ECONOMIA E LAVORO

ANTOLOGIA

ItaliaOggi
2 marzo 2016
Mario Lettieri, Paolo Raimondi

Sono mediamente più capitalizzate dei grandi istituti di credito
Le banche locali sono all'altezza di imprese e famiglie Banche Etruria, sono l'eccezione.
Vanno controllate meglio? Lo si faccia. Ma non abolitele

Da un po' di tempo le banche regionali e quelli di credito cooperativo sono al centro della discussione. Di una particolare attenzione lo sono anche da parte della Banca centrale europea che le vorrebbe sottoposte alla sua supervisione e riformate secondo un'ottica di maggiore aggregazione. Non solo perché alcune di loro sono entrate in crisi.
E non solo in Italia, ma in tutta l'Europa. (…)
Nell'intera area euro vi sono circa 3.300 gruppi bancari, di cui 129 di dimensioni notevoli e perciò supervisionate dalla Bce. Le circa 3.200 piccole e medie banche restanti rappresentano il 18% di tutte le attività del sistema bancario europeo.
Sono quasi tutte concentrate in tre Paesi, la Germania, l'Italia e l'Austria. Le suddette piccole banche hanno però bilanci pari all'80% della somma del Pil della Germania e dell'Austria.
Esse rappresentano la più importante catena di trasmissione del credito produttivo verso le imprese di piccola e media dimensione che, non solo secondo noi, sono la spina dorsale e l'interna ossatura dell'economia. In Germania, per esempio, le banche meno significative finanziano il 70% dell'economia.
Il loro tasso di capitale, il cosiddetto Tier 1, è mediamente del 15,2%, straordinariamente superiore al minimo richiesto per le tutte le banche della zona euro che è del 6%. È una eccellente garanzia per poter far fronte a situazioni difficili. Secondo le stime, le piccole banche, soprattutto in Germania, sono piene di liquidità e in cerca di investimenti e di rendimenti più alti.
Non manca loro il mercato. Manca, invece, la stabilità delle imprese e delle famiglie a causa della recessione economica. Naturalmente esse soffrono moltissimo per la prolungata politica dei bassi tassi di interesse sui prestiti concessi. Di fatto, l'interesse sui crediti è il motore per generare i loro introiti. A loro non è permesso speculare né tanto meno operare con derivati o con altre operazioni finanziarie ad alto rischio.
Adesso (…) le istituzioni monetarie europee, comprese quelle italiane, intendono far fronte, a loro modo, a quella che esse definiscono "la sfida al tradizionale modello di business delle banche di piccola e media dimensioni". Ciò nonostante esse riconoscano che le banche minori sono "solvibili, liquide, con un basso tasso di crediti inesigibili e con riserve considerevoli". Oltre al fatto che le banche regionali hanno davvero il polso delle situazioni economiche e imprenditoriali locali e spesso una vera conoscenza diretta dei propri clienti e del loro profilo di rischio.
Lo stesso non si può dire delle grandi banche. Che, oltre ad essere principalmente coinvolte in operazioni di cosiddetta "alta finanza" , hanno spesso una scarsa conoscenza della propria clientela.
Si dovrebbe perciò chiedere perché le istituzioni europee privilegino le banche con grandi numeri e pochi legami con i settori portanti dell'economia reale. Non si comprende perché si voglia intervenire sulle reti di banche locali e regionali che notoriamente affiancano le imprese nelle produzioni, nelle modernizzazioni e nell'espansione verso nuovi mercati, anche i più lontani.
Se la priorità dei governi, compreso quello italiano, è - o dovrebbe essere - la ripresa economica e l'occupazione, perché non valorizzare ulteriormente il meccanismo virtuoso delle banche di credito locale? A loro si può chiedere più informazione, imporre più controlli, ma bisognerebbe anche offrire maggiori sostegni per continuare ad operare con un modello ben funzionante e collaudato di supporto delle imprese. Il falso argomento delle loro dimensioni contenute non è convincente. Non si tratta di esaltare il "piccolo è bello" ma di salvare e sostenere ciò che ha funzionato e continua ancora a funzionare. In Italia il caso della Banca Etruria e delle poche altre banche locali è l'eccezione rispetto ad una rete che oggettivamente si deve ritenere efficace e positiva per l'economica locale e nazionale. (…)

Sintesi e titolazione a cura della redazione di Euganeo.it

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