SCUOLA

ANTOLOGIA

Corriere del Veneto
18 febbraio 2017
Michela Nicolussi Moro

Nel 2016 iscritti in forte calo
Asili, liste d'attesa quasi azzerate in Veneto
La nuova legge? I Comuni agevolano già i residenti

VENEZIA - Un'interrogazione al ministro dell'Istruzione, Valeria Fedeli, a nome del Pd da parte della deputata Daniela Sbrollini "perchè il governo impugni una norma che vìola i principi costituzionali"; la presa di posizione dei sindacati ("becera deriva razzista sulla pelle dei bambini", accusa la Cgil); una lettera dei poliziotti al governatore Luca Zaia. È ancora caldo il dibattito sulla legge, appena approvata in Consiglio regionale, che per l'accesso al Nido concede la precedenza ai bambini di persone residenti e occupate in Veneto da almeno 15 anni. Ma la pratica quotidiana ha già superato politica, burocrazia e scontri ideologici.
"Da tempo i Comuni veneti privilegiano i residenti nell'accesso e nelle liste d'attesa all'asilo - rivela Stefano Cecchin, presidente regionale della Fism (Federazione italiana scuole materne) -. Prima sistemano i figli dei loro abitanti e poi, se restano posti, i bimbi provenienti da fuori Comune, che tra l'altro pagano pure la retta intera, senza alcun contributo da parte dell'amministrazione stessa. Tutto ciò crea problemi ai genitori pendolari, che sarebbero agevolati potendo iscrivere i bambini in asili vicini al loro posto di lavoro". "È vero, anche se poi ogni Comune si regola da sè - conferma Francesco Lunghi, vicepresidente di Anci Veneto e sindaco di Monselice - per esempio noi diamo priorità ai genitori che lavorano entrambi. Ai figli di residenti il Comune paga una quota del Nido in base all'Isee, mentre gli altri iscritti devono versare la tariffa intera, che in genere è di 530 euro. E poi diverse amministrazioni per la graduatoria d'accesso all'asilo assegnano un maggior punteggio ai propri abitanti".
È proprio il tema al centro della lettera indirizzata a Zaia dai poliziotti del Siulp. "Gli agenti di nuova nomina non posso essere assegnati nelle province d'origine e nemmeno in quelle confinanti per almeno quattro anni - scrive il segretario regionale Silvano Filippi - e quindi quasi tutti ricevono una destinazione fuori regione. A questo punto quando rientreranno saranno equiparati ai forestieri e non potranno beneficiare della priorità per l'iscrizione dei figli al Nido. Ci chiediamo perché debbano essere penalizzati, e come loro gli altri appartenenti alle forze dell'ordine e i militari. Tra l'altro, proprio perché provenienti da altri territori, non hanno i familiari in supporto nella gestione dei bambini e quindi più di ogni altro hanno bisogno di appoggiarsi all'asilo. Sollecitiamo una modifica o un'integrazione della legge". "Non sarà un problema tenere in considerazione la specifica situazione delle forze dell'ordine - anticipa Manuela Lanzarin, assessore al Sociale -. E comunque già adesso le liste d'attesa per Nido e scuola materna sono notevolmente ridotte se non azzerate, per colpa della crisi e della bassa natalità. Ma anche perchè, rispetto a dieci anni fa, l'offerta è stata molto potenziata, il Veneto non accusa più carenza di servizi per l'infanzia, posti liberi ce ne sono in ogni provincia. E' più difficile l'accesso solo in determinate strutture particolarmente innovative e con un'offerta formativa di alta qualità".
In effetti Daniela Beltrame, direttrice dell'Ufficio scolastico regionale, ha segnalato 1882 iscritti in meno nelle scuole d'infanzia pubbliche nell'ultimo anno. Nel pubblico il Veneto conta 275 Nido (263 comunali), per un totale di 11.500 posti per piccoli da 0 a 2 anni; e 1976 sezioni di scuole materne, con 46.880 alunni e 3938 maestre. In queste ultime le famiglie pagano la mensa, al Nido la retta si calcola in base all'Isee, quindi varia da zero/50 euro mensili per i "casi sociali" a un tetto massimo di 530 euro.
Più numerose le strutture paritarie: le scuole materne sono 1043, frequentate da 82mila bimbi di età compresa fra 3 e 6 anni. La retta ammonta a 130/170 euro al mese. Il 30% delle materne paritarie ha attivato un Nido integrato: nel Veneto ce ne sono 300, a disposizione di 12mila iscritti, che pagano 300/400 euro al mese di retta. "Due bambini su tre frequentano le nostre scuole dell'infanzia - spiega Cecchin -. Essendo strutture d'impostazione cristiana professano il principio di inclusione e quindi non fanno classifiche. Cercano invece di considerare le esigenze delle famiglie e di aiutarle a conciliare il lavoro fuori casa con l'accudimento dei figli. Il costo del Nido è più alto perchè richiede un maggior numero di operatori: uno ogni 6/8 piccoli, contro la proporzione di 1 a 20/25 della materna. Inoltre pagano di più gli iscritti alle scuole con meno sezioni, perciò l'ideale sarebbe di accorpare Nidi e materne vicini. Così si salverebbero pure posti di lavoro".
Le scuole private parificate ricevono contributi statali e regionali. Lo scorso dicembre per tutte le paritarie del Veneto, dalle materne alle superiori, il governo ha erogato 57 milioni di euro relativi al 2016. Per lo stesso anno tra marzo e aprile la Regione corrisponderà 16 milioni ai Nido e 16 alle materne. Una boccata d'ossigeno dopo i tempi di magra denunciati dal 2104, che avevano messo a rischio la sopravvivenza delle realtà economicamente più deboli, 11 delle quali chiuse a fine 2016. La crisi demografica (tra -8% e -14% di nascite) e quella economica (ora in molte famiglie lavora un solo genitore, perciò l'altro si prende cura dei bambini e li tiene a casa per risparmiare) hanno inferto un'ulteriore mazzata, facendo scendere le iscrizioni.

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