ECONOMIA E LAVORO

ANTOLOGIA

Primo Maggio

Il valore centrale anche nella società globalizzata
Il lavoro che costruisce le persone
Rileggiamo il Cardinale Martini, assieme all'omelia di Papa Francesco

Papa Francesco
1 maggio 2020

Messa a Santa Marta
Introduzione
Oggi è la festa di San Giuseppe lavoratore, e la Giornata dei lavoratori: preghiamo per tutti i lavoratori. Per tutti. Perché a nessuna persona manchi il lavoro e che tutti siano giustamente pagati e possano godere della dignità del lavoro e della bellezza del riposo.

Card. Carlo Maria Martini
30 aprile 1998

Mercato Ortofrutticolo
di Milano
Veglia di preghiera
Dico ai lavoratori: continuate a vivere con coraggio e responsabilità il compito di costruire una società nella giustizia e nella solidarietà, dove ci sia lavoro per tutti. Ciascuno di voi sa che solo nell'unità del cammino comune e accettando ogni persona che si trova sulla propria strada come compagno e compagna di viaggio, si affrontano con fiducia i problemi del lavoro e di un futuro di pace.
Agli imprenditori vorrei dire: sappiano ritrovare la loro specifica vocazione di sviluppare le risorse a beneficio delle persone. Si diano un codice di condotta, già sollecitato da Giovanni Paolo II nel discorso alla Pontificia accademia delle scienze sociali, il 25 aprile 1997: È urgente che, nel terreno della libertà, si consolidi una cultura delle "regole" che non si limiti alla promozione del semplice funzionamento commerciale, ma che si occupi, grazie a strumenti giuridici sicuri, della tutela dei diritti umani in ogni parte del mondo.
Invito il sindacato a farsi sempre più portatore di solidarietà, organizzandosi a livelli adeguati e avendo come orizzonti le strutture internazionali in grado di esercitare un effettivo controllo delle scelte economiche e produttive nei paesi di nuova industrializzazione. Ciò vale soprattutto per le realtà più povere del mondo. Tutti gli uomini e le donne vedano, nel momento presente, il tempo della solidarietà e del confronto per credere nella democrazia e intervenire per coloro che non hanno potere e forza.
Rivolgo una parola anche ai politici e amministratori, e alla politica nel suo insieme. La politica deve sempre più divenire luogo di promozione umana del popolo intero, ambito di crescita dove ognuno porta i suoi contributi operativi.
Non basta, scriveva Paolo VI nella Octogesima adveniens, ricordare i principi, affermare le intenzioni, sottolineare le stridenti ingiustizie e proferire denunce profetiche; queste parole non avranno peso reale se non sono accompagnate in ciascuno da una presa di coscienza più viva della propria responsabilità e da un'azione effettiva.
Perciò, di fronte al fenomeno della globalizzazione la politica è chiamata a interrogarsi su quei problemi, legati a tale fenomeno, che rischiano anche di condizionare la vita democratica. Occorre che la politica allarghi gli orizzonti di impegno per precisi interventi prioritari che, iniziando dal proprio contesto, comprendano altri paesi e popoli. Questo vale, in particolare, per l'Unione europea che-si sta consolidando con la moneta unica; poco tuttavia servirà questo passo in avanti se non produrrà politiche del lavoro e dell'impiego capaci di rispondere al gravissimo problema occupazionale che attraversa tutta l'Europa. La politica ha, quale suo obiettivo, di cercare le condizioni che consentano alle persone e alle comunità di raggiungere liberamente il loro pieno sviluppo. Ora non c'è dubbio che, nell'ambito di tali condizioni, il lavoro occupa uno dei primi posti.
Infine, voglio dire una parola ai cristiani e alle comunità cristiane. Fate tutte queste cose con uno stile che denoti un'attenzione prioritaria ai più poveri e ai più deboli, con il coraggio di rileggere il mondo con gli occhi dei poveri stessi. Oggi i cristiani sono chiamati a ripensare un modo di vita sullo stile della sobrietà, perché lo sviluppo, che pure è necessario per il lavoro e la promozione di tutti, si orienti verso i beni che non siano tanto di puro consumo, ma diventino particolarmente capaci di migliorare la qualità della vita e dell'ambiente. Di fronte alla crescita di un consumismo illimitato va pensato un modello di sviluppo sostenibile, di consumo critico, guidato da una seria essenzialità e più in armonia con la natura e il cosmo.
Va allora incoraggiato il commercio equo-solidale per sostenere lo sviluppo dei paesi più poveri in una forma di collaborazione e interscambio a pari dignità. In generale, invito le comunità cristiane a mostrare, attraverso i loro progetti e bilanci, quali debbono essere le scelte da privilegiare; attenzione alle persone, investimenti in preparazione culturale, sostegno a realtà perché possano divenire autonome, collaborazione per il lavoro delle persone disabili.
Il Signore ci arricchisca del suo Spirito la cui potenza operava in Gesù, secondo il racconto di Luca. Lo Spirito ci faccia sentire responsabili della realtà in cui lavoriamo, responsabili della giustizia e della dignità di ogni persona. So che domani, primo maggio, parteciperete ad assemblee contro l'esclusione e l'emarginazione sociale, per un'Europa dei diritti e della solidarietà.
Ciascuno di voi porti la propria coerenza e il proprio coraggio.

