Cattolici in politica
IN DIALOGO TRA CITTADINI

Siena, 31 gennaio 2019

Una presenza sollecitata dal presidente dei Vescovi italiani
La società italiana sente il bisogno
dei cattolici in politica?

I "cattolici del sociale" e i "cattolici della morale" non hanno proposte complessive e attuali

Caro senatore Bedin, vedo che ha dedicato una partecipata attenzione al centenario dell'Appello "A tutti gli uomini liberi e forti", atto fondativo del Partito popolare italiano. Non è la storia però che mi interessa, ma il presente e il futuro. Anche recentemente il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenze episcopale italiana, è tornato ad auspicare "un impegno concreto e responsabile dei cattolici in politica". Anche a me pare che sarebbe utile alla comunità nazionale un protagonismo politico dei cattolici. Per arrivarci, mons. Bassetti ha anche indicato la strada: superare la "sterile divisione del passato tra i cosiddetti cattolici del sociale e i cattolici della morale".
Un conto è però che questo protagonismo politico appaia utile, un altro è se sia realizzabile, cioè se la società italiana ne senta il bisogno. Poi c'è la questione degli strumenti di questa presenza: serve un partito o è preferibile essere il lievito evangelico nella massa dei partiti esistenti? E le alternative non sono solo queste due.
Insomma ci sarebbe da discuterne, ma non vedo proprio attenzione non solo nella società in generale, ma nemmeno nelle nostre parrocchie. I nostri pochi preti non mi sembrano proprio degli animatori sociali.

Cesare Mozzetti

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Adattare al presente le scelte fatte un secolo fa dai Popolari raccolti attorno a Don Luigi Sturzo credo possa essere un buon inizio per ricercare delle risposte. Ma resto nell'esigenza di Cesare Mozzetti, cioè cercare nel presente e nel futuro.
I temi indicati dal cardinale Bassetti e dal nostro interlocutore sono tutti reali ed ineludibili. Vengono però dopo che si è analizzata la situazione socio-culturale evocata anche da Mozzetti: la nostra comunità sente il bisogno di una presenza politica cattolica? Un conto, infatti, è che pochi o tanti cattolici sentano questo dovere; altro conto è se esso ci sia richiesto. Poiché la politica non è testimonianza personale ma azione collettiva, la disponibilità del "terreno di gioco" è preliminare.
A me pare che in questo momento la comunità italiana non ci richieda di giocare con la maglia dei cattolici: non per contrarietà, ma perché non sa come giochiamo, qual è il nostro "schema tattico".
E non lo sa perché non lo hanno ancora scelto proprio i cattolici che stanno dibattendo sulle parole del presidente dei Vescovi e stanno analizzando le conseguenze del governo attuale.
La mancanza decisiva non è neppure questa. La società è indifferente perché i "cattolici del sociale" e i "cattolici della morale" non hanno proposte complessive per la società di oggi.
I cattolici del sociale hanno strumenti nuovi? La Fondazione Zancan di Padova ha proposto da anni la pratica del "welfare generativo": può essere lo strumento attraverso cui riconoscere la personalità e non solo il bisogno. Non è diventato un carattere distintivo dei cattolici sociali.
I cattolici della morale danno voce ai Dieci Comandamenti nel terzo millennio? Papa Francesco è un autorevole maestro in questo racconto, per esempio con l'enciclica "Laudato si'". Non l'abbiamo vista tradotta in programmi presentati agli elettori, neppure a livello comunale.

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