RASSEGNA STAMPA

Il Gazzettino
14 maggio 2003
di R.I.

IL RAPPORTO. L'organismo pastorale boccia la regolarizzazione varata dal governo e chiede maggiori investimenti sui servizi sociali a partire dalla casa
Immigrazione, 800mila regolari in più nel 2003
Dossier Caritas-Migrantes: il totale è di 2 milioni e 395mila, sanatoria esclusa. Assunzioni: l'11% è di extracomunitari

All'inizio di quest'anno, gli immigrati regolari in Italia erano due milioni e 395 mila, cioè oltre 800mila in più rispetto all'anno precedente, pari al 4,2% del totale della popolazione. Percentuale di un punto più bassa rispetto alla media europea. È quanto evidenzia il dossier statistico Immigrazione 2003, curato da Caritas e Migrantes, che sarà presentato ad ottobre e del quale sono state fornite alcune anticipazioni.L'elaborazione dei dati mantiene un margine di approssimazione - stimato nel 5\% - per la difficoltà nel quantificare il numero dei minori e in attesa della chiusura della sanatoria (703mila le richieste). Mettendo a confronto il saldo a fine 2001 e quello a fine 2002, il rapporto Caritas sottolinea le differenti dinamiche nella presenza di immigrati regolari per singole regioni. Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige, Lazio, Campania, Sicilia e Sardegna sono al di sotto della media nazionale. In media, con un aumento del 10-13%, sono Piemonte, Lombardia, Molise e Basilicata. Al di sopra della media: Friuli, Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Umbria, Marche, Abruzzo e Calabria. In diminuzione Campania e Puglia.
Differenze sostanziali anche per le richieste di regolarizzazione. Sono al di sotto della media (meno di 70 domande ogni 100 lavoratori) Valle d'Aosta, Trentino, Friuli-Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna. Nella media vengono indicate Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise e Puglia. Al di sopra (oltre 130 domande ogni 100 lavoratori) Basilicata, Campania e Calabria.L'immigrazione , sottolinea la Caritas nelle conclusioni, sta quindi assumendo "una portata sempre più strutturale all'interno della società italiana, anche se la richiesta di lavoratori immigrati non sempre trova un corrispettivo nella programmazione ufficiale, come attesta anche l'ultima regolarizzazione" varata dal governo all'interno della riforma Bossi-Fini. Dall'organismo pastorale della Cei (la conferenza dei vescovi), arriva quindi l'invito ad evitare le regolarizzazioni - definite "una programmazione a posteriori" - con il varo di misure diverse, quali "previsioni maggiormente aggiornate sul fabbisogno di manodopera" e "la consapevolezza che la presenza di un immigrato ogni 25 residenti comporta un maggiore investimento sui servizi sociali, a partire dalla casa, oggi molto carente, per arrivare a quelle di carattere culturale". Secondo i dati Inail, riportati nel rapporto, nel 2002, ("anno tutt'altro che favorevole per l'occupazione") le assunzioni di extracomunitari sono passate a 659.847, cioè 192.547 in più rispetto al 2001, incidendo sul totale per l'11,5%. In materia di occupazione la "forbice" tra le regioni e aree resta ampia, cosicché se nel Nordest sono state il 17,7%, al Sud galleggiano al 4%. Per Luca Volontè, presidente dei deputati dell'Udc, "i dati della Caritas dimostrano quanto fosse utile la sanatoria, frutto del nostro emendamento al testo Bossi-Fini: ottocentomila lavoratori che sono emersi dal lavoro nero rappresentano ossigeno per il sistema".

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20 maggio 2003
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