RASSEGNA STAMPA

Il Sole 24 Ore
26 agosto 2006
di Antonio Dini

Macchine intelligenti: la nuova frontiera dei servizi
Ballando con l'amico Robot
Dopo l'industria e lo spazio, la robotica conquista la vita quotidiana - In Europa il ruolo chiave è svolto da Euron, che coordina 200 istituti: 40 si trovano nel nostro Paese, con un pool di ricercatori tra i più importanti del mondo

Un robot per amico. O anche un robot per nemico. Robot che insegnano a danzare alle scolaresche giapponesi o piccoli aerei senza pilota in grado di effettuare ricognizioni e bombardamenti mirati oltre le linee nemiche. Lo scrittore Isaac Asimov dipingeva un mondo nel quale i robot acquistavano coscienza di se stessi, facendo scoccare la scintilla della vita nei loro "cervelli positronici", e ne immaginava la marcia per conquistare i diritti civili. Fantascienza, che per lungo tempo si è scontrata con una realtà ben diversa. I robot hanno primeggiato a lungo nell'industria: bracci e telai utilizzati nelle catene di montaggio della metalmeccanica e nei capannoni del settore tessile. Ma gli studi sono continuati in tutto il mondo, cercando non solo di migliorare le applicazioni industriali, ma anche di esplorare nuovi settori e applicazioni per i robot.
Ad esempio la ricerca spaziale: da due anni la superficie di Marte viene esplorata da Spirit e Opportunity, fratelli maggiori di Pathfinder, un altro sistema robotizzato e totalmente autonomo che atterrò sulla superficie del pianeta rosso nel 1997. A causa della distanza e del conseguente ritardo nella ricezione dei segnali radio sarebbe impossibile telecomandare un'apparecchiatura mobile su Marte. Per questo i robot della Nasa sono stati creati in maniera tale da poter reagire in maniera autonoma a situazioni impreviste, a differenza dei loro lontani cugini impegnati in ambienti chiusi in cui tutto è previsto, come le fabbriche.
Ma non ci sono solo i sorprendenti risultati che provengono da Marte. Anche la ricerca biochimica, l'esplorazione di ambienti ostili come i vulcani o gli abissi marini vedono protagonisti i robot.
E che dire dei sistemi d'intrattenimento? È nata un'industria che realizza macchine intelligenti in grado di fare le pulizie domestiche ma anche di far compagnia ai bambini, guidarli nelle visite ai musei, insegnar loro a ballare. Oppure robot che si prendono cura degli anziani, studiati in vista del progressivo invecchiamento della popolazione. Il mercato eterogeneo dei robot di servizio è in crescita ovunque.
"È un mercato complesso, in cui è difficile partire con iniziative sicure - spiega Andrea Bonarini, docente di Intelligenza artificiale e robotica al Politecnico di Milano -. Tuttavia gli investimenti crescono e i robot di servizio stanno acquistando sempre maggior peso". Nel 2004 il settore ha superato per la prima volta, in vendite e valore, i robot industriali. E nel computo viene appena accennato il valore del comparto militare, che studia soprattutto aerei senza pilota, ai mini carri armati e sistemi di sminamento.
I centri di eccellenza in questi settori si stanno moltiplicando insieme agli investimenti, le associazioni di scienziati e imprenditori che ci scommettono sono sempre di più e il ruolo dell'Italia continua a crescere, rispetto agli altri Paesi europei. In Europa il ruolo chiave è svolto da Euron, la rete di eccellenza nata alla fine degli anni 90 e presieduta dallo svedese Henrik Christensen, ora passato all'americana Georgia Tech. Tra un anno salirà al vertice dell'Ieee Robotics and automation society, il comitato internazionale per la standardizzazione delle tecnologie nella robotica, Bruno Siciliano, docente a Napoli e attuale responsabile della delegazione italiana di Euron. Tra i 200 centri di ricerca Euron una quarantina sono italiani, con almeno duecento ricercatori: la più grossa comunità in Europa e una delle più importanti al mondo.
Mentre Francia (con l'Inria di Tolosa), Germania (con Tubinga, Friburgo e Berlino) e Gran Bretagna (Bristol) guidano la ricerca in sinergia con l'industria locale, il sistema italiano ruota intorno ai centri di Milano (Politecnico), Pisa (Sant'Anna), Genova e Napoli (Università Federico II), più distaccati dalle industrie del settore (soprattutto Centrosistemi, Genova Robot, Tecnospacio e Zucchetti).
Il Giappone, che sui robot antropomorfi ha creato la moderna mitologia narrata da fumetti e cartoni animati, investe molto nella ricerca. Nonostante Sony abbia ritirato dal mercato il suo cane robot Aibo, l'obiettivo dei grandi centri di ricerca, delle principali industrie tecnologiche e del Miti, il superministero del commercio internazionale e dell'industria, stabilito in un piano pluriennale, è creare il perfetto androide: un robot umanoide che possa sostituire l'uomo in compiti delicati nell'industria e nella società.
Malgrado gli sforzi, spiega Bonarini, il risultato è ancora lontano: "La robotica non ha ancora invaso la società. I robot di servizio sono tanti, ma in realtà sono poco più che giochini, come gli aspirapolvere Roomba da 100 euro dell'americana iRobot.
Eppure di aspirapolvere robot solo quest'anno se ne sono venduti più di 30mila nel mondo. Quel che manca, come successe per l'informatica personale negli anni 70, è una killer application, un impiego rivoluzionario che faccia finalmente esplodere il mercato".
I numeri però continuano a crescere. Le installazioni di sistemi robotizzati per uso professionale hanno raggiunto le 25mila unità, mentre altre 50mila si aggiungeranno entro il 2008. I robot per usi domestici arriveranno a 4,47 milioni entro il 2008 e già oggi superano il milione; quelli per l'intrattenimento sono 920mila, e per il 2008 l'obiettivo è 2,5 milioni di unità. Il comparto militare, che, soprattutto negli Usa, investe molto nella robotica, è più difficile da quantificare. Sono alcune migliaia le unità probabilmente in uso, per un valore di centinaia di milioni di dollari. Si va da tecnologie già consolidate, come i ricognitori unmanned, gli aerei privi di pilota in dotazione ai Paesi Nato, a sperimentazioni come i sistemi automatici da inviare oltre le linee nemiche a scopo di ricognizione e ingaggio (veri e propri mini carri armati) e agli sminatori robotizzati.
Quest'ultimo settore è uno di quelli per i quali vi è maggiore attenzione, vista l'estensione di aree pacificate in cui i conflitti lasciano tragici strascichi. Secondo l'Unicef ogni anno in 80 Paesi muoiono 15-20mila persone - il 20% delle quali sono bambini - a causa di mine e altri residuati bellici, come gli ordigni inesplosi.

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