VECCHIAIA
Non vi è motivo di ritenere che la spesa sanitaria debba esplodere di qui a 50 anni
Non bisogna temere l'invecchiamento
Gli anni guadagnati grazie all’allungamento della speranza di vita saranno probabilmente trascorsi per lo più in buona salute

Pubblichiamo un estratto dell'articolo "Non bisogna temere l'invecchiamento" pubblicato il 6 dicembre 2013 da Stefania Gabriele in NelMerito.com dove è disponibile il testo integrale dell'articolo. La titolazione di questo estratto è della redazione di Euganeo.it
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di Stefania Gabriele

Le accurate proiezioni sull’andamento di lungo periodo della spesa sanitaria della Ragioneria Generale dello Stato (RGS) ... appaiono ... piuttosto tranquillizzanti. Secondo le valutazioni più recenti (“Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario”, Rapporto n. 13, Nota di aggiornamento, settembre 2012), l’aumento della spesa sanitaria tra il 2010 e il 2060 risulta inferiore a un punto di PIL nello scenario di riferimento. Non sembra molto, in 50 anni. Con ipotesi diverse, la RGS ottiene incrementi di spesa che oscillano tra 0,5 e 1,3 punti. Le previsioni di lungo periodo, per loro natura, vanno interpretate soprattutto come utili segnali di tendenza, la cui effettiva realizzazione è soggetta ad un margine di incertezza molto elevato. In buona sostanza, dunque, quel che oggi si può dire è che non vi è motivo di ritenere che la spesa sanitaria debba esplodere di qui a 50 anni.
E i drammatici effetti dell’invecchiamento, a cui il bombardamento mediatico ci ha abituati a credere? La letteratura ha mostrato da tempo che le previsioni allarmistiche erano fallaci, in quanto soggette a errori “di composizione”, dovuti ad una proiezione meccanica nel tempo dei profili di spesa per età e genere. Si è osservato infatti che gli anni guadagnati grazie appunto all’allungamento della speranza di vita saranno probabilmente trascorsi per lo più in buona salute e che la maggior parte dei costi sanitari si concentra solo negli ultimi mesi di vita. E’ tenendo conto di queste considerazioni che le proiezioni per il 2060 della RGS calano dall’8,3% del PIL dello scenario demografico puro, in cui il profilo del consumo sanitario resta costante all’aumento della speranza di vita, al 7,8% di quello “a profili dinamici”, che sostanzialmente sconta un rinvio nel tempo del peggioramento dello stato di salute, in coincidenza con l’allungamento della vita (un’ipotesi non particolarmente ottimistica, tenendo conto che non è escluso che si verifichi addirittura una riduzione del numero di anni vissuti in cattiva salute). L’effetto, correttamente calcolato, dell’invecchiamento sulla spesa sanitaria resta dunque pari ad un aumento di 0,5 punti di PIL in 50 anni. Gli altri 0,4 punti di crescita nello scenario di riferimento discendono dalle ipotesi adottate sull’andamento del costo unitario, non dalla demografia.

6 dicembre 2013


23 febbraio 2013
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