RASSEGNA STAMPA

Il Sole 24 Ore Nord Est
2 aprile 2004
di Daniele Marini

L'intervento
Integrazione economica in cerca di identità politica
L'aumento della platea porterà fiducia nel futuro

Il Nord-Est intravede nell'Europa e, soprattutto, nel suo imminente allargamento a Est un nuovo orizzonte, la nuova prospettiva di sviluppo. Perché può rappresentare uno spiraglio e un'opportunità per uscire dal lungo tunnel del rallentamento economico. Perché ciò potrà accrescere le possibilità per le imprese italiane di investire in nuovi Paesi.
Perché l'allargamento consente all'economia europea tutta insieme di pesare maggiormente nel confronto internazionale. Anche sotto il profilo politico. Sono tre motivi di "peso", pragmatici e, soprattutto, di prospettiva. La leadership imprenditoriale del Nord-Est, dunque, non manifesta perplessità di fronte all'ingresso dei nuovi Paesi dell'Est in Europa, ma ne sottolinea soprattutto le potenzialità, le opportunità che ne possono derivare. Dopo un avvio del nuovo millennio segnato da conflitti bellici, attentati terroristici, da economie stagnanti, dall'incertezza, c'è bisogno di nuovi scenari con i quali confrontarsi, di nuove prospettive: di fiducia nel futuro prossimo. L'allargamento della Ue risponde anche a questa esigenza, di disegnare nuovi confini, affievolendo quelli tradizionali e costruendone altri, delineando nuovi spazi geografici nei quali identificarsi e agire.
A ben vedere, proprio il Nord-Est nel nostro Paese è in qualche misura avvantaggiato. E non solo per una prossimità geografica, che di per sé costituisce un aspetto favorevole. Già da tempo ha manifestato una sua vocazione all'internazionalizzazione delle relazioni economiche. Non dobbiamo dimenticare che le tre regioni esportano ancora circa il 20% di quanto fa l'Italia, pur avendo l'11% della popolazione. E che il 28% di quanto va verso l'Est europeo proviene da questi contesti regionali. Dunque, l'allargamento e l'integrazione di nuovi territori è un processo di cui l'economia è stata, in qualche misura, pioniera, aprendosi verso nuove frontiere. Ed è in continua crescita. Il prossimo allargamento verrà così a sancire e completare un'integrazione che già con l'economia è stato avviato.
Come per ogni trasformazione, nonostante il prevalere di valutazioni positive, certo non possono mancare alcuni timori e preoccupazioni. Legati, in particolare, a due dimensioni prevalenti. La prima attiene alla possibilità di continuare a godere dei fondi strutturali da parte della Ue. Appare evidente che l'aumento della platea dei partecipanti non potrà che, inesorabilmente, significare una ripartizione delle risorse a disposizione. La seconda dimensione è riferibile al buon funzionamento delle istituzioni europee, di fronte all'ampliarsi dei partecipanti e alle possibili maggiori conflittualità nei diversi interessi dei singoli Paesi aderenti.
L'allargamento della Ue, dunque, è vissuto come un'opportunità. I leader fra gli imprenditori del Nord-Est ne sono consapevoli. L'integrazione economica che coinvolgerà l'Est dell'Europa, però, non può prescindere anche da una scrittura di politiche economiche e sociali a livello continentale, la cui partitura è ancora in cerca d'autore: l'identità (che non c'è) politica dell'Unione europea.

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2 aprile 2004
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