ECONOMIA E LAVORO
Il Manifesto del "Made in"
Una globalizzazione trasparente
L'adesione del senatore Bedin per i consumatori e i produttori

Il senatore Tino Bedin ha sottoscritto "Il Manifesto del Made in" promosso dall'Unione Industriale Biellese e da Ambrosetti e presentato a Biella il 5 luglio 2005. Elemento essenziale dell'iniziativa è il diritto dei cittadini ad avere un'equa e trasparente informazione sui prodotti da acquistare, in modo da consentire una scelta consapevole. Il senatore Bedin ha aderito in considerazione della difesa del lavoro di centinaia di imprese artigiani e familiari del Veneto, che devono poter contare su una concorrenza trasparente.
Pubblicamo il testo del "Manifesto del Made in".

Chiediamo che l'Unione Europea introduca l'obbligo di indicare il Paese dove realmente è avvenuta la fabbricazione di tutti i prodotti circolanti in Europa, ovunque prodotti: il "MADE IN".
L'indicazione "MADE IN" è obbligatoria in USA dal 1930, in Giappone dal 1962, dal 2005 persino in Cina; il mercato europeo è l'unico grande mercato del mondo dove questo obbligo è inesistente e sono perciò violati i valori che rappresenta.
L'indicazione del Paese dove sono avvenute le fasi determinanti della lavorazione fornisce al consumatore l'informazione diretta sul saper fare manufatturiero, sul contenuto di valori etici e di diritti civili racchiusi in ogni prodotto: diritti umani e in particolare dei lavoratori, rispetto dell'ambiente, priorità alla sicurezza e alla salute di chi utilizza i prodotti.
Senza il "MADE IN" obbligatorio, i cittadini europei sono danneggiati: i consumatori perché non sono in grado di distinguere e quindi di scegliere e di valutare il prezzo offerto; gli imprenditori e i lavoratori del manufatturiero perché non sono in grado di far apprezzare i prodotti realizzati in condizioni etiche garantite dalle leggi del proprio Paese.
Per tutti i Paesi d'Europa, ogni perdita percentuale dell'export manufatturiero corrisponde ad una perdita di posti di lavoro e di ricchezza interna.
Senza il "MADE IN" obbligatorio continuano ad esistere le triangolazioni commerciali che ingannano il consumatore sul vero Paese di produzione.
Senza il "MADE IN" obbligatorio tutti i Paesi Europei con forte marchio di origine nazionale si trovano privi della base giuridica per reagire efficacemente alle contraffazioni ed alle indicazioni fraudolente di origine.
Senza il "MADE IN" obbligatorio il mercato europeo continuerà ad essere poco trasparente e la manifattura europea dovrà continuare a battersi ad armi impari contro la concorrenza sleale.

5 luglio 2005


14 luglio 2005
la-057
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Tino Bedin