RASSEGNA STAMPA

Il Sole 24 Ore
8 settembre 2002
di Gerardo Pelosi

Le misure decise venerdì dal Governo per decreto legge escludono i destinatari di "provvedimenti restrittivi della libertà personale"
Sanatoria, porta stretta ai dipendenti
Il datore che fornirà l'alloggio potrà trattenere fino a un terzo della retribuzione - Termine al 10 ottobre per riconsegnare le buste - Annunciate per domani le istruzioni del Lavoro

ROMA - Rischia di partire mutilata l'operazione di maxi-regolarizzazione degli extracomunitari che lavorano in nero nelle imprese. Il comma 8 dell'articolo 1 del decreto legge sulla legalizzazione del lavoro irregolare degli immigrati (approvato venerdì sera dal Consiglio dei ministri) impedisce di sanare le posizioni di coloro che risultino segnalti in base a convenzioni internazionali, che abbiano subito un arresto in flagranza di reato, ma anche di coloro "nei confronti dei quali sia stato emesso un provvedimento di espulsione per motivi diversi dal mancato rinnovo del permesso di soggiorno ovvero un provvedimento restrittivo della libertà personale".
In altre parole, verrebbero esclusi dalla regolarizzazione non solo gli immigrati finiti in carcere per vari reati, ma anche tutti gli irregolari che dal '98 (anno dell'ultima sanatoria) a oggi sono incappati in qualche controllo di polizia e hanno subito un'intimazione amministrativa a lasciare il Paese, senza però il riaccompagnamento fisico alla frontiera. Si tratterebbe, secondo i dati della Caritas, di oltre 200mila immigrati, un numero molto elevato, soprattutto rispetto alla stima recentemente avanzata di regolarizzazioni per il lavoro nelle imprese (350 mila unità) e tale da inficiare il successo dell'operazione.
Il testo del decreto legge (che presentiamo a pagina 18) potrebbe poi aver bisogno di correzioni per i lavoratori stagionali. "In sede di attuazione di questo decreto - ha detto il ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno - potranno essere aggiunti ulteriori correttivi, specificamente dedicati ai lavoratori stagionali in agricoltura, che il ministro del Lavoro si è impegnato a registrare con un apposito codice diversificato dalle altre categorie".
In arrivo la circolare. Sarà comunque una circolare attuativa che verrà diffusa domani dal ministero del Lavoro, di concerto con il ministero dell'Interno, a sciogliere gli ultimi dubbi interpretativi relativi alla "legalizzazione" di colf, badanti e lavoratori extracomunitari delle imprese. Lo ha annunciato ieri lo stesso ministro del Lavoro, Roberto Maroni, che ha ribadito come il testo approvato venerdì sera dal Consiglio dei ministri riesca a "coniugare il rigore alla necessità di far emergere i lavoratori in nero evitando sanatorie indiscriminate per tutti, lavoratori e furbi". La circolare riaffermerà, ha fatto sapere il ministro Maroni, i princìpi fondamentali già stabiliti nella legge Bossi-Fini e nel decreto sull'emersione del lavoro nero.
Anzitutto la domanda di legalizzazione dovrà essere sottoscritta e fisicamente presentata dal datore di lavoro o da un suo delegato. L'ufficio postale, quindi, rifiuterà di ricevere domande presentate da persona diversa dal datore di lavoro o da un suo delegato. Inoltre, la legalizzazione riguarderà i lavoratori extracomunitari (colf, badanti e lavoratori delle imprese) che prestano lavoro da almeno tre mesi, vale a dire dal 10 giugno scorso. Il contratto di lavoro che successivamente datore di lavoro e lavoratore dovranno stipulare presso l'Utg (Ufficio territoriale del Governo) dovrà essere a tempo indeterminato oppure a tempo determinato di durata minima di un anno, coincidente con il permesso di soggiorno che contestualmente l'Utg rilascerà.
La circolare chiarirà nel dettaglio anche chi è effettivamente sottoposto all'obbligo delle impronte digitali. Secondo l'articolo 2 del decreto, ai rilievi fotodattiloscopici verranno sottoposti i lavoratori extracomunitari che stipulano il contratto di soggiorno o un altro contratto di lavoro entro un anno dalla data di rilascio del permesso di soggiorno. Con le stesse modalità verranno prese le impronte anche a colf e badanti. I rilievi non riguardano invece coloro che chiedono permessi di soggiorno inferiori ai tre mesi, per motivi turistici, di affari o cure mediche. Le impronte verranno rilevate anche ai cittadini italiani alla consegna della carta di identità elettronica.
Le reazioni della politica. Il decreto sulla regolarizzazione degli immigrati occupati in nero resta intanto al centro del confronto tra maggioranza e opposizione. Il ministro delle Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione, ha sottolineato che il decreto ha fatto emergere una linea rigorosa ma umana ("anche Bossi ha in fondo un cuore", ha aggiunto il ministro). Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, ha definito la regolarizzazione "la più straordinaria operazione di legalità per quanto riguarda l'immigrazione". Il decreto di venerdì, secondo il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, "completa il disegno riformatore affiancando a severità nella lotta ai clandestini un'emersione effettiva che restituisce dignità agli immigrati che lavorano". Di diverso avviso il leader dell'Ulivo, Francesco Rutelli, secondo il quale "non è cambiato nulla rispetto al passato". La responsabile Welfare dei Ds, Livia Turco, ex ministro della Solidarietà sociale, ha messo in evidenza la "patetica resa della Lega che da un lato minaccia e fa la faccia feroce e dall'altra subisce una delle più grandi sanatorie".
I commenti delle imprese. Positivi i primi commenti di rappresentanti del mondo imprenditoriale da Cernobbio. Per Francesco Merloni l'assunzione per un anno offre la possibilità di una prova effettiva e anche secondo il triestino Riccardo Illy il decreto varato venerdì "è una misura che va a favore degli interessi degli imprenditori", anche perché, come ha sottolineato Emma Marcegaglia, gli imprenditori italiani hanno bisogno di immigrati.
Sull'utilizzo dei lavoratori immigrati si segnalano anche i risultati di un'indagine campione condotta dall'Ispesl (Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro) e dall'Ulss 7 del Veneto, secondo la quale la frequenza degli infortuni tra gli extracomunitari è inferiore a quella riscontrata presso gli italiani.

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8 settembre 2002
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