CERVARESE SANTA CROCE

Una mozione consiliare dell'Ulivo di Cervarese
La legge sul commercio
delle armi va bene com'è

Il senatore Tino Bedin ha condotto una battaglia in commissione Difesa

Il gruppo consiliare "Vivere Cervarese" (Ulivo) ha presentato in Consiglio comunale una mozione contro le modifiche alla legge 185 del 1990 che regola la produzione e il commercio di armi in Italia. Questa mozione viene presentata venerdì 8 novembre nell'incontro pubblico organizzato dalla stessa lista civica "Vivere Cervarese" insieme alla lista civica "Vivere Teolo (Ulivo), con il titolo "L'Italia ripudia la guerra? La lotta al terrorismo internazionale e la controriforma della legge sul commercio delle armi". Conduttori dell'incontro sono Tino Bedin, senatore dell'Ulivo dei Colli Euganei, e Dario Verdicchio, vice sindaco di Abano Terme.
La mozione impegna i senatori della provincia di Padova ad adottare i principi e le norme definiti dalla legge n. 185 come chiave interpretativa e modalità di comportamento nella ratifica dell'accordo quadro per la ristrutturazione e le attività dell'industria europea per la difesa, sottoscritto dall'Italia a Farnborough il 27 luglio 2000, ratifica che sta per andare in Aula al Senato (non si sa ancora quando), dopo essere stata approvata alla Camera prima dell'estate.
La normativa nazionale in materia di commercio delle armi è molto avanzata perché prevede un controllo democratico e trasparente sui destinatari finali, con divieto di esportazione verso paesi in conflitto tra loro o soggetti a embargo internazionale o la cui politica contrasti con i principi della nostra Costituzione o violi i diritti dell'uomo. Ora però questa buona legge rischia di essere stravolta da una nuova legge che, dopo molti rinvii, sta per passare al Senato, con il nome neutro di ratifica di Trattato di Farnborough. Anche questo accordo, sottoscritto tra Italia, Francia, Germania, Spagna, Svezia, Regno Unito, prevede le stesse rigide regole di controllo sui destinatari finali delle armi, ma la legge di ratifica proposta dal governo aggiunge degli articoli con i quali l'Italia si dà mano libera di stringere accordi con altri paesi, con altre regole.
Sull'aggiunta "trabocchetto" il senatore Tino Bedin dell'Ulivo, capogruppo in commissione Difesa e segretario della Giunta per gli affari europei, ha sostenuto una lunga battaglia. "Fin dal luglio scorso - spiega - nelle commissioni riunite Esteri e Difesa ho proposta la ratifica rapida dell'accordo, che è contenuta nei primi due articoli del disegno di legge, e la discussione separata delle modifiche alla legge 185 che il governo ha aggiunto. Il governo non ha accolto questa proposta: evidentemente ritiene più importanti dell'accordo europeo le modifiche che esso propone per il commercio di armi italiane; evidentemente le ragioni commerciali hanno il sopravvento sulla politica europea. È in questa inversione di priorità la modifica più sostanziale che si vuole introdurre nella legislazione italiana: la subordinazione della dimensione politica (e quindi della pace e della sicurezza) agli interessi economici ed industriali."
Il senatore Bedin nei suoi numerosi interventi in commissione, ha dimostrato che applicando male l'accordo di Farnborugh non sarà più possibile avere dati certi sul valore delle esportazioni di armi effettuate; si ridurranno le informazioni sui movimenti bancari relativi alle esportazioni (seguendo i soldi, si riesce più facilmente a sapere il percorso delle forniture di armi); diventerà poco controllabile il certificato di uso finale dell'arma (lo strumento che ora consente di sapere non solo chi usa una certa produzione, ma perché la usa). "Forse con questa riduzione di controlli e di garanzie - spiega - una parte dell'Italia potrà avere una buona fetta della torta di guerra, ma sarà un grave rischio proprio per un'altra Italia. I nostri soldati sono oggi numerosissimi in operazioni militari internazionali: senza un controllo accurato del commercio degli armamenti crescerà per loro il rischio di essere presi di mira proprio da armi italiane. Anche per rispetto dei militari - e non solo dei pacifisti - è necessario difendere la legge 185".
Su questa legge è in atto un ampio movimento di opinione pubblica, guidato da organizzazioni cattoliche e laiche di difesa dei diritti civili. Anche numerosi consigli comunali si sono attivati. Prima di Cervarese, il Comune di Baone e il Comune di Rubano hanno votato un ordine del giorno in difesa della legge 185. Raccogliendo una proposta di emendamento formulata dal senatore Bedin, la mozione proposta dall'Ulivo di Cervarese si conclude con la richiesta di istituire un incontro annuale con le associazioni non governative maggiormente rappresentative per discutere con loro, recependone le osservazioni, i contenuti della relazione annuale al Parlamento, che la stessa legge 185 obbligatoriamente prevede quale punto di forza del controllo democratico sul commercio delle armi.

5 novembre 2002

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