Longevità e salute
IN DIALOGO TRA CITTADINI

Padova, 11 aprile 2017

In quindici anni il potere d'acquisto delle pensioni ha perso il 30 per cento
L'aumento dei livelli di povertà fra gli anziani
Stiamo attenti che qualcuno non pensi di risolvere il problema delle pensioni con migliaia di vecchi che si curano meno e muoiono prima


L'Osservatorio Statistico dell'Inps nazionale ha pubblicato l'aggiornamento (dati al mese di gennaio 2017) sul numero delle vigenti pensioni, con relativo importo medio per categoria. Come rileva il presidente dell'Istituto Previdenziale, prof. Tito Boeri, in Italia un buon numero di pensioni sono assistenziali o con valore economico equivalente, cioè non superano (mediamente) i seicento euro mensili lordi.
Da decenni si sa che il valore economico medio delle pensioni non è sufficiente a garantire nel tempo una vita dignitosa alle persone, soprattutto nelle fasi della disabilità e della non autosufficienza. Maggiormente preoccupante è la prospettiva previdenziale per le giovani generazioni, per i precari e i disoccupati, se non si interverrà (modificandolo radicalmente) sul sistema di calcolo contributivo.
Va ricordato che negli ultimi quindici anni il potere d'acquisto delle pensioni ha subito una contrazione del 30%, provocando l'aumento dei livelli di povertà fra gli anziani. Le cause di questa forte riduzione del valore pensionistico sono: la pesante pressione fiscale sulle pensioni (alle trattenute Irpef, dal 20 al 30%, vanno sommate le tassazioni locali); l'inadeguatezza della perequazione automatica (nel 2012 e nel 2013 le pensioni oltre i 1.450 euro mensili lordi non sono state indicizzate); il mancato recupero del fiscal drag; le resistenze dei Governi alle richieste sindacali per migliorare il sistema previdenziale.
Fatte queste brevi considerazioni, va ribadito che il sistema previdenziale italiano non è facile da interpretare e, soprattutto dopo la contro-riforma Monti Fornero, le varie situazioni pensionistiche sono molto articolate e notevolmente diversificate fra loro, per effetto delle diverse posizioni contributive e anagrafiche di ogni persona. Sostanzialmente, con il sistema di calcolo contributivo, per determinare la propria specifica pensione, vengono applicati i seguenti requisiti: numero di anni di lavoro (dipendente o autonomo); età anagrafica; quantità e valore dei versamenti contributivi obbligatori ed eventualmente includendo quelli facoltativi complementari contrattuali.
Gli ultimi dati dell'Inps fotografano chiaramente anche le situazioni pensionistiche delle province venete. Essendo numeri statistici, il risultato ci dice che in Veneto ogni pensionato/a beneficia mediamente di 1,4 trattamenti previdenziali e, in alcuni casi, anche di un assegno assistenziale (vedi indennità di accompagnamento). Rilevato che nella nostra regione, mediamente, il valore economico pensionistico è di 850 euro mensili, per raggiungere l'1,4 vanno sommati altri 350 euro. Quindi il valore medio delle pensioni in Veneto è pari a 1.200 euro mensili lordi che al netto delle trattenute fiscali e delle imposte locali, effettivamente, scende a 900 euro per gli uomini e ad una cifra inferiore (circa 700 euro) per le donne. Attenzione, queste cifre sono soprattutto il risultato del calcolo retributivo, con il sistema contributivo il valore medio si abbassa di circa un 40%.

Franco Piacentini
iscritto Spi-Cgil

Commenta Tino Bedin

Con la competenza che gli deriva dai molti anni di attività sindacale, Franco Piacentini ci aiuta e mettere in fila alcuni numeri statistici e dare loro così un senso. Il "senso" prevalente è che mediamente le pensioni non bastano per vivere.
Non è solo un modo di dire. Mi pare interessante associare i numeri delle pensioni con altri numeri del Rapporto Osservasalute 2016, che sono stati resi noti lunedì scorso al Policlinico Gemelli di Roma. Se ne ricava che l'aspettativa di vita degli italiani per la prima volta cala: di poco (2 mesi per gli uomini, 4 mesi per le donne), ma cala. Restiamo comunque campioni europei di longevità, ma il calo evidenzia un problema: lo stato di salute generalizzato degli italiani che hanno superato i settant'anni è preoccupante per motivi di disagio economico. La conferma viene dalla "geografia della longevità": chi nasce al Sud ha dai tre ai quattro anni di aspettativa di vita rispetto a chi nasce in Veneto.
La correlazione la longevità fra l'accesso a cure adeguate e al buon cibo è confermata a livello europeo. La rivista medica Lancet ha documentato che la speranza di vita si è abbassata di oltre due anni nelle fasce di popolazione che patiscono povertà e disagio. Un "campana… a morto" a non lasciarci illudere dalla nostra ben più limitata riduzione.
La rivista Lancet ha pubblicato la sua ricerca mettendola in relazione con la crisi dei sistemi di welfare in Europa. Stiamo attenti che qualcuno non pensi di risolvere il problema delle pensioni con migliaia di vecchi che si curano meno e muoiono prima.

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Tino Bedin