RASSEGNA STAMPA

Il Mattino di Padova
30 aprile 2005

ABANO. Le patologie evidenziate dal perito non sono bastate
Cavi sopra i tetti, respinto il ricorso

"Allo stato delle conoscenza scientifiche, non vi è alcuna prova che all'aumento dell'intensità elettromagnetica corrisponda anche un aumento del rischio di cancro". E' la motivazione con cui i giudici del Tribunale civile hanno rigettato il ricorso per ottenere l'interramento o lo spostamento dell'elettrodotto Dugale-Camin. Era stato presentato dal Comune di Abano e da un comitato di cittadini del quartiere San Lorenzo. Una decisione clamorosa che ha spiazzato amministratori e residenti che nel 2001 aprirono con procedura d'urgenza un contenzioso contro la società Terna, gestore per conto dell'Enel dell'elettrodotto che attraversa le vie Del Gallo, Sottomarina e San Lorenzo. A nulla è servita la corposa relazione presentata dal dottor Ezio Chinelli che proprio per conto dei giudici aveva condotto uno "screening" medico dei 47 cittadini firmatari del ricorso.
A partire dal 2000, il comitato aveva cominciato a segnalare un sensibile aumento di gravi patologie fra la popolazione del quartiere. Causate, a suo dire, dalle emissioni della selva di linee che sfiorano i tetti delle case. Nella zona si erano registrati anche altri fenomeni decisamente inquietanti: un'impennata di tumori dei polli e la nascita di galline con tre zampe. Caso limite, quello di un agricoltore che aveva rinunciato a potare il suo vigneto per evitare di essere colpito da una scossa elettrica ogni volta che si avvicinava ai filari. Anomalie che avevano determinato la decisione del collegio di affidare al dottor Chinelli una perizia approfondita.
"Le sue conclusioni parlano da sole - dichiara l'assessore all'Ambiente, Chiara Rossin - Su 47 persone esaminate, 34 hanno evidenziato chiari sintomi di insonnia, cefalea, tachicardia, patologie gastriche, fotofobia e altri disturbi collegati alla sindrome da ipersensibilità elettromagnetica".
Non solo. In due casi sono emerse gravi alterazioni dei livelli dei linfociti.
"Nella sua relazione, il perito consiglia di sottoporre queste due persone a esami medici almeno una volta l'anno - interviene Massimo Rossetto, del comitato spontaneo - nonché di effettuare nuove analisi sull'intera popolazione del comprensorio, quasi seicento residenti, fra i quali molti bambini". Eppure, tutto questo non è bastato per dare ragione ai ricorrenti. "I giudici si sono rifiutati di applicare il principio di precauzione - prosegue Rossin - a differenza di quanto hanno fatto i loro colleghi di Venezia per un caso analogo a Scorzè. In quell'occasione fu infatti deciso l'interramento della linea".
Insomma, scelte contraddittorie che sono anche il frutto di leggi che fissano parametri messi continuamente in discussione dagli esperti. All'interno delle abitazioni sono stati registrati livelli di emissione da 4 a 5 microtesla. La contestatissima normativa Gasparri fissa un limite massimo di 10 microtesla. Nel quartiere, quindi, tutto sarebbe formalmente nella norma. "Ma la comunità scientifica si sta orientando verso criteri più restrittivi - conclude Rossin - Per questo sarebbe stato meglio applicare il principio precauzionale". "Abbiamo perso una battaglia, ma siamo intenzionati a vincere la guerra - afferma il sindaco Giovanni Ponchio - Ora valuteremo quale strada intraprendere. L'opzione principale è quella dell'avvio di una vera e propria causa civile contro l'Enel".

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2 giugno 2005
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