Intorno alla Acc di Mel si è giocata una partita di grande valore simbolico
Il Nordest non è Shanghai
Un conto è l'urgenza di snellire il mercato del lavoro, altra cosa è pensare di introdurre modelli organizzativi e salariali in vigore in Cina
Sia chiaro: la flessibilità non è un lusso, è una necessità. Una sorta di (pre)requisito indispensabile nella competizione globale. Turni festivi, aumento della produttività, messa in discussione degli automatismi, non possono più essere argomenti tabù. Piaccia o no, i niet e le rigidità sindacali sono retaggi di un'epoca passata. Ma un secondo concetto deve essere altrettanto chiaro: l'Italia non è la Cina. Un conto è l'urgenza di snellire il mercato del lavoro, altra cosa è pensare di introdurre modelli organizzativi e salariali in vigore a Pechino e Shanghai.
Ecco, intorno alla Acc di Mel, nel Bellunese, si è giocata (ammesso che sia finita) una partita di grande valore simbolico. La trattativa con il gruppo cinese Wanbao ha viaggiato proprio lungo la sottile linea rossa che segna il confine tra flessibilità e diritti dei lavoratori. Lo stesso Matteo Renzi, se non fosse in tutt'altre faccende affaccendato, dovrebbe drizzare le antenne, perché siamo davanti a un precedente destinato a scuotere le regole delle relazioni industriali. I fatti. La Acc, azienda leader nella realizzazione di compressori per elettrodomestici, versa in gravissime difficoltà finanziarie. Dopo mesi di tribolazioni culminate nell'amministrazione controllata, si presenta un unico cavaliere bianco: si chiama appunto Wanbao, colosso del settore, e viene dalla lontana provincia di Guangzhou. Ottimo. Per Acc come del resto per Alitalia e per qualsiasi altra impresa, quel che contano non sono le bandiere ma i progetti di sviluppo e i livelli occupazionali. Quanto ai dipendenti, l'ipotesi è di riassumerne 455 su 600. I problemi esplodono quando i cinesi presentano un piano per la riduzione del costo del lavoro del 26 per cento. Ieri, l'accordo. Che ridimensiona l'obiettivo di partenza e attesta la cifra di risparmi nell'ordine del 16 per cento. Tra i vari interventi, il blocco dei permessi e degli scatti di anzianità. Ora la parola passa alle assemblee di fabbrica per la ratifica.
Wanbao, per ragioni di competitività, ha puntato forte sull'abbattimento del famigerato clup (costo del lavoro per unità di prodotto). Una misura analoga costituisce il cuore dell'accordo Electrolux. Con la firma ha prevalso la ragionevolezza. Ma è evidente che i sacrifici per i lavoratori rimangono pesantissimi. Purtroppo i problemi del costo del lavoro, della pressione fiscale, dell'eccesso di burocrazia valgono per tutti valgono per tutti. Non può esserci un modello di flessibilità in salsa cinese. Piuttosto c'è un intero sistema industriale da rilanciare. Con le riforme. E le promesse da mantenere.
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