RASSEGNA STAMPA

Il Mattino di Padova
6 febbraio 2003
di Francesco Morosini


INDUSTRIA E GOVERNO, FEELING TERMINATO

La luna di miele tra Berlusconi e l'industria veneta pareva solida. Infatti il mito del "presidente imprenditore" si incontrava naturalmente con la visione di industriali e manager. Oppure, in opposta visione politica, Berlusconi dava corpo all'ideologia per la quale dietro all'apparenza liberale, le democrazie dell'Occidente sono solo un "comitato d'affari della borghesia".
L'Italia del Polo, per il vetero-marxismo, si sarebbe limitata a far cadere una maschera. Per il vero, anche molti liberali temevano l'eccessivo prevalere degli interessi industriali sugli altri, ossia quasi un ritorno allo "Stato monoclasse", in termini di rappresentanza sociale, dell'800.
Le cose, invece, sono andate diversamente.
Perché oggi governo ed industria hanno rapporti difficili. Di ciò fa fede la lettera aperta inviata da Unindustria di Treviso al presidente del Consiglio. Si tratta di una netta presa di distanza sia da Roma che dal governo regionale del Veneto (di analogo colore politico), accusati entrambi di negligenza rispetto agli impegni presi. Per Unindustria, in realtà, il berlusconiano "Patto con gli italiani" giace dimenticato. Significativamente, la protesta ha preso piede a Treviso, la città dell'attuale vicepresidente di Confindustria Nicola Tognana: e ciò aggiunge ulteriore peso politico all'evento. Inoltre, il Nordest, di cui la Marca è cuore produttivo, accolse con grande favore la discesa in campo del "Partito-azienda", probabilmente nell'illusione che il neopopulismo italico, che allora prendeva le mosse, fosse adatto, come fecero Reagan negli Usa e la Thatcher in Gran Bretagna, ad imporre una radicale svolta liberista al mercato del lavoro.
C'era anche l'idea, diffusasi in questa area geoeconomica di sostanziale piccola e media impresa (ma con aziende di caratura nazionale, da Benetton alla De' Longhi), che la Destra potesse finalmente dare voce a quell'esigenza di contare a Roma (dato il proprio obiettivo peso economico), cosa che, invece, l'establishment tradizionale, compresi i governi della Sinistra degli anni '90, sembrava voler negare. Viceversa, i fatti hanno preso un'altra strada. Del resto, annunci di crisi giungevano, e da tempo, dalla stessa Treviso. Da detonatore, allora, è stata la gestione della questione dell'immigrazione. Invero, gli enti locali amministrati dalla Lega spesso hanno mostrato freddezza rispetto alle richieste imprenditoriali di governare assieme questa nuova emergenza, peraltro rappresentata dal fatto che la "nuova forza-lavoro" esiste anche fuori dai cancelli delle fabbriche.
Tuttavia, per Unindustria altre ancora sono, oggi, le ragioni per preoccuparsi. A partire, naturalmente, dalla Finanziaria, ritenuta poco attenta alle necessità del mondo della produzione. Tuttavia, il vero senso politico della lettera è, pur se il tono è costruttivo, nella caduta di quelle aspettative che, pure, la Destra aveva saputo fare crescere. Altri temi critici, sempre per Unindustria, riguardano la delocalizzazione nel Meridione d'Italia delle imprese del Veneto. L'accusa è di abbandono in terra politicamente ostile, seppure governata dal Polo. E, per di più, senza mantenere le promesse, pur date, di infrastrutture. Lo ricorda, con amarezza, Sergio Bellato, presidente di Unindustria Treviso, che, addirittura, sembra rilevare una differenza di antropologia culturale tra gli industriali scesi a Sud e gli amministratori locali del partito di Berlusconi. L'errore, tuttavia, è anche degli industriali troppo propensi a dare per scontata l'equivalenza tra le politiche della Destra e quelle della Casa delle libertà. E ciò vale anche per il governo del Veneto, come dimostra il blocco agli insediamenti industriali (sia pure per sei mesi), fatto ricorrendo l'utopia di un Veneto meno industrialista. Forse, però, se gli industriali avessero guardato meglio la sociologia elettorale della Destra avrebbero colto con minor sorpresa l'accaduto. Invero, di fronte ad Unindustria che si interroga sull'interesse sull'interessedi questo Paese ad un futuro industriale, merita ricordare come il cuore elettorale della Destra (casalinghe, lavoro autonomo e professionale) abbia priorità immediate diverse da quelle delle aziende. Di più, il tradizionalismo culturale di parte della Destra percepisce la modernizzazione come una minaccia. Di questo, volente o nolente, Unindustria dovrà tenere conto. Forse, la lettera in questione è una prima riflessione in materia.

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21 febbraio 2003
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