il vescovo mons. Luigi Bettazzi, che con i suoi 97 anni è l'ultimo padre conciliare italiano vivente.
"Ricordati di tua mamma e di tua nonna" (cfr. 2 Tim. 1,5) consigliava, del resto, già san Paolo al giovane vescovo Timoteo, suo discepolo: e non era un richiamo agli affetti familiari, ma l'ammonizione a vivere il suo servizio secondo la "gerarchia" autentica della Chiesa, che Francesco illustra così: La nostra prima e fondamentale consacrazione affonda le sue radici nel nostro battesimo. Nessuno è stato battezzato prete né vescovo. Ci hanno battezzati laici ed è il segno indelebile che nessuno potrà mai cancellare. Ci fa bene ricordare che la Chiesa non è una élite dei sacerdoti, dei consacrati, dei vescovi, ma che tutti formano il Santo Popolo fedele di Dio.
Questa "gerarchia ecclesiale" è capovolta e la sovranità del santo popolo di Dio è usurpata da chi confonde il "servizio" presbiterale con il "potere" presbiterale.

 
12 luglio 2020
L'insistente catechesi di Papa Francesco sui rischi del clericalismo
Il popolo è insostituibile nelle celebrazioni religiose
Quel fermo richiamo durante il confinamento: le misure drastiche non sempre sono buone
In chiesa non basta essere spettatori. Il santo popolo di Dio non è uno spettatore che sta davanti o dietro le telecamere; è invece un soggetto insostituibile della celebrazione. L'esperienza del confinamento è stata illuminante di questa natura del popolo di Dio. Mi è sembrata appropriata un'osservazione sull'uso di internet fatta proprio nelle settimane della chiusura delle celebrazioni da padre Ermes Ronchi, "Non si tratta di mettere online un'ulteriore messa, o ripetere una di quelle celebrazioni che si son sempre fatte, per illuderci che il filo non si spezza. Chissà, magari un rito con queste modalità potrebbe perfino rafforzare l'idea di una separazione tra chi presiede e l'assemblea che celebra, in sostanza che non rafforzi il clericalismo e trasmetta la sensazione che in fondo se ne può benissimo fare a meno".
Leggendola allora, ho pensato che il clericalismo deve essere un virus potentissimo, se riesce anche ad attecchire in internet e a modificare buone intenzioni ed entusiasmi. E internet non era l'unico "focolaio" nei giorni del confinamento.

 
14 giugno 2020
Per un attimo accomunati dalla paura dell'ignoto
e dall'impotenza di fronte alla morte

Nella pandemia si sono specchiati
i Popoli della Terra e i Popoli della Merce

Natura e umanità si salvano o si danneggiano a vicenda: l'ecologia
integrale, il paradigma esistenziale proposto nella Laudato si',
è diventata esperienza drammatica per miliardi di persone

Natura e umanità si salvano o si danneggiano a vicenda: l'ecologia integrale, il nuovo paradigma esistenziale proposto nella Laudato si', è diventata, con la pandemia, esperienza drammatica per miliardi di persone, che stanno vedendo che "tutto è connesso" (altra evidenza illustrata dall'enciclica) non dalla globalizzazione, ma dalla biosfera.
Lo conoscono bene e da molto tempo, questo legame tra salute e natura, in Amazzonia. Qui le popolazioni isolate hanno scarse difese immunitarie e il Covid-19 ha subito fatto rimbalzare nel mondo tragiche immagini di fosse comuni da Manaus, la città più popolosa della grande regione. Qui vivono i sopravvissuti all'epidemia di morbillo che in due ondate fece strage dei popoli locali tra il 1974 e il 1977. E non è stato, come si è visto, che un episodio. Oggi la pandemia globale lo attualizza e lo amplifica fino a tutti i confini del mondo: è di nuovo tragica esperienza per i popoli amazzonici; è imprevisto ed eloquente specchio per tutto il pianeta di una universale condizione umana e ambientale. I "popoli della Merce" e i "popoli della Terra" sono per un attimo accomunati dalla paura dell'ignoto e dall'impotenza di fronte alla morte.
Dura poco, certo. Dura un attimo, lo specchiamento dei popoli tra loro: poi i "popoli della Merce" mettono in campo ospedali, respiratori, tamponi; poi i "popoli della Terra" continuano a non avere né cliniche né dottori.

