TINO BEDIN

Lettera dal Senato. 101 / 25 settembre 2005
Gli obiettivi politici delle Primarie nell'Unione

Con Romano Prodi il centrosinistra
dà prova di spirito nazionale
Una competizione vera, in cui le scelte dei cittadini avranno un peso per l'Italia

di Tino Bedin

Cari amici, ora che ci sono i candidati, ora che l'estate è davvero finita, le elezioni primarie nel centrosinistra diventano finalmente realtà. Il prossimo 16 ottobre i cittadini che si riconoscono nel progetto politico dell'Unione decidono chi sarà il candidato del centrosinistra alle ormai imminenti elezioni politiche. Romano Prodi non è il solo che accetta questo ruolo; con lui ci sono i capi di alcuni partiti del centrosinistra e ci sono un candidato "individuale" e l'esponente di un movimento non strutturato come partito.
Elezioni vere, dunque: i candidati fanno propaganda ed il risultato conterà. Intanto conterà il numero delle persone che si recheranno ai seggi elettorali delle Primarie 2005. Conterà anche quanti voti prenderà Prodi: perché, se è vero che tutti confermano Romano Prodi come il candidato a competere con la Destra, è altrettanto vero che la sua forza interna e la sua capacità di dialogo con l'insieme dell'elettorato dipenderanno dal rapporto tra i voti suoi e quelli degli altri in lizza.

Un'idea improvvisa da Padova. Di fronte alle incognite che ogni verifica comporta, c'è chi nel centrosinistra dice che se Prodi è il candidato, era meglio evitare questa novità. L'obiezione ha un suo fondamento anche per il percorso che ha portato alle elezioni primarie: arrivate dopo il dibattito sulla lista unitaria per il proporzionale alla Camera, le Primarie possono apparire come un surrogato o un "contentino". Per qualcuno lo sono, ma la loro natura è un'altra.
La "chiamata" degli elettori del centrosinistra a collaborare nella scelta del capo del governo è stata fatta da Romano Prodi all'avvio del percorso verso le elezioni politiche, all'inizio dell'estate del 2004, a Padova in un affollatissimo appuntamento al Centro Papa Luciani. Ad una sala che non ne aveva mai sentito parlare e ad una coalizione che era ancora da costruire, Prodi reduce dall'Europa propose un percorso nuovo; un percorso politico, non solo metodologico od organizzativo.
Innanzi tutto occorreva allora - ed occorre oggi - fare in modo che l'alleanza del centrosinistra nel 2006 non fosse e non apparisse semplicemente la ripetizione dell'alleanza dell'Ulivo del 1996. Occorreva una novità: e questa è rappresentata sul piano della rappresentanza da un ruolo formale, "istituzionale" dei cittadini accanto a quello dei partiti. Dieci anni fa la novità di Prodi era il saper associare alla guida dell'Italia forze diverse storicamente ma con un comune progetto repubblicano. Oggi la novità è associare direttamente i cittadini al governo del loro paese. In secondo luogo l'alleanza che i cittadini richiedono, di cui l'Italia ha bisogno nel 2006 e che il centrosinistra prepara non è solo quella di dieci o di cinque anni fa. Un'Unione, che va dall'Udeur a Rifondazione, ha bisogno di una "base politica" popolare, che consenta di superare le differenze e le divergenze programmatiche. Per questo alle elezioni primarie gli elettori non segnano solo un nome, ma sottoscrivono un progetto comune per l'Italia: una larga e differenziata partecipazione al voto rafforzerà nel tempo la coalizione e costituirà la spinta a superare, negli anni in cui sperabilmente Prodi governerà, le divergenze originate dalla diversa natura delle componenti dell'Unione.

Può nascere l'Ulivo di programma. Quel progetto iniziale lanciato da Prodi a Padova fa oggi i conti con i mesi trascorsi, le difficoltà, le polemiche e le soluzioni che con ragionevolezza sono state trovate.
Nel momento in cui diventano realtà, le Primarie consentono così di raggiungere altri due obiettivi politici importanti.
Il rafforzamento di Romano Prodi nei confronti del concorrente di Destra alle elezioni politiche del 2006 è il primo possibile risultato. Un'ampia mobilitazione attorno a Prodi, darà al leader del centrosinistra l'immagine di rappresentanza nazionale, che Berlusconi non ha più. Poiché lo spirito di "unità nazionale" è oggi forte tra i cittadini, in conseguenza sia delle difficoltà economiche che dello scontro di classe messo in atto da Berlusconi Tremonti e Bossi nei cinque anni di governo della Destra, una coalizione che dimostri di saper dare volto e contenuto a questo spirito unitario concentrando in Prodi le sue speranze, potrà essere premiata dagli elettori che votano secondo le esigenze concrete.
L'altro obiettivo è quello di realizzare sul piano programmatico quella alleanza dell'Ulivo che non è stata ritenuta interessante sul piano elettorale. Il candidato Romano Prodi è infatti sostenuto proprio dai partiti dell'Ulivo, arricchiti in questa occasione dai Comunisti italiani. Volutamente le Primarie non sono diventate anche un referendum sui programmi, ma appare chiaro che il peso del riformismo di governo dell'Ulivo nella coalizione di centrosinistra sarà tanto più forte quanto più forte e rappresentativa sarà la candidatura di Romano Prodi. In questo modo nell'insieme degli elettori italiani si avrà una chiara percezione della strada che il centrosinistra percorrerà se gli sarà affidato il governo dell'Italia; contemporaneamente l'Ulivo potrà più agevolmente attecchire nelle aule parlamentari, una volta passate le elezioni.

Una "buona abitudine" per i cittadini. Bastano gli obiettivi iniziali indicati da Prodi fin dal 2004 e quelli che più immediatamente si sono aggiunti per motivare sia un impegno nella conoscenza e nell'utilizzo di questo strumento di democrazia partecipativa, sia nel sostegno alla candidatura di Romano Prodi domenica 16 ottobre.
C'è anche un'utilità diretta per i cittadini. Ogni fatto democratico determina spontaneamente una "abitudine". Voglio dire che, dopo aver sperimentato la possibilità di concorrere a scegliere il capo del governo, i cittadini avranno motivo per chiedere di poter concorrere anche in altre scelte: dai parlamentari ai sindaci. Era probabilmente questa "l'abitudine" a cui i partiti si sentivano impreparati quando cercarono le ragioni per evitare le primarie. Poi la storia ha avuto un altro corso e i partiti hanno accettato il rischio; il seguito è ora nelle mani nei cittadini.

Tino Bedin

Padova, 25 settembre 2005


25 settembre 2005
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