RASSEGNA STAMPA

Il Sole 24 Ore
10 settembre 2002
di Gerardo Pelosi

Entrano in vigore tra le polemiche la legge Bossi-Fini e il Dl varato venerdì - In due giorni distribuiti 370mila moduli celesti
Extracomunitari, via alle sanatorie
Da oggi le domande in Posta per la regolarizzazione di colf, badanti e dipendenti - Bossi all'attacco dei vescovi La replica della Caritas

ROMA - Entra in vigore oggi, accompagnata dalle ultime accuse di Umberto Bossi contro la Chiesa, la legge Bossi-Fini sull'immigrazione contestualmente al decreto legge per l'emersione del lavoro irregolare degli extracomunitari: quest'ultimo è stato infatti pubblicato sulla "Gazzetta Ufficiale" 211 del 9 settembre 2002 con il numero 195. Al via, quindi, le nuove norme su espulsioni e i contratti di soggiorno che modificano in più punti la legge Turco-Napolitano.
Scatteranno da oggi i 30 giorni di tempo utili per legalizzare i dipendenti extracomunitari occupati in nero nelle imprese dal 10 giugno scorso (non quelli che hanno subìto arresto in flagranza, condanne per droga o un'espulsione amministrativa per motivi diversi dal mancato rinnovo del permesso di soggiorno). Scatteranno anche i 60 giorni per regolarizzare colf e badanti (con le stesse eccezioni dei lavoratori in nero). L'operazione utilizzerà i 14mila uffici postali dove sono disponibili da sabato i kit celesti per i lavoratori delle imprese (ne sono stati distribuiti 370mila) e quelli bianchi per colf e badanti (distribuiti 900mila). I datori di lavoro potranno consegnare da oggi la documentazione certificando in un modulo di avere impiegato negli ultimi tre mesi l'immigrato irregolare e di volerlo assumere almeno per un anno. Sempre alle Poste potrà essere pagato il bollettino per la cifra forfettaria di tre mesi di contributi non versati più le spese (800 euro nel caso dei lavoratori, 330 per colf e badanti).
La pratica sarà sottoposta a un primo controllo per cancellare chi non ha i requisiti. Dal centro nazionale delle Poste di Roma le documentazioni saranno inviate agli uffici territoriali del Governo dove, dopo un ulteriore esame, in uno Sportello unico sarà possibile firmare il contratto di soggiorno, ottenere il permesso di soggiorno e il codice fiscale e regolarizzare la posizione contributiva. Tutti gli immigrati regolarizzati dovranno registrare le impronte digitali entro un anno dal rilascio del permesso di soggiorno. L'obbligo varrà anche agli italiani dal 2004 con la carta d'identità elettronica.
Il ministero dell'Interno ha messo a punto ieri una circolare applicativa che chiarisce alcuni aspetti dell'operazione. Si prevede che possa essere regolarizzato solo il lavoratore occupato almeno per i tre mesi antecedenti la data del 10 settembre. La dichiarazione di emersione dovrà essere presentata dal datore di lavoro che dovrà andare negli uffici postali per presentare la dichiarazioni o conferire apposita delega. Infine il rilascio del permesso di soggiorno all'atto della stipula del contratto di lavoro comporta la revoca automatica degli eventuali provvedimenti di espulsione adottati per mancato rinnovo del permesso stesso. Si conferma in questo modo che non potranno essere regolarizzati quegli immigrati (sembra più di 200mila) colpiti da intimazione a lasciare l'Italia entro 15 giorni, provvedimenti nella quasi totalità rimasti inapplicati.
I centristi, a cominciare dal presidente della commissione Attività produttive della Camera, Bruno Tabacci, hanno minacciato di presentare un emendamento per cancellare questa norma in fase di conversione in legge del decreto. Ma la Lega minaccia, per altro verso, di presentarne uno per limitare la legalizzazione a chi è assunto a tempo indeterminato. Insomma, la polemica prosegue anche se al decreto hanno lavorato, venerdì scorso, i ministri centristi Rocco Buttiglione e Carlo Giovanardi che hanno dato il loro consenso. Ma ben più aspri argomenti di polemica dividono Lega e centristi. Numerose le reazioni alle dichiarazioni di Umberto Bossi che a Treviso ha attaccato "certi vescovoni" ai quali andrebbe "mandata la Finanza per accertare se i soldi che hanno raccolto per i poveri vanno veramente a questi ultimi". Dichiarazioni riprese dal capogruppo leghista alla Camera Alessandro Cè, secondo il quale è inutile essere ipocriti, "perché la Caritas pensa sia giusto fare entrare tutti gli immigrati indiscriminatamente". Secca la replica dell'associazione: "Respingiamo con sdegno al mittente - ha detto monsignor Vittorio Nozza, direttore della Caritas italiana - le insinuazioni e le accuse lanciate contro il mondo cattolico". Il ministro Giovanardi tenta di stemperare le polemiche ricordando che "sbaglia chi critica con toni accesi la Chiesa" così come "sbaglia qualunque voce stonata del mondo cattolico". Il presidente dei deputati centristi, Luca Volontè, se la prende con il "clericalismo leghista di Bossi", mentre l'ex ministro della Sanità Rosy Bindi accusa di "squadrismo verbale" il leader della Lega nord.

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10 settembre 2002
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