IL PARERE Le emissioni della telefonia mobile
I limiti fissati per le emissioni della telefonia mobile dal decreto ministeriale 381/1998 (decreto Ronchi), confermati dalla legge quadro 36/2001 e richiamati anche dal Decreto legislativo 198/2002 "decreto Gasparri" sono rappresentati, in corrispondenza di edifici adibiti a permanenze non inferiori a quattro ore giornaliere, dal "valore di cautela" pari a 6 volt/metro per il campo elettrico, e dagli "obiettivi di qualità". Mentre il valore di cautela rappresenta un preciso valore numerico, gli obiettivi di qualità, così come sono definiti dalla legislazione italiana, sono "valori entro cui contenere le emissioni per tutelare la popolazione nel breve, medio e lungo periodo. Valori che possono essere raggiunti utilizzando innovazioni tecnologiche". Ciò "può comportare l'introduzione di misure che portano a ridurre ulteriormente l'esposizione della popolazione, anche nel caso in cui siano già rispettate le misure di cautela definite nel decreto. L'obiettivo di qualità è, in altri termini, uno strumento che concorre all'attuazione del principio di minimizzazione delle esposizioni indebite della popolazione ed in generale di ottimizzazione dell'inserimento dell'opera nell'ambiente, tenuta sempre presente la necessità di garantire la funzionalità dei servizi di radiocomunicazione". Secondo la legge quadro 36/01, "gli obiettivi di qualità sono" 1) i criteri localizzativi, gli standard urbanistici, le prescrizioni e le incentivazioni per l'utilizzo delle migliori tecnologie disponibili, 2) i valori di campo elettromagnetico (Cem), definiti dallo Stato ai fini della progressiva minimizzazione dell'esposizione ai campi medesimi. Appare dunque chiaro che il legislatore ha deciso, sulla base della documentazione scientifica disponibile circa gli effetti biologici e sanitari di tali emissioni, di perseguire, tramite gli obiettivi di qualità, il risultato di "produrre i valori di Cem più bassi possibile, al fine di minimizzare l'esposizione della popolazione". Esiste infatti una probabilità reale di rischio sanitario come conseguenza di tali esposizioni il cui grado è difficilmente quantificabile per quanto riguarda le possibili patologie a lungo termine (genetiche e cancerogenetiche), soprattutto nelle condizioni che caratterizzano le emissioni prodotte da antenne e stazioni radio-base per la telefonia mobile. L'intensità massima del campo elettrico in corrispondenza delle zone di permanenza prolungata della popolazione, in particolare dove sono presenti bambini, i quali sono particolarmente sensibili ai danni alla salute provocati dalle emissioni della telefonia mobile, non dovrebbe superare 0,6 v/m o addirittura 0,2 v/m: questi sono gli obiettivi di qualità proposti dalle risoluzioni conclusive espresse in occasione di alcuni importanti congressi internazionali sulla telefonia mobile, che sono già stati adottati da alcune città o nazioni estere e dalla regione Toscana. Gli accorgimenti rivolti alla minimizzazione delle esposizioni consistono nella migliore pianificazione dei siti di istallazione degli impianti, in modo da coinvolgere il meno possibile le zone densamente abitate e soprattutto le scuole, gli ospedali e le aree per l'infanzia ("siti sensibili"), nel controllo dell' orientamento dei fasci principali di emissione delle antenne, in modo che questi non irradino gli edifici più prossimi e in particolare i "siti sensibili", nell'eliminazione delle frequenze "bioattive" eventualmente presenti, e nella sostituzione del sistema "a macrocelle," proprio delle stazioni radio-base di notevole potenza (40-150 Watt e anche più), con un sistema a più "microcelle" di potenza molto ridotta (2 W), il che permette l'abbattimento dei valori di CEM in tutta l'area interessata e quindi la minimizzazione dei rischi per la popolazione.
|