TINO BEDIN
Mozione dell'Ulivo sul Trattato costituzionale europeo
Creare un sistema bicamerale per l'Europa
Assicurare ai parlamenti nazionali la gestione della sussidiarietà

ANGIUS, BOCO, BORDON, MARINO, BEDIN, DANIELI, DENTAMARO, DE ZULUETA, IOVENE, MANCINO, MARTONE - Il Senato,
apprezzato il lavoro sinora svolto dalla Convenzione europea, condivide i risultati consensuali dei dibattiti in essa svoltisi;
a tal fine
- ribadisce l'assoluta centralità della Carta dei diritti fondamentali nella definizione dei valori cui l'Unione deve ispirarsi e la necessità che la Carta stessa sia incorporata nel testo del Trattato costituzionale, nel pieno rispetto delle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri;
- esprime piena soddisfazione per l'attribuzione esplicita di una personalità giuridica unica all'Unione e auspica che da tale attribuzione discenda il superamento della struttura in pilastri e l'acquisizione di una voce unica nelle relazioni esterne, indispensabile per un'Unione che voglia essere a tutti gli effetti soggetto di diritto internazionale;
- in materia di competenze dell'Unione, rileva con soddisfazione come la ripartizione di dette competenze tra Unione e Stati membri, articolata con chiarezza in competenze esclusive, condivise e competenze complementari, sia stata accompagnata da un'adeguata clausola di flessibilità che renderà possibile un'azione dell'Unione laddove essa appaia necessaria per realizzare gli obiettivi previsti dalla Costituzione stessa.

Auspica:
- che, nell'attivazione della procedura di allerta precoce come di ricorso alla Corte di giustizia per violazione del principio di sussidiarietà, sia concesso alle singole Camere dei Parlamenti bicamerali un potere di iniziativa, nel rispetto della piena autonomia sancita dal nostro ordinamento costituzionale;
- che, per quanto attiene più specificamente al diritto di ricorso alla Corte di giustizia, la titolarità dello stesso sia attribuita direttamente ai Parlamenti nazionali, senza la mediazione dei rispettivi Governi.

Per quanto concerne la semplificazione delle procedure e degli strumenti legislativi, concorda con la scelta di ridurre radicalmente il numero di strumenti giuridici dell'Unione, attribuendo agli stessi denominazioni più intelligibili per i cittadini; si realizza così l'auspicio, espresso dal Governo italiano fin dalla Conferenza intergovernativa di Maastricht e da esso più volte ribadito, di introdurre una gerarchia delle norme nella Costituzione;
condivide altresì la scelta di fare della codecisione la procedura legislativa dell'Unione, e auspica a questo proposito:
- che il voto a maggioranza qualificata del Consiglio sia considerato elemento costitutivo della procedura di codecisione e che pertanto sia espressamente previsto nella prima parte della Costituzione europea;
- che questa regola preveda limitatissime eccezioni di carattere costituzionale.

Raccomanda, in tema di governo dell'economia:
1) che le politiche economiche degli Stati membri siano considerate questione di interesse comune, che sia realizzato un migliore coordinamento delle politiche economiche degli Stati membri;
2) che tale coordinamento venga compiutamente esteso alle politiche fiscali e di bilancio e che, con particolare riferimento alle politiche fiscali, le competenze dell'Unione vengano incrementate e la maggioranza subentri alla unanimità per quanto concerne il voto in sede di Consiglio;
3) che venga eliminata la distinzione tra spese obbligatorie e spese non obbligatorie nella formazione del bilancio dell'Unione, anche per garantire un pieno coinvolgimento del Parlamento europeo.

In tema di libertà, sicurezza e giustizia:
che le attuali disposizioni del "terzo pilastro" vengano riunite in un quadro giuridico generale comune che consenta di superare l'attuale struttura a pilastri e i suoi effetti di incertezza sulle basi giuridiche, portando pertanto a una piena comunitarizzazione anche di queste materie.