 
24 maggio 2020
Papa Francesco doveva essere in Campania ad Acerra nel quinto anniversario della Laudato si'
Un'unica processione dall'Amazzonia alla Terra dei Fuochi
Il sinodo dei vescovi iniziato alle sorgenti del Rio delle Amazzoni,l'esortazione apostolica Querida Amazonia, gli impegni dei vescovi italiani
Con l'esortazione apostolica Querida Amazonia Papa Francesco fa continuare la processione iniziata il 19 gennaio 2018 a Puerto Maldonado in Perù, arrivata a Roma con il Sinodo speciale e ora di nuovo incamminata verso l'Amazzonia, in un itinerario che percorrerà il mondo.
"I mercanti di legname hanno parlamentari / e la nostra Amazzonia non ha chi la difenda […]. / Esiliano i pappagalli e le scimmie […] / Non sarà più la stessa la raccolta delle castagne": sono versi di Jorge Verga Marquez, poeta operaio boliviano, letto in Querida Amazonia.
"Terra che produceva tre raccolti l'anno, ora gravata dal più grande inceneritore d'Europa, non può essere ulteriormente sacrificata. Ai contadini si chiede di restare, essere presidio, organizzarsi, adottare modelli cooperativi (come chi già lo fa), fruire delle tecnologie che garantiscono prodotti salubri e sollevano l'uomo da tanta fatica. E, soprattutto, di non farsi clientes dei politici. Siate attori, non mendicanti di favori. I vostri padri hanno abbandonato la terra all'industria in cambio del posto fisso che li ha traditi e fatti ammalare. Voi custodite, coltivandolo, ogni singolo centimetro. Tanti giovani già lo fanno, e i prodotti della loro terra ormai sono ottimi": è il grido di mons. Antonio Di Donna, vescovo di Acerra, Terra dei Fuochi, Campania, Italia.
Proprio ad Acerra Papa Francesco aveva pensato di andare a "baciare la terra", la Terra dei Fuochi, domenica 24 maggio, giusto nel quinto compleanno della Laudato si'.

 
19 aprile 2020
Molti imprenditori si sono messi a fabbricare mascherine contro il Covid-19; possono fare di più e per sempre
Conversione stabile alla produzione nazionale per la salute
Il Servizio sanitario pubblico ha dimostrato di sapersi adattare alle esigenze; saprà farlo anche l'imprenditoria privata?
Produrre mascherine per la difesa sanitaria (secondo le varie tipologie previste dalle norme nazionali ed europee) sembra che non sia un gran problema tecnico: decine di aziende, secondo le informazioni (tra il consolatorio e il pubblicitario) che ci vengono trasmesse, si sono "riconvertite" in tutto o in parte a questa produzione. Ora è sperabile che questa "conversione" non sia estemporanea, ma che l'imprenditoria italiana progetti e produca in una logica di profitto aziendale ma anche nazionale. Con le mascherine non è avvenuto: non se ne facevano in Italia. Ora spero che si continuino a fare anche finita l'emergenza e che - magari - sia le Regioni (titolari della Sanità) sia lo Stato facciano il censimento dei beni indispensabili in Sanità e ne prevedevano una adeguata produzione nazionale.
Il Servizio sanitario nazionale sta dimostrando in queste settimane una grande capacità di adattamento e di trasformazione: nella salute dei concittadini l'imprenditoria italiana è chiamata a dimostrare di essere altrettanto capace dello Stato nell'adattarsi e nel rispondere ai bisogni.

