RASSEGNA STAMPA

Il Sole 24 Ore
29 ottobre 2003
di E. Br.

Piano della Commissione Ue per sostenere lo sviluppo dell'industria europea
Un marchio a difesa del tessile
Tra le priorità, innovazione e finanziamenti per i "piccoli"

Puntare tutto su innovazione, penetrazione nei mercati esteri e integrazione dell'area Euromediterranea, agevolare l'accesso ai finanziamenti delle piccole e medie imprese e lanciare un'etichetta "made in Ue" a difesa della "qualità, l'immagine e il valore aggiunto" del tessile e dell'abbigliamento dei Paesi europei.
Sono questi i pilastri di una strategia, delineata ieri dal commissario europeo Pascal Lamy (Commercio), congiuntamente a Erkki Liikanen (Imprese), per sostenere l'importante settore dell'industria europea, che conta 177mila imprese dal fatturato annuo di 200 miliardi di euro.
Le sfide all'orizzonte per il tessile europeo fanno tremare i polsi. La fine delle quote sull'import scatterà il primo gennaio 2005 e sempre più incalzante si fa la pressione competitiva della Cina, ma anche di altri grandi produttori come India e Pakistan, mentre restano in bilico i risultati ottenibili dal Round di Doha dei negoziati Wto. La Commissione Ue, nel suo documento di riflessione sul futuro del tessile e dell'abbigliamento nell'Europa allargata, non prevede però il ricorso allo scudo di sussidi, a un trattamento privilegiato del settore o alla sostituzione delle quote con altre forme di protezione. Propone invece una strategia "offensiva" su più fronti che cerchi di agevolare la competitività delle imprese per salvaguardare i 2,1 milioni di posti di lavoro nei 15, cui aggiungere altri 500mila dai nuovi 10 Paesi entranti.
Anche nell'era della globalizzazone, l'industria tessile europea ha "le carte in regola per conservare il suo posto di leader mondiale" ha sostenuto Lamy. "É mia convinzione - ha continuato - che il futuro delle nostre industrie tessili risieda nella conquista dei mercati stranieri. Proprio per questo, in seno alla Wto proponiamo l'apertura in cambio dell'apertura". In questa chiave, facilitare l'innovazione, i finanziamenti e la formazione, in particolare nelle Pmi, diventa un imperativo per Bruxelles. Da esplorare anche la possibilità di un'etichetta "made in Ue" - ha affermato il commissario al Commercio - che permetta di "aumentare la fiducia dei consumatori". Importante poi garantire entro il 2005 la libera circolazione dei prodotti tessili nell'area euromediterranea, di modo che le imprese comunitarie possano utilizzare appieno le risorse e i costi del lavoro vantaggiosi sulla sponda sud del Mare Nostrum.
Anche Liikanen ha sottolineato "la capacità di adattamento evidenziato negli ultimi anni dal comparto" in Europa. In base al rapporto comunitario, sia nel tessile che nell'abbigliamento l'Unione europea ha migliorato, infatti, la propria posizione competitiva negli ultimi anni nei confronti di Stati Uniti e Giappone, anche se rimane sotto la crescente e minacciosa pressione di altri emergenti Paesi asiatici, e in primis di Pechino.

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30 ottobre 2003
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