ECONOMIA E LAVORO

Il sistema tende ad omologare tutto e il denaro la fa da padrone
Non chiedere ai soldi
quello che solo le persone possono fare

L'innovazione non è solo tecnologica; occorre rinnovare le relazioni di lavoro con nuove forme di partecipazione e di responsabilità dei lavoratori

di Papa Francesco

La situazione di crisi sociale ed economica nella quale ci troviamo può spaventarci, disorientarci o farci pensare che la situazione è così pesante da concludere che noi non possiamo farci niente. La grande tentazione è fermarsi a curare le proprie ferite e trovare in questo una scusa per non sentire il grido dei poveri e la sofferenza di chi ha perso la dignità di portare a casa il pane perché ha perso il lavoro. E quelli che cercano soltanto di curare le proprie ferite, finiscono truccandosi. Questa è la trappola.

Allargare gli spazi. Noi siamo chiamati ad andare oltre e rispondere ai bisogni reali. È urgente abbandonare i luoghi comuni, che sono ritenuti sicuri e garantiti, per liberare le molte energie nascoste o non conosciute che sono presenti e operano molto concretamente.
L'etica cristiana non è una dogana alla pluralità di espressioni con le quali si manifesta il bene e la cura del prossimo. Andare oltre vuol dire allargare e non restringere, creare spazi e non limitarsi al loro controllo. Sarebbe bellissimo se i molteplici rivoli del bene andassero a creare un fiume grande la cui acqua vince l'aridità e porta nuova fecondità, facendo risplendere e rendere bella e amabile questa vita e questo tempo.

Prendere l'iniziativa. Per andare oltre è necessario prendere l'iniziativa.
Oggi anche in ambito economico è urgente prendere l'iniziativa, perché il sistema tende ad omologare tutto e il denaro la fa da padrone. Il sistema ti porta a questa globalizzazione non buona che omologa tutto. E il padrone di questa omologazione chi è? È il denaro. Prendere l'iniziativa in questi ambiti significa avere il coraggio di non lasciarsi imprigionare dal denaro e dai risultati a breve termine diventandone schiavi.
Oggi si dice che tante cose non si possono fare perché manca il denaro. Eppure il denaro c'è sempre per fare alcune cose e manca per farne altre. Ad esempio il denaro per acquistare armi si trova, per fare le guerre, per operazioni finanziarie senza scrupoli, si trova. Di questo solitamente si tace; si sottolineano molto i soldi che mancano per creare lavoro, per investire in conoscenza, nei talenti, per progettare un nuovo welfare, per salvaguardare l'ambiente.
Il vero problema non sono i soldi, ma le persone: non possiamo chiedere ai soldi quello che solo le persone possono fare o creare. I soldi da soli non creano sviluppo, per creare sviluppo occorrono persone che hanno il coraggio di prendere l'iniziativa. Prendere l'iniziativa significa sviluppare un'impresa capace di innovazione non solo tecnologica; occorre rinnovare anche le relazioni di lavoro sperimentando nuove forme di partecipazione e di responsabilità dei lavoratori, inventando nuove formule di ingresso nel mondo del lavoro, creando un rapporto solidale tra impresa e territorio.
Prendere l'iniziativa significa superare l'assistenzialismo. Fermarsi significa chiedere ancora e sempre allo Stato o a qualche ente di assistenza, muoversi significa creare nuovi processi.

I talenti e i giovani. Con questa visione della realtà diventa quasi naturale promuovere e sviluppare i talenti. Agevolare l'espressione e la crescita dei talenti è ciò che siamo chiamati a fare e per far ciò è necessario aprire spazi. Non controllare spazi, aprirne.
Evidentemente parlando di talenti si sottintende che il discorso riguarda in particolare i giovani. Se vogliamo andare oltre dobbiamo investire decisamente su di loro e dare loro molta fiducia. Ma mi domando: qual è la percentuale di giovani, oggi, disoccupati e senza lavoro? Questo significa andare oltre, o andare indietro?

20 novembre 2014
Videomessaggio del Santo Padre Francesco per la IV edizione
del Festival della dottrina sociale della Chiesa (Verona, 20-23 novembre 2014)

Sintesi e titolazione a cura della redazione di Euganeo.it


26 novembre 2014
la-072
scrivi al senatore
Tino Bedin