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Uno del contenuti più significativi del decreto del ministro Rosy Bindi
Meno soli i familiari
accanto al malato terminale
Significativo stanziamento economico per i prossimi tre anni; anche le regioni incentivate nell’assistenza domiciliare. Sarà realizzata la tessera sanitaria
di Giancarlo Zilio

Interventi per l’assistenza agli ammalati in fase terminale per complessivi 460 miliardi nel triennio 1998-2000: questo uno dei più significativi contenuti del decreto legge presentato dal Ministro della sanità, on. Rosy Bindi. In particolare 310 miliardi sono destinati alla realizzazione in ogni Regione e Provincia autonoma di almeno una struttura dedicata all’assistenza palliativa e di supporto per i pazienti la cui patologia non risponde ai trattamenti disponibili.
Altri 150 miliardi a favore delle Regioni, da destinare all’assistenza domiciliare, con particolare riferimento ai pazienti in fase critica.
Altro punto qualificante del decreto- legge è il programma per la realizzazione della tessera sanitaria informatizzata, per la quale è prevista la spesa di 161 miliardi nel triennio; infine saranno utilizzati 3.000 miliardi accantonati nella legge Finanziaria 1998 per coprire parzialmente i deficit conseguiti alle maggiori occorrenze determinatesi nella gestione dei servizi sanitari negli anni 1995, 1996 e 1997.
Intervenendo per dichiarare il voto favorevole del Gruppo del Partito Popolare Italiano, ho rilevato che il provvedimento dà una risposta concreta ad una grande e urgente domanda che viene dai cittadini che si trovano in condizioni di estrema debolezza e quindi di più acuto bisogno di aiuto e di assistenza.
L’intervento del decreto-legge è pienamente coerente con gli obiettivi del Piano Sanitario Nazionale che richiama l’esigenza di prestare "particolare attenzione alle persone nella fese terminale della vita" e attenzione deve essere dedicata anche ai loro familiari.
In questi casi una assistenza di buona qualità deve offrire la possibilità di trascorrere l’ultima parte della vita in famiglia o, quando questo non è possibile, in strutture di ricovero adeguate.
Non minore importanza viene riconosciuta nel Piano Sanitario Nazionale alla promozione e al coordinamento del volontariato di assistenza ai malati terminali. Ma, pur riconoscendo l’alto valore umano e sociale del volontariato, che va certamente promosso e mantenuto, lo Stato non può addossare ad esso una responsabilità che è anzitutto e soprattutto sua. Le iniziative previste dal decreto-legge rispondono ad un dovere nei confronti dei cittadini più deboli, ai quali si deve concretamente far sentire che non sono lasciati soli nella loro tremenda malattia, ma che attorno a loro lo Stato mette in atto un circuito di assistenza e di solidarietà come risposta concreta al loro diritto di concludere la loro assistenza terrena, per quanto più possibile, in condizioni di serenità.
Quanto agli temi significativi affrontati dal provvedimento va sottolineata la realizzazione in tutto il Paese di una tessera sanitaria informatizzata, in coerenza con un impegno assunto già nella Finanziaria 1998 con l’obiettivo di porre l’Italia in condizioni paritarie a quelle dei più avanzati Paesi europei, nei quali sono già presenti e funzionanti oltre 100 milioni di tessere sanitarie.
Una innovazione questa che non va intesa come un mero intervento di contenuto tecnologico, ma che al contrario potrà dimostrare tutta la propria valenza sostanziale in ogni occasione in cui il cittadino dovrà ricorrere, specie se d’urgenza, alle prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale. Basti pensare alla possibilità di superare tutte le riserve di carattere tecnico-organizzativo, ma anche etico in ordine alla espressione di volontà o meno circa il prelievo di organi a scopo di trapianto terapeutico, secondo quanto previsto nel testo approvato lo scorso anno dal Senato e in questi giorni licenziato dalla Camera dei deputati.
Quanto agli articoli intesi ad aiutare le Regioni a ripianare il debito contratto negli anni 1996-97, è necessario rilevare l’opportunità di evitare erogazioni a pioggia, ma di rapportarle agli obiettivi della programmazione sanitaria regionale conseguiti.
Perché se è vero che ci sono Regioni con alte percentuali debitorie alle quali corrisponde peraltro l’eccellenza delle strutture e dei servizi prestati, è anche vero che ci sono Regioni con situazioni debitorie magari maggiori alle quali però non corrisponde adeguato livello dei risultati raggiunti.
Ho confermato il voto favorevole del PPI ad un decreto "che non è una enunciazione di soli principi o di impegni preannunciati senza punti di riferimento concreti, bensì una legge che mette in atto iniziative operative intese alla realizzazione di obiettivi precisi e definiti, sostenendole con finanziamenti quantificati e concretamente possibili".


11 giugno 1999
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