SALUTE

ANTOLOGIA

Corriere del Veneto
1 luglio 2019

Le retribuzioni più basse d'Europa, sprofondate nel privato fino a 7 euro l'ora
Medici, ora scappano pure gli stranieri
Paghe basse e concorsi vietati: il 25% degli specialisti al lavoro in Veneto torna a casa dopo tre anni

Già mancano 1300 medici nel Veneto, se poi cominciano a scappare all'estero anche quelli che già ci sono, diventa un dramma. Soprattutto se al 15% degli specialisti italiani (8500 negli ospedali della regione) ogni anno in partenza per altri lidi si aggiunge la nuova fuga del 25% dei colleghi stranieri nel tempo chiamati a sostituirli insieme alle nuove leve. In corsia, sul territorio, negli ambulatori pubblici e convenzionati. Negli ultimi tre anni l'Associazione medici stranieri in Italia (Amsi) ha registrato un'impennata di domande di rientrare in patria da parte di dottori di altre nazionalità.
"I motivi principali sono l'impossibilità di partecipare ai concorsi pubblici senza la cittadinanza italiana (il 65% dei 19mila "forestieri" in Italia e dei 1220 in Veneto non ce l'ha, ndr ) e quindi l'obbligo di accettare contratti di libera professione di breve durata, e le retribuzioni più basse d'Europa, nel privato sprofondate fino a 7 euro l'ora - spiega il professor Foad Aodi, palestinese, presidente dell'Amsi e consigliere nazionale dell'Ordine del Medici italiano -. E poi pesano il costo dell'assicurazione a carico di ogni dottore, la medicina difensiva che consiste nel prescrivere più accertamenti del necessario per evitare eventuali azioni penali da parte del malato, il desiderio di acquisire maggior pratica ed esperienza, soprattutto in Chirurgia, dove i giovani sono soffocati dai primari. Se sono fortunati eseguono il loro primo intervento a 38-40 anni". A "respingere" al mittente i professionisti stranieri faticosamente trovati dagli ospedali veneti sono infine la voglia di lavorare in ambienti culturali e religiosi a loro più affini e l'ambizione di fare ricerca (in Italia povera di finanziamenti). In particolare in Ginecologia, Pediatria, Diabetologia, Pneumologia, Oculistica, Dermatologia e Malattie infettive.
"Con questa doppia emorragia di specialisti il sistema pubblico rischia il collasso - conviene Giovanni Leoni, presidente dell'Ordine dei Medici di Venezia e vicepresidente nazionale - è chiaro che i colleghi stranieri, soprattutto giovani, viste le condizioni critiche innegabili qui da noi, si guardino intorno. Altri Stati garantiscono, oltre a paghe più alte, casa, auto, asilo per i bambini. C'è poco da fare, la professionalità va pagata, a maggior ragione se uno svolge un mestiere difficile e che altri non vogliono più fare. E questo vale anche per gli italiani.
L'Ordine nazionale sta lavorando per chiedere al ministero della Salute di equiparare i titoli dei colleghi stranieri e consentire loro di partecipare ai concorsi, previo corso di lingua". Richieste condivise dall'Amsi, che proprio nel Veneto riscontra la maggior percentuale di specialisti in fuga. "Bisogna creare le condizioni per invertire il trend - suggerisce Aodi - contrastando i bassi salari, lo sfruttamento lavorativo e la dilagante burocrazia, e abbreviando il periodo del riconoscimento dei titoli di studio esteri. E' indispensabile permettere ai dottori stranieri in Italia da più di 5 anni e senza cittadinanza di partecipare ai concorsi pubblici e di sottoscrivere contratti a tempo indeterminato o della durata di almeno 5 anni. Sono passaggi necessari alla loro integrazione: così non si sentiranno medici di serie B".
Ma dove scappano o tornano i "forestieri"? Il 30% nei Paesi Arabi; il 25% in Inghilterra, Belgio, Scozia, Germania; il 15% in Nigeria, Congo, Camerun, Eritrea e Etiopia; il 10% in Albania, Romania, Polonia, Ucraina, Russia e in Sudamerica; il 5% a Cuba, in Nord America e in Israele. E non parliamo solo di giovani: il 15% sono professionisti affermati e il 25% addirittura pensionati, che non ne vogliono sapere di tornare in corsia ma preferiscono fare volontariato o ricerca altrove.
Il Veneto, come il Piemonte e la Lombardia, reagisce cercando di rimpiazzarli: solo all'Amsi ne ha richiesti 500, la quota più alta d'Italia. Le specializzazioni più carenti sono le solite: Anestesia, Ortopedia, Medicina d'urgenza, Radiologia, Chirurgia, Neonatologia, Ginecologia, Pediatria, Cardiologia. "Mancano anche medici per i Pronto Soccorso delle località turistiche, che il Veneto ha potenziato - chiude il presidente dell'Amsi - soprattutto d'estate".
Titolazione a cura della redazione di Euganeo.it

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