 
12 aprile 2020
Le cure palliative per i malati terminali di Covid-19
La dura carità di accompagnare alla morte
In questa Pasqua, come le Pie Donne del Vangelo che non fuggono dalla realtà della morte, del dolore della paura
Morte, dolore, paura: i bollettini regionali, nazionali e mondiali del Covid-19 alimentano quotidianamente questi sentimenti in milioni di persone. Dietro i numeri ci sono storie di cui l'informazione si impossessa, molte volte senza pudore, senza pietà né per i vivi né per i morti.
Fermi sulla soglia: cronisti e commentatori non si sono ancora addentrati nella sofferenza che il Covid-19 provoca.
Il Venerdì Santo, il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ha emanato un'ordinanza con cui ha disposto una serie di misure, previste dalla legislazione nazionale, per garantire il diritto alla sedazione profonda per i pazienti terminali colpiti del Covid-19, anche se si trovano a casa o nelle residenze sanitarie assistenziali. L'ordinanza non è nata da un'esigenza burocratica, ma da condizioni di vita drammatiche: "La morte per Coronavirus è terribile. I medici dicono che si soffre moltissimo, come si vivesse un annegamento prolungato nel tempo", ha scritto il governatore Enrico Rossi. Fare dell'accompagnamento alla morte un duro atto di carità: personalizzato, personalizzante; rasserenante non solo per i malati terminali, ma anche per chi li assiste: in questa Pasqua c'è chi rinnova il gesto delle pie donne di cui Papa Francesco ha tessuto le lodi nell'omelia della Veglia pasquale.

 
5 aprile 2020
L'incauto paragone tra sanità italiana e americana
del candidato democratico Joe Biden

Il servizio sanitario universale è meno costoso
di una pandemia

Se si dà un prezzo alla vita umana,
un missile nucleare vale più di un marinaio

Il corrispondente di Repubblica Federico Rampini riferisce: il socialista Bernie Sanders è tornato a proporre il modello europeo: sistema sanitario nazionale, unico e statale. Il favorito Joe Biden gli ha risposto: "È quello che esiste in Italia, ma non ha retto".
Due settimane dopo quel dibattito, gli Usa sono diventati il primatista mondiale per numero di contagiati da Covid-19. Noi italiani potremmo ribaltare polemicamente il ragionamento capzioso di Joe Biden: il vostro sistema sanitario sta producendo un disastro, mentre il nostro sta limitando i danni, quindi noi stiamo meglio.
Joe Biden resterà molto probabilmente della sua opinione; anche noi italiani restiamo della nostra; anzi ci stiamo sempre più rafforzando in questa evidenza proprio nel tragico periodo della pandemia.
Un sistema universale e pubblico è l'unica vera diga sanitaria per tutti: nella pandemia il pericolo è uguale per tutti, per chi solitamente è esente da ticket e per chi solitamente si paga la prestazione privata; e per tutti la risposta è solo nella sanità pubblica, perché la sanità commerciale non investe in respiratori, in terapie intensive, in tamponi di massa.

 
29 marzo 2020
Duro richiamo di Sergio Mattarella all'inconcludente Consiglio europeo
I governi hanno messo in quarantena l'Europa: sopravviverà?
Il presidente della Repubblica agli italiani: "Dobbiamo compiere ogni sforzo perché nessuno sia lasciato indietro"
Si sono presi due settimane:14 giorni, giusto quelli della quarantena del Covit-19. I capi di Stato e di Governo dell'Unione Europea hanno detto che solo fra due settimane decideranno se e come affronteranno insieme la pandemia. Ma finita la quarantena, fra due settimane, non sarà su questo che dovranno scegliere: la scelta sarà se curare l'Europa o lasciarla morire. Non si tratterà di curare l'Italia o la Spagna o la Francia, ma di dare respiro ad un'Unione a corto di ispirazione e indebolita dalla lontananza delle opinioni pubbliche. Il tempo è poco. Il tempo è sempre meno.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha affrontato l'inconcludenza del Consiglio europeo di questa settimana, indicando con schiettezza il modo di superare il fallimento definitivo alla prossima occasione, e cioè "superando vecchi schemi ormai fuori dalla realtà delle drammatiche condizioni in cui si trova il nostro Continente".
Fra poco più di due mesi, a luglio, la Germania assumerà la Presidenza di turno dell'Unione europea: in queste due settimane uno dei paesi fondatori deve scegliere se guiderà l'Europa verso il futuro o se ne officerà il funerale.

