RASSEGNA STAMPA

la Repubblica
27 marzo 2002

Viaggio in sei Regioni dopo i tagli alla sanità pubblica. Cure a pagamento, servizi aboliti, settori d´avanguardia in pericolo
Ammalarsi, per molti è diventato un lusso
"Livelli essenziali di assistenza": un federalismo che spinge alla privatizzazione. Ma in gioco c´è anche il contratto dei medici e la riforma degli istituti di ricerca

Le Regioni hanno speso troppo per la sanità e ora devono risanare i bilanci. I governi locali, pressati dalla Finanziaria e dalla legge 405 del novembre 2001, che stabilisce un tetto alla spesa farmaceutica del 13 per cento, hanno messo in atto manovre per rientrare nei limiti. Alcune hanno chiesto il ticket, altre hanno previsto adeguamenti dell´addizionale Irpef e Irap o aumenti del bollo di circolazione ma ci sono anche regioni oculate che non hanno previsto nessuna tassazione. Ci sono poi Regioni per risanare i bilanci prevedono la vendita del patrimonio immobiliare delle Asl, altre la riduzione dei posti letto ampliando le possibilità di cura nel territorio. La Campania ha preso accordi con le strutture convenzionate per definire l´ammontare delle prestazioni che non dovranno superare la spesa complessiva di 300 miliardi.

PIEMONTE
"Molinette, potrebbe chiudere
il prestigioso centro-trapianti"

TORINO - All´ospedale Molinette di Torino, il più importante centro trapianti di fegato d´Italia rischia di chiudere per carenze igienico strutturali. Il ministero della Salute ha imposto un ultimatum: se entro 12 mesi non sarà realizzato un reparto nuovo, l´attività dei trapianti sarà sospesa. Gli ispettori ministeriali hanno osservato che dal 1990, da quando il centro ha iniziato a funzionare, non sono mai stati fatti lavori importanti nel blocco operatorio. In sette anni di giunta di centro destra, caratterizzata nell´ultimo anno da una drastica politica di tagli ai bilanci, non sono stati trovati e stanziati i fondi necessari per costruire un nuovo reparto nonostante il budget delle Molinette oscilli fra i 350 e i 400 milioni di euro. «La regione - ha spiegato il primario del centro trapianti epatici Mauro Salizzoni - ha stanziato 2,5 milioni di euro. Ma per realizzare in modo completo la struttura, ci vogliono altri 3 milioni. La metà li abbiamo ottenuti dalla fondazione Crt, gli altri li stiamo chiedendo alla Compagnia San Paolo. È umiliante dover passare il nostro tempo alla ricerca di fondi per evitare che il nostro centro chiuda».
Fra un anno l´équipe di Mauro Salizzoni raggiungerà il record di mille trapianti in dieci anni, una media di cento all´anno. La corsa contro il tempo è iniziata: i lavori per la costruzione di un reparto nuovo sono già iniziati. Ma c´è il rischio che i finanziamenti non siano sufficienti, che fra qualche mese i lavori siano sospesi. E che il primo centro trapianti di fegato d´Italia chiuda i battenti.

(alberto custodero)


VENETO
"Per la protesi alla mandibola
dovrò spendere 12 milioni"

VENEZIA - Ticket fino a 36 euro sulle visite specialistiche e gli esami di laboratorio; prestazioni ambulatoriali a pagamento; contributo fisso di 1 euro per le ricette mediche; supplemento di 0,90 (a confezione) su una serie di farmaci: da quelli adottati nella prevenzione dell´osteoporosi durante la menopausa agli antibiotici per la terapia veloce, fino alle pomate al cortisone, ai procinetici e ai medicinali utilizzati contro le malattie della prostata. E´ la nuova tassa sulla salute varata dal governatore forzista del Veneto, Giancarlo Galan; per i cittadini si tradurrà in un prelievo aggiuntivo di 135 miliardi che colpirà soprattutto i ceti meno abbienti. Un paio di esempi. «Mia figlia Stefania ha 16 anni ed è affetta da una malformazione della mandibola che le impedisce una corretta masticazione - spiega Giovanni B., operaio chimico trevigiano - Dopo l´intervento chirurgico, svolto gratuitamente dal servizio ospedaliero, si è reso necessario il ricorso a una protesi: costa 12 milioni e finora era "coperta" in gran parte dall´assistenza pubblica. Ora non è più così, Io guadagno 1 milione e 900 mila lire al mese, l´unico stipendio in famiglia: giudicate voi». A Padova, un´assemblea di pensionati al minimo (740 mila al mese) ha denunciato il peso insostenibile della manovra: «Io soffro di asma, ho bisogno di farmaci e controlli - afferma un anziano che ora deve sborsare 70 mila lire in più al mese - Mi resta solo il diritto di crepare?». Le famiglie monoreddito, con coniuge e o figli affetti da patologie croniche, devolveranno fino a un terzo del bilancio mensile in prestazioni sanitarie.
(filippo tosatto)


LAZIO
"Ma la battaglia ai tumori
non si fa con armi spuntate"