In tema di azione esterna dell'Unione:
1) che la coerenza della politica estera europea sia rafforzata mediante la nomina da parte del Consiglio, con l'approvazione del Presidente della Commissione e l'avallo del Parlamento europeo, di un "Ministro degli esteri europeo" che cumuli, secondo quanto auspicato dal Governo italiano nel corso delle ultime conferenze intergovernative, le funzioni che attualmente spettano all'Alto Rappresentante per la PESC e al Commissario competente per le relazioni esterne, fungendo da strumento essenziale per una progressiva integrazione della politica estera dell'Unione;
2) che, per scongiurare il rischio di inerzia della PESC e favorire una PESC proattiva, il voto a maggioranza qualificata divenga la regola, con l'unica eccezione delle decisioni che implicano l'invio di militari al di fuori del territorio dell'Unione;
3) che sia precisato l'obbligo per i rappresentanti degli Stati membri al Consiglio di sicurezza e anche nelle principali sedi multilaterali di esprimere in modo unanime e coerente le posizioni definite nelle competenti sedi dell'Unione europea.

In tema di politica di difesa:
1) che siano completati i compiti di Petersberg per la prevenzione dei conflitti, le azioni congiunte in materia di disarmo, la consulenza e assistenza in materia militare, le operazioni di stabilizzazione al termine dei conflitti, il sostegno nella lotta contro il terrorismo;
2) che si proceda a una migliore integrazione della dimensione di sicurezza e difesa nel quadro più vasto dell'azione esterna dell'Unione, senza creare nuovi pilastri;
3) che vengano introdotte, secondo quanto proposto dall'Italia già nella precedente conferenza intergovernativa, cooperazioni rafforzate anche nel settore della difesa al fine di consentire ad una avanguardia di paesi di precedere gli altri, ma rendendo sempre possibili, ove ne esistano le capacità e la volontà, ricongiungimenti e integrazioni successive;
4) che venga inserita una clausola di garanzia reciproca in materia di difesa;
5) che sia istituita un'Agenzia europea degli armamenti, che riunisca i Paesi in grado di fornire veramente un contributo al rafforzamento delle basi industriali della sicurezza comune in termini di ricerca, produzione e acquisto.

Il Senato,
apprezzato il lavoro sinora svolto dalla Convenzione europea, e in essa dai rappresentanti italiani, ritiene che l'Italia debba riaffermare, nel momento conclusivo dei lavori della Convenzione e in vista dell'apertura della Conferenza intergovernativa, il suo ruolo di paese federatore nell'obiettivo di perfezionare la costruzione politica dell'Europa pervenendo alla costituzione di una federazione di Stati nazionali.
A tal fine impegna il Governo, nell'ambito della definizione di un nuovo assetto istituzionale per l'Unione:
- a sostenere quanto meno in prospettiva la proposta, presentata dai rappresentanti del Parlamento alla Convenzione, di una Presidenza unica per Consiglio e Commissione. Questo "Presidente dell'Europa" dovrebbe essere scelto dal Consiglio e confermato dal Parlamento europeo, e rappresenterebbe la soluzione più innovativa e coerente alla situazione precaria creata dalla rotazione semestrale della Presidenza del Consiglio;
- a garantire in ogni caso che si realizzi un assetto istituzionale equilibrato che, nell'ipotesi di Presidente del Consiglio pluriennale del Consiglio europeo, veda i suoi compiti limitati a poteri di semplice impulso e orientamento generale e non di gestione e che il Presidente della Commissione sia eletto dal Parlamento Europeo e confermato dal Consiglio Europeo;
- a produrre il massimo sforzo per una decisa riduzione del numero dei Consigli di settore e per la creazione di un Consiglio dei ministri che assommi le funzioni legislative, fungendo da perfetta controparte del Parlamento europeo e replicando pertanto un modello, presente in molte costituzioni di tipo federale, nel quale a una Camera dei rappresentanti si associ una Camera degli Stati.

14 maggio 2003


4 giugno 2003
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