ECONOMIA E LAVORO

RASSEGNA STAMPA

ItaliaOggi
11 ottobre 2014
Mario Lettieri, Paolo Raimondi

La Bce potrebbe ritirare dal mercato obbligazioni degli Stati
Liberare lo sviluppo dal debito e dalla speculazione
I settori dell'economia reale verrebbero stimolati a nuovi investimenti

Per alcuni paesi europei, il debito pubblico rischia davvero di diventare insostenibile. Nell'euro zona è in media il 95,5% del Pil. Qualora dovesse ancora aumentare, esso sarebbe un fardello pesante che potrebbe frenare e ulteriormente bloccare la ripresa economica. Non si dimentichi che il pagamento degli interessi passivi sul debito sottrae notevoli risorse alle politiche economiche e sociali. Nel 2013 l'Italia ne ha pagato 95 miliardi di euro.
In molte capitali europee però la ristrutturazione del debito pubblico è ancora un tabu in quanto è stata erroneamente e maliziosamente associata ad un presunto aiuto gratuito fatto dai Paesi sedicenti virtuosi a quelli cosiddetti spendaccioni.
Noi riteniamo che in una tale situazione la Bce non abbia soltanto l'opzione di aiuto finanziario al sistema bancario. Essa potrebbe per esempio acquistare una parte del debito pubblico, sopra il limite del 60% del Pil indicato dai parametri di Maastricht, e tenerlo congelato al tasso di interesse zero, come indicato nel documento "Politically Acceptable Debt Restructuring in the Eurozone" preparato da economisti dell'International Center for Monetary and Banking Studies (ICMB) di Ginevra. La Bce sarebbe l'unica istituzione capace di mobilitare sufficienti risorse per una tale operazione. Se ad esempio lo si volesse fare per metà del debito pubblico europeo l'ammontare sarebbe di circa 4,5 trilioni di euro.
La Bce dovrebbe prendere in prestito una simile cifra sui mercati finanziari in cambio di sue obbligazioni, oppure creare la liquidità interna necessaria per acquistare i debiti pubblici da ritirare. Ovviamente l'operazione, almeno inizialmente, sarebbe in perdita, in quanto la Bce dovrebbe pagare gli interessi sui nuovi titoli emessi senza ricevere gli interessi dei vecchi titoli del debito pubblico dei vari Stati. Non si genererebbe inflazione in quanto la Bce chiederebbe dei prestiti, oppure la liquidità creata ed usata per l'acquisto dei debiti sarebbe poi "sterilizzata" attraverso l'emissione di obbligazioni Bce.
La Bce ha una sua forte credibilità sui mercati. Per cui essa acquisterebbe parte del debito pubblico eccedente la quota del 60% in proporzione allo stock di partecipazione dei singoli Paesi europei al suo capitale. Essi ripagherebbero l'ammontare degli interessi per un periodo indefinito, lasciando nelle casse della Banca centrale il profitto che spetterebbe loro dai proventi di signoraggio che la Bce annualmente dovrebbe distribuire agli Stati. Ciò potrebbe essere sufficiente se l'intereresse sulle nuove obbligazioni emesse dalla Banca centrale fosse contenuto.
Molto probabilmente il costo complessivo di tale operazione della Bce non dovrebbe essere maggiore di quello che attualmente sostiene per finanziare il sistema bancario. In ogni caso, i costi verrebbero progressivamente assorbiti anche attraverso la presumibile crescita economica prodotta dalla capacità delle economie di operare per lo sviluppo in modo meno condizionato dai debiti e dai mercati. La Bce dovrebbe mantenere l'autorità di imporre il vecchio pagamento degli interessi sul debito ad un Paese che intendesse continuare con la pratica del debito facile.
Una simile operazione si combinerebbe perfettamente con il programma annunciato timidamente dal nuovo presidente della Commissione europea, Jean-Claude Junker, di lanciare investimenti pubblici in infrastrutture, modernizzazioni e nuove tecnologie per 300 miliardi di euro in un periodo di 3 anni.
Finalmente i governi sarebbero meno dipendenti e pressati dai mercati finanziari mentre i settori dell'economia reale verrebbero stimolati da nuovi investimenti.

Sintesi e titolazione a cura della redazione di Euganeo.it
Titolo originale: Le politiche Bce senza effetto

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