 
22 marzo 2020
Un fronte lasciato ancora troppo scoperto dalle istituzioni regionali e nazionali
Le case di riposo non sono fatte per la morte
La Regione Veneto deve considerare il sistema socio-sanitario come un insieme unico nella battaglia contro il Covit-19
Continuano a dire che questo è il virus dei vecchi: è più facile che li attacchi; è più frequente che li uccida. È quello che stiamo constatando. Età avanzata e salute definitivamente instabile: è la fotografia delle persone che vivono nelle case di riposo per anziani.E allora perché questo maledetto Covit-19 non vanno a cercarlo subito là dove ci sono persone avanti con gli anni, con una serie di malanni fisici e già chiuse in casa?
La visione unitaria e la gestione coordinata delle risorse umane disponibili nel contrasto alla pandemia sono oggi una scelta ineludibile della Regione Veneto, sia nei confronti del personale sia nei confronti degli anziani ospiti. Per quanto riguarda il personale l'intervento più urgente la sicurezza degli operatori.Per quanto riguarda gli anziani è urgente fare chiarezza sulle modalità di assistenza e di cura. Ci sono situazioni che fanno intravvedere il possibile scenario di tanti "lazzaretti" di piccole e medie dimensioni nelle case di riposo, dove i vecchi colpiti da corona virus vengono confinati con limitate possibilità di cura e la sola prospettiva della morte. Oltre che rischiosa per il resto delle singole comunità, questa scelta sarebbe disumana.

 
18 marzo 2020
La pandemia svela che la non autosufficienza da età non può essere trattata come una condizione personale e familiare
La fragilità dei grandi vecchi è una questione pubblica
Ci siamo impegnati ad invecchiare e ci siamo riusciti non come singoli,
ma come comunità

Ci siamo impegnati ad invecchiare e ci siamo riusciti. Anche come salute i grandi vecchi del Veneto si difendono discretamente: tre su quattro sono autosufficienti, visto che gli ultraottantenni riconosciuti come invalidi civili e quindi non autosufficienti parzialmente o totalmente sono circa 83 mila, cioè un quarto del totale. Un grande vecchio su quattro malandato in salute è comunque un problema: per sé, per la sua famiglia, per l'organizzazione sociale. I problemi della non autosufficienza da età non hanno ancora una soluzione adeguata, neppure in Veneto.
Dovrà pur costruire qualcosa di buono nel tempo anche questa ondata di morte e di paura. Per esempio, ridurre la fragilità di un numero importante di grandi vecchi e attenuare la fragilità psicologica ed economica che la non autosufficienza da età produce in migliaia di famiglie del Veneto, che sopportano costi elevatissimi per la casa di riposo o per l'assistenza a domicilio.
Finora queste fragilità sono sulle spalle dei grandi vecchi e delle loro famiglie. Lo stiamo constatando proprio nella pandemia: le strutture sanitarie non sono a loro misura, cioè a misura della loro condizione e del loro numero; l'organizzazione di protezione non solo non arriva nelle abitazioni ma sta faticando ad arrivare addirittura nelle case di riposo.

 
15 marzo 2020
Se la Medicina sarà costretta a "misurare" la vita
La competizione fra generazioni nella pandemia
I vecchi: improvvisamente isolati quelli già fragili e malati; improvvisamente spaesati quelli in salute
C'è il principio di giustizia, che afferma l'eguale valore di ogni persona a prescindere da ogni discriminazione e la possibilità per ognuno ad accedere al più alto standard di cure mediche, compatibilmente con le risorse disponibili. Queste risorse possono scarseggiare, come vediamo già avvenire in Lombardia. Cos'è in condizioni estreme la giustizia?
La pandemia, come molti bisogni di massa, genera anche una competizione fra generazioni. Conosciamo questa competizione a proposito di posti di lavoro, di servizi sociali, di risorse economiche (confronto fra stipendi dei giovani e pensioni dei vecchi). Ora la pandemia rende esplicita questa competizione anche in tema di salute. Non è una novità: alcuni farmaci costosi non vengono prescritti ai troppo vecchi; cure ospedaliere sono a volte misurate sull'età. La pandemia fa esplodere questo discorso finora tenuto a voce bassa.
È una costrizione dura "misurare" la vita. Lo è per i medici; lo è per ogni persona. Sappiamo che la vita ha una "misura", ha un limite; finora ciascuno lo sa per sé, lo sa per le persone che ha a cuore. La pandemia rende collettiva questa consapevolezza personale: la morte (che è la misura della vita) si aggira tra noi in continuazione, ci passa accanto con le persone che incontriamo e noi sappiamo che c'è.

