i-s9-02

Con il riordino del servizio sanitario nazionale
Sarà più chiaro e corretto il rapporto
tra pubblico e privato
per identici obiettivi di salute
Approvata la legge-delega al governo. Il parlamento
ha apportato modifiche ed integrazioni rilevanti.
Rafforzato anche il ruolo di indirizzo dei sindaci

di Giancarlo Zilio

Dopo l'ampio, intenso e talvolta teso dibattito, dapprima nella Commissione di merito ed infine in Aula al Senato, le diverse posizioni nei confronti del disegno di legge di delega al Governo per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale sono ormai chiare ai cittadini che sono, senza distinzione alcuna, i veri destinatari di diritto di ogni intervento sul Sistema sanitario nazionale.
Credo che non sia inutile il richiamo alla titolarità dei cittadini circa il diritto alla salute e alla cura, poiché sono risuonati anche in quest'Aula accenti di tenore corporativo, legittimi certo finche esprimono preoccupazioni di categorie interessate a tutelare dignità e diritti di posizioni professionali, ma francamente, a mio giudizio, sopra le righe quando danno l'impressione di sovrabbondare rispetto all'interesse generale dei cittadini.
Tornando alle posizioni emerse nel dibattito esse, pur essendo variamente articolate, sono sostanzialmente riconducibili a quel confronto tra due diverse concezioni della sanità nel nostro Paese opportunamente ricordate dal collega Carella, presidente delle Commissione Sanità: l'una è quella di una sanità che egli ha definito "USL erogatore passivo", cioè mero liquidatore di prestazioni, (e non a caso il collega Bosi pur dai banchi dell'opposizione, ha rilevato che in questo dibattito è sceso in campo il partito della sanità privata), l'altra - quella che credo ispira il presente disegno di legge - che concepisce "l'idea (cito ancora Carella) di un sistema pubblico che programma, che definisce obiettivi di salute e stabilisce dove allocare le risorse".

Uguaglianza nel diritto alla cura e alla salute
Del resto il dibattito, che ha impegnato i due rami del Parlamento per molti mesi, dal dicembre dello scorso anno, ha dimostrato - lo ha ricordato il Ministro Bindi - che "il tema dalla sanità è un tema politico, che chiama in causa le scelte della politica" e quindi "le impostazioni etiche, culturali e politiche degli schieramenti, ma soprattutto delle responsabilità istituzionali".
Il collega sen. Lavagnini, nel suo intervento in discussione generale, ha esposto e motivato con chiarezza la posizione favorevole del Gruppo del Partito Popolare Italiano nei confronti del disegno di legge delega al nostro esame, ma anche la nostra concezione del Servizio sanitario nazionale come "un bene nazionale" nel quale ogni cittadino, tutti i cittadini devono poter trovare la garanzia di "uguaglianza nel diritto alla cura e alla salute".
Ancora il collega Lavagnini ha puntualmente replicato alle critiche dell'opposizione. Vorrei qui solo aggiungere che alcuni interventi dell'opposizione sono apparsi perfino in contraddizione con se stessi, come quando si è parlato di "legge dirigista e statalista", di riforma "in senso centralistico" e poi (sen. Martelli) si afferma che nella delega ci sono "indirizzi che lasciano il campo ad ampia discrezionalità".

Si completa il disegno riformatore e regionalista
Non intendo soffermarmi qui a replicare alle critiche dell'opposizione, che hanno avuto, negli interventi del relatore, dei colleghi della maggioranza e del Ministro, pacate e puntuali repliche e smentite. Non posso però non rilevare che alcune battute, come (mi consenta il collega Tomassini) quella in cui si afferma che questa legge delega "attua la deportazione obbligatoria di tutti i medici" e si parla ancora di "rottamazione della dirigenza", battute che figurerebbero meglio in un comizio di piazza più che in un dibattito parlamentare.
Che il disegno di legge presentato dal Ministro della Sanità e licenziato dal Consiglio dei Ministri non fosse rigidamente chiuso e "dirigista", viene dimostrato anche dal fatto che esso consisteva all'origine di pochissimi articoli, mentre ora, dopo l'esame da parte dei due rami del Parlamento, esso risulta fortemente ampliato in misura tale da essere considerato dallo stesso Ministro "una delega a tutto campo" nel processo riformatore della sanità.

In questo processo, iniziato con l'istituzione del Servizio sanitario nazionale con la legge n. 833 del 1978 e il successivo approfondimento con l'attuazione della stessa legge attraverso la riforma del 1992 (decreto legislativo n. 502) completata con il decreto legislativo n. 517 del 1993, il disegno di legge di delega al Governo per la razionalizzazione del servizio sanitario nazionale non mette in atto una controriforma di quei decreti (502 e 517) - come qualcuno dell'opposizione ha sostenuto - bensì porta a compimento la realizzazione di questo nuovo modello per la politica sanitaria, da un lato correggendo le ambiguità rilevate nel corso dell'attuazione in questi anni e dall'altro inserendo elementi di coerenza anzitutto a livello istituzionale, completando il disegno di regionalizzazione, responsabilizzando il sistema delle autonomie nella programmazione e nella verifica dei risultati.

Cresce il ruolo dei Comuni nella programmazione e nella verifica
Il disegno di legge di delega al Governo, che possiamo dire integrato e completato con gli emendamenti apportati dalla Camera e da questo ramo del Parlamento sia in Commissione sia in Aula, consegue gli obiettivi proposti.
Esso infatti contribuisce a favorire un più chiaro e corretto rapporto tra pubblico e privato nel sistema sanitario, attraverso la collaborazione tra i soggetti pubblici interessati e quelli privati per il raggiungimento degli obiettivi di salute determinati dalla programmazione sanitaria.
Il provvedimento prescrive altresì la partecipazione dei cittadini e degli operatori sanitari alla programmazione e alla valutazione dei servizi erogati; il controllo e la verifica dell'appropriatezza delle prescrizioni secondo il principio di sussidiarietà tra i diversi livelli istituzionali.
Nel testo proposto dalla Commissione di merito è stata inoltre introdotta una modifica rispetto al testo licenziato dalla Camera, circa il ruolo dei Comuni nei procedimenti di programmazione sanitaria e di partecipazione al Governo della sanità, attribuendo agli stessi una precisa partecipazione alla valutazione dei risultati conseguiti dalle aziende sanitarie locali e dalle aziende ospedaliere rispetto agli obiettivi determinati dalla programmazione sanitaria regionale.
Va inoltre sottolineato che il disegno di legge prevede il coordinamento fra le finalità del Piano sanitario nazionale e la ricerca biomedica; affronta il non facile problema del rapporto tra Servizio sanitario nazionale e l'Università; porta a completamento il processo di responsabilizzazione degli operatori sanitari e di valorizzazione delle risorse umane con una definizione delle modalità per pervenire all'esclusività del rapporto di lavoro del personale del Servizio sanitario nazionale, secondo criteri che hanno avuto anche l'approvazione di parte dell'opposizione dopo una modifica introdotta dal Governo in Aula in sede di votazione degli emendamenti.


9/10/1998
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