RASSEGNA STAMPA

EIR Executive Intelligence Review
19 luglio 2012

Una volta respinto il paradigma neoliberista degli ultimi 40 anni
Per salvare l'industria dell'auto in Europa occorre la riconversione!
Essenziale è salvare il potenziale industriale e il prezioso know-how dei lavoratori specializzati di queste fabbriche

L'industria dell'auto è in crisi non solo in Italia, dove Marchionne ha fatto capire che la Fiat dovrà chiudere uno stabilimento, ma in tutta Europa. La causa è il crollo del mercato interno a causa delle politiche deflazionistiche dell'UE che comprimono i consumi. Fanno eccezione le case automobilistiche tedesche che aumentano vendite e fatturato soprattutto grazie agli acquisti di vetture di grande cilindrata da parte di cinesi, russi e americani (questi ultimi a debito).
Le pessime notizie, a lungo temute, sull'industria dell'auto francese sono giunte il 12 luglio, quanto la PSA (Peugeot-Citroen) ha annunciato un piano drastico che prevede 8.000 licenziamenti e la chiusura della fabbrica di Aulnay-sous-Bous, nei pressi di Parigi, nel 2014. Decine di migliaia di altri posti di lavoro verranno eliminati anche nell'indotto.
I vertici dell'azienda sostengono di non avere altra scelta, vista la perdita di 700 milioni di Euro nei primi sei mesi di quest'anno ed un calo del 20% delle vendite di auto in Europa nel primo trimestre. Incidentalmente, uno dei motivi delle difficoltà di PSA sarebbe che alla General Motors, che ha acquisito parte del capitale, è stato vietato dal febbraio scorso di fare consegne in Iran, come rappresaglia politica. Fino ad allora l'Iran era stato un importante partner di esportazione per la società.
Nel suo discorso durante la Festa per la Presa della Bastiglia il 14 luglio il Presidente Francois Hollande ha definito il piano inaccettabile dichiarando che dovrà essere rinegoziato. Ha aggiunto che il governo annuncerà presto un piano per l'industria automobilistica, che includa incentivi per acquistare auto prodotte in Francia. Ma come per molte delle promesse fatte dal nuovo governo, nessuno si aspetta che venga mantenuta finché Hollande continuerà a stare alle regole del gioco imposte dall'oligarchia.
Un approccio totalmente diverso è quello proposto da Solidarité et Progrés, il movimento di Jacques Cheminade in Francia. Invece di cercare di salvare qualche posto di lavoro qua e là sconfiggendo la concorrenza in un mercato europeo che si restringe, S&P chiede un cambiamento radicale di principio.
Mentre non ha senso continuare a produrre più auto in Europa, in un mercato ormai saturo, potrebbero essere promettenti altri progetti, come i veicoli elettrici o i motori all'idrogeno. Ma ciò che è essenziale è salvare il potenziale industriale e il prezioso know-how dei lavoratori specializzati di queste fabbriche.
Da questo punto di vista S&P propone che lo stato francese partecipi al capitale di PSA, certo non per sostenere la strategia attuale del gruppo, ma per garantire la riconversione dell'industria automobilistica e produrre altro materiale urgentemente necessario.
In effetti la tecnologia e la forza lavoro qualificato di PSA vanno mantenute per contribuire a produrre la ricchezza del domani, nel contesto di un nuovo sistema finanziario mondiale. Questo è già avvenuto nel passato, come ricorda S&P in un volantino di ampia diffusione. Durante la prima guerra mondiale le fabbriche della Michelin cominciarono a produrre aeroplani, e fu costruita la prima pista di cemento per consentire ai velivoli della Breguet-Michelin di decollare. E per il programma spaziale negli Stati Uniti, i vettori Jupiter e Saturno delle missioni Apollo della NASA furono prodotti negli stabilimenti Chrysler.
Oggi, come chiede S&P, le catene di montaggio delle fabbriche automobilistiche dovrebbero essere riconvertite per produrre macchine agricole ad alta tecnologia (trattori, trebbiatrici), parti per la metropolitana, componenti per treni ad alta velocità, come il Transrapid o l'Aerotrain) e componenti per la costruzione di ponti, canali e porti.
Una volta respinto il paradigma neoliberista degli ultimi 40 anni, la produzione per portare il mondo a livelli di vita decenti sarà enorme. Molto importante è non perdere la specializzazione sviluppata dai nostri lavoratori, tecnici ed ingegneri.

sommario

la-rs-025
19 luglio 2012
scrivi al senatore
Tino Bedin