Il 2 ottobre diventata anche festa dei nonni
Nessuno ama pensarsi vecchio
Un sentimento di rimozione collettiva, che la politica asseconda, vuoi per assenza di risorse, vuoi perché portare in agenda questi temi non entusiasma il cittadino medio
Il 2 ottobre la Chiesa festeggia gli angeli custodi. La giornata è diventata anche festa dei nonni, angeli che proteggono e curano i nipoti come un prezioso tesoro.
Si pensa ai nonni attivi, in salute, capaci di proteggere la gioiosa fatica di tener dietro a un bambino, ma non a un altro tipo di nonni, quelli che hanno bisogno di assistenza continua, da accompagnare dal medico e per i quali bisogna assicurarsi che prendano le medicine al tempo debito.
Sono i nonni che ripetono sempre le stesse cose o che addirittura non riescono più a pronunciare parole e frasi di senso compiuto. Quando il nonno o la nonna sono arrivati a questa fase, lucidi o "fuori di testa" che siano, nascono spesso tra i figli discussioni sgradevoli e la situazione diventa di litigi prolungati. Un figlio dice che non ha spazio per il nonno malato, un altro che non ha tempo per curarlo. La nuora avverte il marito di non sognasi neppure che lei accetti in casa la nonna a cui fare la doccia, cambiare la biancheria, da accompagnare a letto... Persino la figlia nubile o il figlio scapolo storcono il naso. Non potranno più disporre del proprio tempo. Se tutto va bene i figli faranno i turni dell'assistenza. Se va male, il nonno "per il suo bene" verrà ricoverato nella casa di riposo dove, si dice, avrà tutte le cure di cui ha bisogno. Ma anche la casa di riposo costa e la pensione del nonno o della nonna spesso non basta. Chi paga le spese? E così altre discussioni.
Comunque sia, il nonno è diventato un problema. Ed è questo che fa riflettere: nel momento in cui è più debole, avviata verso la fine della vita, spesso intristita, la persona anziana si trasforma in problema. In effetti la realtà non poetica e il nonno o la nonna in casa non sono fonte di storie, di buonumore e di saggi consigli come nei romanzi o nei film. Sono come bambini, si dice, ma ben più fastidiosi, spesso capricciosi e talvolta aggressivi.
Nonostante questo, alcuni figli o figlie si assumono serenamente il compito della cura. Ascoltano con pazienza racconti e storie già uditi mille volte e riescono persino a sorridere delle stranezze o delle parole impensabili ieri, che oggi escono dalla bocca della nonna.
Chi accoglie il nonno non è necessariamente più ricco e non è detto che abbia la casa più grande. James Joyce parlava di un furto impossibile: "Mentre tu hai una cosa, questa può esserti tolta. Ma quando tu la doni, l'hai donata. Nessun ladro te la può rubare. E allora è tua per sempre". Per farlo ci vuole un ingrediente non commerciabile: l'affetto che non chiede niente in cambio. Non c'è niente che intenerisce come lo sguardo del vecchio genitore che come un bambino si affida la proprio figlio.
Nonni da accudire, ci sono anche loro. Si festeggiano i nonni giovanili ed energici, ma non quelli deboli o malati. Quando il nonno diventa un problema, chi deve provvedere?
Nessuno di noi ama pensarsi vecchio. Non ci viene facile immaginarci come degli ottantacinquenni malati di Alzheimer, o come di novantenni incapaci di stare in piedi, dipendenti del tutto dagli altri, con il cervello annebbiato, confuso, rallentato. E' un sentimento di rimozione collettiva, che la politica asseconda, vuoi per assenza di risorse, vuoi proprio perché portare in agenda questi temi non entusiasma il cittadino medio.
Eppure il fenomeno dell'aumento costante della popolazione anziana è uno dei più certi e rilevanti a livello globale, e rappresenta una certezza demografica, in grado di incidere su dinamiche sociali e sostenibilità delle finanze pubbliche. Oggi nel mondo vivono 810 milioni di anziani, ma nel 2050 ce ne saranno 2 miliardi. Anche in Italia gli ultraottantenni sono in costante crescita. Nel 1990 erano il 3% della popolazione, ovvero 1 milione 800 mila persone, nel 2010 sono diventati il 6% (3 milioni 500 mila) e nel 2020 saranno il 7,5% (4 milioni 500 mila) Ancora: nel 2050 l'aspettativa di vita sarà di 83 anni nei paesi sviluppati, tanto che Ban Ki Moon, il segretario generale dell'ONU, ha detto: "Ci saranno conseguenze profonde nella società. E' una opportunità da cogliere, che però presenta anche sfide sociali".
L'aumento dell'aspettativa di vita, e quindi della popolazione anziana, ha un'implicazione di grande attualità, che prima o poi bisognerà affrontare con decisione: il tema della non autosufficienza. Non ci sono stime precise su quante sono, in Italia, le persone che dipendono quasi del tutto dagli altri, ma il solo elenco delle categorie fa comprendere la portata del problema. Le risposte sono diverse, ma è sicuro che l'aiuto che arriva dallo Stato è sempre meno decisivo, si sgretola e si fa sempre più sottile.
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