RASSEGNA STAMPA

Il Gazzettino
3 maggio 2003
di Angelo Gino Levis vicepresidente Apple

IL PARERE
Elettrodotti. "C'è un tale intrico di leggi che confonde pure i giudici"

"I campi elettromagnetici (CEM) a frequenza estremamente bassa (ELF) caratterizzano le linee elettriche ad alta tensione (elettrodotti ) e sono considerati come "possibili" o "probabili" cancerogeni per l'uomo. Tra il '98 e il '99, infatti, vari enti americani, quali l'Istituto nazionale per la sicurezza e la salute dei lavoratori, l'Istituto nazionale per le scienze ambientali e sanitarie, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l'Istituto naz. per la Sanità, hanno riconosciuto che le esposizioni ELF non sono prive di rischi per l'uomo data la loro associazione con due forme di cancro: la leucemia infantile nei residenti in prossimità di elettrodotti e la leucemia cronica linfocitica negli adulti esposti professionalmente.
Nel 2001 sono state anticipate le conclusioni del gruppo di lavoro che ha valutato, presso l'Agenzia Internazionale per le Ricerche sul Cancro (IARC) che opera a Lione sotto l'egida della Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i rischi sanitari per l'uomo provocati da esposizioni ELF. La IARC ha classificato i campi ELF come "possibili" cancerogeni per l'uomo sulla base del fatto che diverse rianalisi dei dati prodotti in molte indagini epidemiologiche ben condotte, mostrano una associazione statistica abbastanza consistente tra leucemia infantile ed esposizione residenziale a valori di CEM superiori a 0,4 microtesla (mT), con un raddoppio del rischio relativo. Sempre nel 2001 anche la Comunità Europea, tramite un proprio comitato scientifico, è arrivata alle stesse conclusioni.In Italia l'Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato nel '98 un rapporto nel quale si sottolinea che, se si tiene conto della numerosità e riproducibilità dei dati epidemiologici, l'applicazione del principio di precauzione farebbe propendere per una classificazione dei campi ELF come "probabili" cancerogeni per l'uomo, sottolineando con ciò un grado più elevato di comprovato rischio sanitario.
La nostra legislazione sull'argomento è invece estremamente contraddittoria: il D.P.C.M. 23/04/92, che fissava un valore di cautela di 100 mT per le esposizioni prolungate ai campi ELF, è stato "disapplicato" in seguito ad alcune storiche sentenze emesse nel '99 dal Tar Veneto, dal Consiglio di Stato, dalla Corte Costituzionale e dalla Suprema Corte di Cassazione, ma, di fatto, è tutt'ora in vigore.
Inoltre la Legge Quadro 36/2001 prevedeva un valore di cautela di 0,5 mT per gli elettrodotti già esistenti, ed un obiettivo di qualità di 0,2 mT per quelli di nuova costruzione, ma il relativo decreto non è stato emanato dal governo Amato. Infine il governo Berlusconi ha approvato un decreto, di imminente pubblicazione, che alza tali limiti di 15-20 volte portandoli rispettivamente a 10 e a e 3 mT;
Varie Regioni però, prima fra tutte il Veneto, con propria legge varata nel '93 ma entrata in vigore solo nel 2000, e più recentemente la Toscana, la Campania, l'Emilia Romagna, la Liguria, hanno fissato l'obiettivo di qualità a 0,2 mT , in conformità alle indicazioni della letteratura scientifica.
La magistratura civile ha più volte sentenziato che la tutela del diritto alla salute dai CEM può essere preventiva e può fare riferimento al concetto di probabilità puramente statistica, per stabilire in quali condizioni è insito un elemento concreto di rischio, e pertanto ha fissato in 0,4 mT il valore di CEM oltre il quale le emissioni degli elettrodotti sono intollerabili, disponendo in conseguenza la messa in sicurezza degli impianti (Tribunale di Milano '99, di Como 2001, di Padova 2001; di Venezia 2003). Ma altre sentenze (per es. Tribunale di Padova 2001) hanno invece considerato tutt'ora prevalente il dettato del D.P.C.M./92 e quindi il riferimento al valore di cautela di 100mT, disconoscendo i principi sopra riportati e, con essi, la validità dei dati scientifici e dei limiti fissati dalle leggi regionali.
Queste contraddizioni sono chiaramente provocate dagli enormi interessi in gioco: il limite di 0,2-0,5 mT richiederebbe, per la messa a norma degli impianti esistenti, una spesa tra i 30.000 ed i 50.000 miliardi di vecchie lire (secondo i dati del Ministero dell'Ambiente e dell'Anpa sarebbero almeno 2000 i luoghi per l'infanzia a rischio, perché esposti a valori di CEM superiori a 0,2 mT) e imporrebbe grossi vincoli alla costruzione di nuovi elettrodotti ; il limite di 3-10 mT abbatterebbe la spesa per il risanamento a 3.000 miliardi di vecchie lire e renderebbe agevole il grosso sviluppo della rete elettrica previsto con la privatizzazione del settore ed il varo delle "grandi opere";
Con 100 mT infine, non servirebbe alcun risanamento dato che questo valore di CEM è praticamente inesistente nelle situazioni residenziali".

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3 maggio 2003
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