 
2 febbraio 2020
Mentre sempre più persone guardano al passato per immaginare il futuro personale e della loro comunità
Essere popolari tornando al popolo
Non con un partito di cattolici, ma con una forza politica popolare, accogliente e dialogante
Il ripensamento, a livello nazionale e in molte comunità locali, sia del popolarismo sturziano sia della sua evoluzione storica ha coperto l'intero 2019 ed ha portato tra l'altro ai due appuntamenti più rilevanti degli ultimi mesi: la presentazione del Manifesto Zamagni il 31 ottobre e il convegno a Roma del 18 gennaio, nel duplice anniversario della nascita e della ri-nascita del Partito Popolare Italiano.
L'anno si era aperto con l'editoriale di padre Antonio Spadaro su Civiltà Cattolica da titolo "Tornare ad essere popolari". Padre Spadaro, suggerendo "Sette parole per il 2019", pone l'accento più sul verbo "essere" che sul verbo "tornare". È propone un'antologia dei "luoghi" nei quali, scrive padre Spadaro, occorre stare, "essere" per "ricostruire la relazione naturale con il popolo".
Che strada seguire per raggiungere questi luoghi, per tornare ad essere popolari, per tornare là dove si è lasciato il popolo?
Poiché non è solo il movimento cattolico ma la società italiana nel suo insieme che è sfidata a "tornare ad essere popolare", la risposta non può che essere politica, non può che essere l'organizzazione della presenza pubblica di quanti hanno le stesse idee sulla comunità, vivono le stesse speranze, animano le stesse sfide. Non un partito di cattolici, ma una forza politica popolare, accogliente e dialogante.

 
19 gennaio 2020
Un impegno nella complessa epoca della globalizzazione e della paura
Ricomposizione politica attorno alla dottrina sociale cristiana
La sfida è resa più ardua dalla crescente debolezza delle comunità cristiane nel loro insieme all'interno della società italiana
Praticamente afoni nelle istituzioni, nei partiti e nell'informazione, i cattolici italiani in politica sono assai ciarlieri tra di loro. Preferiscono di gran lunga i convegni, gli incontri culturali, le tavole rotonde: strumenti e luoghi in cui idee e parole sono anche persone.
Sabato 18 gennaio a Roma si è svolto uno di questi convegni: c'erano 150 persone di ispirazione cattolico-popolare, che rappresentavano 36 sigle: tante isolette "personali" di uno stesso arcipelago ideale e valoriale, quello che si richiama al popolarismo di don Luigi Sturzo e al cattolicesimo democratico della Democrazia Cristiana. Ad almeno altrettante sigle fanno riferimento i primi 500 firmatari del Manifesto "Per la costruzione di un soggetto politico 'nuovo' d'ispirazione cristiana e popolare", presentato a Roma il 31 ottobre e ribattezzato "Manifesto Zamagni", perché l'ha promosso e presentato Stefano Zamagni, presidente della Pontifica Accademia per le Scienze sociali.
Le fotografie di entrambi gli appuntamenti rimandano all'attualità di una frammentazione, segnalano tuttavia anche un movimento di ricomposizione politica attorno alla dottrina sociale cristiana, arricchita ed inverata nel nostro tempo dai documenti di Papa Francesco, nei quali si trovano le ragioni di un impegno nella complessa epoca della globalizzazione e della paura.

 
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23 ottobre 2020
Redazione Euganeo.it
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