ROMA - «Sono soldi buttati quelli per finanziare un´altra sperimentazione della cura Di Bella». L´accusa alla Regione Lazio, che sosterrà con oltre due milioni di euro quanti ricorreranno alla «Multiterapia», arriva dall´oncologo Filippo De Marinis, primario nell´ospedale romano «Forlanini» e coordinatore regionale dell´Aiom, l´Associazione italiana di Oncologia medica. Su scala laziale, dove ogni anno vengono diagnosticati ventimila nuovi casi di tumore, si replicheranno i test bocciati nel '98 dopo sette mesi di osservazione in una cinquantina di ospedali italiani. «Così - commenta De Marinis - si discriminano i malati di tumore in cura con le terapie tradizionali che la Regione rimborsa ai privati e non del tutto alle strutture pubbliche». Ma contro l´orientamento della comunità scientifica, dello stesso ministro della Salute, degli altri governatori di centrodestra, il presidente della Regione Lazio, Francesco Storace, ha tirato dritto per la sua strada.
«È una scelta politica, non scientifica», critica De Marinis. «Tanto più grave ora che la ricerca ha identificato nuovi agenti biologici che potrebbero migliorare i risultati della chemioterapia». «La cura Di Bella - continua - toglie risorse alla ricerca affidandole solo alla speranza. Lo sa bene Storace: gliel´ha ripetuto la Commissione oncologica regionale senza riuscire a dissuaderlo: «Non si devono ripetere esperienze fallimentari alimentando aspettative sul dolore. Va intensificata la guerra ai tumori, ma con armi vere, non spuntate».
(carlo picozza)


PUGLIA
"La fisioterapia troppo cara
per me pensionato e invalido"

BARI - Quand´era soldato in Grecia, nel 1945, a Michele gli si congelarono le gambe. Contrasse un enfisema polmonare e subì, ancora giovane, un delicatissimo intervento. Oggi Michele, barese, professore di agraria in pensione, ha 85 anni ed è invalido di guerra. Ma sta combattendo una nuova battaglia contro il Cto, il centro traumatologico ospedaliero. «Devo pagare 128,86 euro - calcola - per le terapie che sono costretto a seguire a causa della grave distorsione cronica che mi affligge da allora. Quando me lo hanno detto non volevo crederci. Tant´è che si sono anche infastiditi perché con le mie richieste continue di spiegazioni, facevo perdere tempo. Mi hanno suggerito di informarmi, di verificare se esisteva questa legge. Mi sono rivolto al Tribunale del malato e la conferma, purtroppo l´ho avuta: la legge c´è, dalla fine di febbraio». Michele, dunque, ha dovuto pagare quasi 130 euro, grazie ai Lea, i livelli elementari di assistenza introdotti dal ministro della Salute Sirchia. Settantaquattro euro «per dieci ultrasuoni, sei ionoforesi e dieci trs, che non so neanche cosa significhi», il resto per le terapie della moglie, Maria, di 77 anni, alla quale in pratica manca un´aorta.
«Io ho un´invalidità dell´80 per cento - dice lei - ho subito un intervento al cuore. Per tutte le cure, fino ad ora, non ho mai avuto problemi». «Io prego il signore di venirmi a prendere, ma quello non vuole venire», ci scherza su Michele «Abbiamo fatto una vita di sacrifici dice la moglie ed ecco come va a finire: adesso dobbiamo pagare tutto». L´alternativa è andare dai tanti centri privati che esistono a Bari.
(davide carlucci)

SICILIA
"Rischia di essere cancellato
il progetto sull´handicap"

PALERMO - Giuseppe fa il falegname, Maria la vivaista, Giulio il meccanico, Claudia l´operatrice turistica. Sono ragazzi con disagi psichici che grazie a una borsa di studio di 250 euro al mese, e agevolazioni ai datori di lavoro, hanno la possibilità di imparare un mestiere. Il progetto triennale dal costo di 150 milioni di euro, varato dalla Regione Sicilia con i fondi ministeriali del piano sanitario 1998-2000, ha finora inserito in diverse botteghe artigiane e aziende della provincia di Palermo 63 disabili, tra i 20 e i 40 anni. Ora alla conclusione del primo anno, con la falce dei tagli in azione in Sicilia, tutto questo rischia di dissolversi. «Ogni ciclo ha la durata di nove mesi - dice Enzo Sanfilippo, il medico che ha avviato il progetto - Alla fine del percorso formativo i più capaci si potranno inserire nel mondo del lavoro».
«Diversi artigiani - dice Pippo Sciacca, psichiatra dell´Ausl 6 - hanno anticipato che assumeranno i disabili. Ma nonostante il successo dell´iniziativa dalla Regione arrivano segnali negativi. C´è il rischio che non vengano finanziati il secondo e il terzo anno vanificando così il progetto». «Ma i disagi andranno oltre - dice Renato Costa, della Cgil medici - È tutto il servizio territoriale che da giugno finirà in tilt, soprattutto nel settore della diagnostica strumentale, dalle ecografie agli interventi di medicina nucleare. Quando gli ospedali non svolgeranno più servizi ambulatoriali succederà il caos. Perché l´anomalia siciliana è che l´80 per cento delle risorse va agli ospedali e solo il 20 nel territorio. A chi dovrà rivolgersi la gente respinta dai pronto soccorso?».
(tano gullo)

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27 marzo 2002
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