Papa Francesco
1 maggio 2020

Messa a Santa Marta
Omelia
"E Dio creò" (Gen 1,27). Un Creatore. Creò il mondo, creò l'uomo e diede una missione, all'uomo: gestire, lavorare, portar avanti il creato. E la parola lavoro è quella che usa la Bibbia per descrivere questa attività di Dio: "Portò a compimento il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro" (Gen 2,2), e consegna questa attività all'uomo: "Tu devi fare questo, custodire quello, quell'altro, tu devi lavorare per creare con me - è come se dicesse così - questo mondo, perché vada avanti" (cfr Gen 2,15.19-20). A tal punto che il lavoro non è che la continuazione del lavoro di Dio: il lavoro umano è la vocazione dell'uomo ricevuta da Dio alla fine della creazione dell'universo. (…) L'uomo è un creatore e crea con il lavoro. Questa è la vocazione. (…) È la prima vocazione dell'uomo: lavorare. E questo dà dignità all'uomo. La dignità che lo fa assomigliare a Dio. La dignità del lavoro.
(…) La dignità del lavoro, che è tanto calpestata, purtroppo. Nella storia abbiamo letto le brutalità che facevano con gli schiavi: li portavano dall'Africa in America - io penso a quella storia che tocca la mia terra - e noi diciamo "quanta barbarie" … Ma anche oggi ci sono tanti schiavi, tanti uomini e donne che non sono liberi di lavorare: sono costretti a lavorare, per sopravvivere, niente di più. Sono schiavi: i lavori forzati … ci sono lavori forzati, ingiusti, malpagati e che portano l'uomo a vivere con la dignità calpestata. Sono tanti, tanti nel mondo. (…) Anche qui, da noi. Qui, da noi. Pensa ai lavoratori, ai giornalieri, che tu fai lavorare per una retribuzione minima e non otto, ma dodici, quattordici ore al giorno: questo succede oggi, qui. In tutto il mondo, ma anche qui. Pensa alla domestica che non ha retribuzione giusta, che non ha assistenza sociale di sicurezza, che non ha capacità di pensione: questo non succede in Asia soltanto. Qui.
Ogni ingiustizia che si compie su una persona che lavora, è calpestare la dignità umana. (…)
Oggi ci uniamo a tanti uomini e donne, credenti e non credenti, che commemorano la Giornata del Lavoratore, la Giornata del Lavoro, per coloro che lottano per avere una giustizia nel lavoro, per coloro - bravi imprenditori - che portano avanti il lavoro con giustizia, anche se loro ci perdono. Due mesi fa ho sentito al telefono un imprenditore, qui, in Italia, che mi chiedeva di pregare per lui perché non voleva licenziare nessuno e ha detto così: "Perché licenziare uno di loro è licenziare me". Questa coscienza di tanti imprenditori buoni, che custodiscono i lavoratori come se fossero figli. Preghiamo pure per loro. E chiediamo a San Giuseppe - con questa icona [qui in chiesa] tanto bella con gli strumenti di lavoro in mano - che ci aiuti a lottare per la dignità del lavoro, perché ci sia il lavoro per tutti e che sia lavoro degno. Non lavoro di schiavo.

Estratti e titolazione a cura della redazione di Euganeo.it

sommario

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1 maggio 2020
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Tino Bedin