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Più urgente dopo la gara sui nuovi telefonini
E' finalmente all'ordine del giorno dell'assemblea del Senato la legge-quadro
sull'elettrosmog. Il titolo ufficiale del provvedimento è "Legge quadro sulla
protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici". Già
approvato dalla Camera un anno fa, è stato modificato dalla Commissione Ambiente prima di
arrivare nell'Aula del Senato; è quindi prevedibile che debba tornare alla Camera per il
terzo esame. A questo punto i tempi sono ormai stretti perché l'Italia si doti di una
legge quadro in una materia nella quale l'evoluzione tecnologica sta avendo un passo più
veloce non solo della politica ma della stessa scienza. In materia di elettrosmog,
infatti, non esiste una normativa né nel nostro Paese né in nessun altro Paese europeo.
La legge quadro sull'inquinamento elettromagnetico è una novità legislativa assoluta.
Una novità ed anche una necessità, perché comunque l'opinione pubblica è sensibile al
problema e la magistratura è intervenuta e sta intervenendo. In uno dei procedimenti in
corso, che ha come protagonisti i responsabili di una radio internazionale, il procuratore
ha contestato la violazione dell'articolo 674 del codice penale, "getto pericoloso di
cose". Il fatto che il giudice ricorra all'articolo del codice che viene la lanciare
oggetti dai finestrini dei treni per valutare le emissioni elettromagnetiche, basta da
solo a dire l'urgenza di una normativa.
L'urgenza è poi accresciuta dal diffondersi delle fonti di rischio. Attualmente è attiva
sul territorio nazionale di una rete elettrica gestita dall'Enel che ammonta a più di un
milione di chilometri di linee. Ad essa si è aggiunta la babele di antenne e ripetitori
che, secondo le stime del Ministero delle comunicazioni, ammontano in Italia a circa 63
mila, e cioè sette volte di più che negli Stati Uniti d'America. Si pensi poi alla
diffusione di telefoni cellulari registrata negli ultimi anni e all'uso sempre più ampio
di strumenti ed apparecchiature elettriche in abitazioni e luoghi di lavoro. I telefonini
di terza generazione, quelli per i quali si è fatta recentemente la gara di
aggiudicazione delle cinque licenze, avranno bisogno prevedibilmente dio 45mila nuove
antenne. Saranno quattro volte quelle che già ci sono. Saranno fonte di guadagni (a chi
affitterà lo spazio per l'installazione) ma anche di ulteriori preoccupazioni.
Preoccupazioni alle quali la comunità scientifica internazionale non sa stranamente dare
risposte. Nonostante che la tecnica sia ormai invasiva dell'ambiente e delle condizioni
personali da parecchi anni, la scienza non è riuscita a dire in modo univoco in che
misura e in quali condizioni le onde elettromagnetiche siano pericolo e di conseguenza su
quali precauzioni sia indispensabile prendere.
L'ambizione della legislazione italiana è quella di informare il testo proprio al
principio di precauzione: ciò metterà l'Italia in una posizione di avanguardia, a fronte
di contraddizioni che si registrano anche a livello europeo tra Commissione e Parlamento
dell'Unione. La segnalazione dei rischi comporta lo stimolo ad introdurre una normazione
di divieti, ma dall'altro lato le non univoche conoscenze scientifiche al riguardo
inducono a preferire una disciplina di prevenzione. L'indeterminatezza scientifica, che ho
segnalata, non porta i cittadini ad una consapevolezza critica sulla questione, che è
invece drammatizzata proprio dal silenzio della scienza e da alcuni procedimenti penali
per omicidio colposo cui sono assoggettati alcuni dirigenti locali dell'Enel. È noto
infatti che molte indagini hanno mostrato gli effetti nocivi per la salute dei lavoratori
e della popolazione dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, in particolare per
le basse frequenze e soprattutto a medio-lungo termine.
Sia il testo del disegno di legge approvato dalla Camera, che quello proposto dalla
Commissione Ambiente del Senato affrontano il tema della esposizione a lungo termine
(case, scuole, ospedali, luoghi di lavoro). La soluzione all'esame del Senato punta più
sulla precauzione, mentre quella della Camera è più attenta al divieto. Il tema è
aperto, anche in considerazione che sulla materia occorre avere normative che l'Unione
Europea sia disposta ad accettare.
Sulla materia del resto da oltre due anni il Governo sta svolgendo un'attività e una
politica organica per la prevenzione e la riduzione dell'inquinamento elettromagnetico che
ci viene riconosciuta a livello internazionale, considerato che il Governo e il Parlamento
italiano vengono presi ad esempio, anche in altri paesi industrializzati, per una
possibile iniziativa pubblica di controllo e riduzione di questa rischiosa forma di
inquinamento. Il Governo si è mosso nell'ambito dell'Unione europea, contribuendo al varo
di una raccomandazione in materia sulla quale, poi, abbiamo votato contro perché essa, a
differenza del provvedimento all'esame del Parlamento italiano, non teneva conto degli
effetti a lungo termine. Si è ottenuto, però, che l'Unione europea si indirizzasse verso
la predisposizione di una direttiva, sicché la normativa italiana potrà essere di utile
anticipazione.
30 ottobre 2000
| 4
novembre 2000 webmaster@euganeo.it |
il
collegio senatoriale di Tino Bedin |