RASSEGNA STAMPA

Avvenire
8 febbraio 2011
Giuseppe Pennisi

Il "miracolo economico" italiano è stato frutto di una forza lavoro giovane e ben preparata, assieme a una famiglia coesa e forte
Per crescere serve più famiglia
La politica più recente ha portato a riduzione della natalità, invecchiamento delle popolazione, contenimento dei consumi familiari, scelte d’investimento molto prudenziali

Le diagnosi sull’appiattimento e il declino tengono conto di determinanti importanti – le restrizioni finanziarie per entrare nell’euro, la recessione internazionale – ma non della principale: la mancanza di una politica per la famiglia che ha portato a riduzione della natalità, invecchiamento delle popolazione, contenimento dei consumi familiari, scelte d’investimento molto prudenziali. Oggi con il 14% degli italiani in età scolare, e il 20% ultra65enne, solo due terzi della popolazione è in età da lavoro e l’età media del lavoratore italiano supera i 45 anni. Se le tendenze in atto non muteranno – e in demografia il cambiamento richiede tempi lunghi – nel 2050 meno del 14% della popolazione sarà in età scolare e il 34% circa avrà più di 65 anni. Per fare un confronto, nel periodo del "miracolo economico", il 24% degli italiani era in età scolare e appena il 9% aveva superato i 65 anni.
Due studiosi – uno americano di scuola liberal­liberista, Charles Kindleberger, e uno ungherese, rigorosamente marxista, Ferenc Jannossy – esaminando negli anni 70 le determinanti del miracolo economico italiano giunsero alla medesima conclusione: a determinarlo furono una forza lavoro giovane e ben preparata, assieme a una famiglia coesa e forte non solo come rete di sicurezza ma come nucleo in cui veniva sviluppata l’etica del lavoro (e l’etica più in generale). Sia Kindleberger sia Janossy arrivarono a risultati analoghi per un altro "miracolo economico", quello del Giappone, un Paese da 15 anni in ristagno a ragione dell’invecchiamento.
Tanto in Italia quanto in Giappone – aggiungevano i due studiosi – la famiglia era pure il principale elemento di controllo sociale su scuola e università.
Nel mettere a punto una strategia di crescita, dunque, occorre fare attenzione a non soffermarsi sulle determinanti secondarie tralasciando la principale.

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19 febbraio 2011
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