RASSEGNA STAMPA

Il Sole 24 Ore
26 febbraio 2002
di Claudio Pasqualetto

Nord Est
Offensiva delle imprese sulle quote

PADOVA
Usando un eufemismo si può dire che nel Veneto c'è una diffusa contrarietà per il ritiro al Senato dell'emendamento alla legge sull'immigrazione che avrebbe dovuto aprire la strada ad una gestione regionale dei flussi migratori. Non un'idea balzana, ma il frutto di un serrato confronto fra tutte le categorie economiche e la Regione, analizzato, discusso ed approvato qualche settimana fa e subito tradotto, appunto, in emendamento.
"La nostra proposta - spiega il presidente regionale degli industriali, Luigi Rossi Luciani - prevede una sperimentazione nella gestione a livello regionale, e in stretto coordinamento con le associazioni imprenditoriali territoriali, degli ingressi di extracomunitari in relazione al fabbisogno espresso dalle categorie produttive e dei servizi. Nulla di ineluttabile. Se non funzionasse si potrebbe sempre tornare indietro. Non capisco perché ci sia stato un irrigidimento". Il Veneto, in sostanza, con i suoi 30mila posti di lavoro a disposizione contesta una impostazione e una gestione centralistica dei flussi che finirebbe col porre sullo stesso piano regioni in stato di emergenza, come appunto l'intero Nord-Est, con altre in cui il problema è assolutamente trascurabile.
"L'impostazione del disegno di legge che vincola il permesso di soggiorno ad un contratto di lavoro, è condivisibile - sostiene Rossi Luciani - ma in quest'area la carenza di manodopera è un problema strutturale e l'inserimento di cittadini extracomunitari nelle aziende di produzione e nei servizi è necessario per il mantenimento e l'incremento del benessere raggiunto. E la crescita del Veneto è fondamentale per l'intero Paese".
"Ci aspettiamo un atteggiamento coerente da parte di un Governo che si dichiara federalista - aggiunge il presidente degli industriali veneti - e contiamo sull'appoggio di tutti i parlamentari dell'area per riproporre alla Camera l'emendamento ritirato al Senato. Se nemmeno alla Camera passerà non ci fermeremo, perché il confronto sull'immigrazione tocca un nodo vitale per le prospettive di sviluppo di quest'area del Paese".
Analoga la posizione del presidente regionale di Confcommercio, Aldo Andriolo. "Indubbiamente - sottolinea - il confronto per il Governo sarebbe stato impegnativo, ma l'immigrazione è di per sé un tema impegnativo. Abbiamo perso il primo round, e non è stato uno schiaffo da poco, ma non possiamo pensarla in termini di archiviazione".
Posizioni determinate, uscite da una concertazione senza tentennamenti, che stanno mettendo a dura prova gli equilibrismi dialettici delle diverse forze politiche. Il problema, però, è che di margine per la dialettica ne è rimasto ben poco: le categorie economiche del Veneto chiedono una scelta precisa e si candidano a gestirla d'intesa con la Regione che, a sua volta, concorda ma condivide anche l'attenzione del Governo a non lasciare margini che favoriscano clandestinità o facili ingressi. Alla fine quello che era un esempio bipartisan di federalismo concreto rischia di diventare un facile cavallo di parte.

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4 marzo 2002
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