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Lettera dal Senato. 45
29 dicembre 2000
1996-2001 / L'agricoltura
Il nuovo "settore primario"
L'aumento delle risorse disponibile per la campagna che si è registrato in questa legislatura non nasce  da una logica di sopravvivenza, ma da una scelta di sviluppo

di Tino Bedin

Il 2001 comincia con più risorse. Le risorse finanziarie a disposizione all'agricoltura sono destinate ad aumentare nel 2001. Aumentano rispetto agli stanziamenti previsti per il 2000; ma aumentano anche rispetto alle previsioni iniziali del governo, dopo l'intervento della Camera. Per il Ministero delle politiche agricole e forestali la Finanziaria in discussione al Senato, prevede una spesa complessiva di 2.753,6 miliardi. Rispetto alla spesa prevista nel bilancio assestato per l’anno 2000, pari a 2.035 miliardi, l'aumento è di 718 miliardi.
L'agricoltura e la pesca potranno fra l'altro attingere ai 150 miliardi destinati al fondo per lo sviluppo dell'agricoltura previsto dalla legge 144 del 1998.
In tema di destinazioni specifiche la Finanziaria si segnala al comma 10 dell'articolo 57 con l'assegnazione di 450 miliardi alle regioni per le politiche agricole, finora assunte dallo Stato: è questo regionalismo vero, fatto di poteri ma anche di risorse.

Il 2000 si conclude con l'agricoltura tornata settore primario. L'aumento delle risorse disponibili, che ha caratterizzato progressivamente questa legislatura, non nasce da una logica di sopravvivenza ma da un progetto di sviluppo. L'operazione più importante fatta in questi anni è stata infatti quella di assegnare un peso politico maggiore all'agricoltura.
C'è quasi un simbolo della ritrovata centralità dell'agricoltura: per la prima volta è stato istituito il Tavolo agricolo, luogo di confronto e di concertazione fra il Governo e le parti sociali professionali ed economiche del mondo agricolo, allargando i tradizionali confini di una concertazione limitata alla Confindustria e ai sindacati dei lavoratori dipendenti.
Oggi dunque l'agricoltura nel nostro Paese ha più forza e più dignità. Lo si deve al lavoro fatto, nel corso di questa legislatura, dal Governo e dal Parlamento. In questo lavoro l'Ulivo è stato guidato alcune idee-forza: la scelta strategica della qualità, la sicurezza alimentare, il nesso stretto tra prodotto e territorio, lo sviluppo dal basso, il ricambio generazionale, l’armonizzazione dei costi di produzione ai costi medi europei, la programmazione degli interventi, il valore della ricerca, il decentramento e la semplificazione amministrativa.
La sintesi di questo progetto è in un'altra novità: la legge di orientamento in agricoltura, già approvata dal Senato e all'esame della Camera dei deputati proprio in questi giorni. Si tratta di una legge delega strategica per l'accrescimento della competitività e della multifunzionalità dell’agricoltura, nello spirito della nuova Politica agricola comune fissata da Agenda 2000.

Alcune leggi attese e significative. I tempi lunghi della legge di orientamento segnalano che si tratta certo di processi in corso, non compiuti; ma la direzione è giusta. Da questa nuova visione strategica nascono infatti importanti leggi per l'agricoltura italiana:
- il decreto legislativo n. 173 del 1998, relativo ai costi di produzione in agricoltura, al rafforzamento strutturale delle imprese agricole, alle quali sono stati estesi gli strumenti della programmazione negoziata;
- la legge pluriennale degli interventi programmati in agricoltura, la prima dopo moltissimi anni;
- la legge sui traccianti di evidenziazione del latte in polvere per uso zootecnico; la legge sull'etichettatura dell'olio extra vergine di oliva made in Italy, sulla quale dopo la sentenza della Corte di Lussemburgo bisogna ritornare per trovare consenso europeo;
la legge per la valorizzazione dell'imprenditoria giovanile in agricoltura;
la riforma dei consorzi agrari;
- le riforme istituzionali relative al Ministero; la soppressione dell'Aima e l'istituzione della Agea; la riforma degli enti di ricerca in agricoltura; l'unificazione Ismea-Cassa per la formazione della proprietà contadina; nello spirito della più ampia e complessiva opera di riforma e modernizzazione della pubblica amministrazione e dello Stato, in direzione del decentramento e del federalismo.
Varie emergenze hanno colpito l'agricoltura: dalla vicenda delle quote latte alla crisi agrumicola, dalla vicenda dell'olio di oliva alla crisi risicola, alla drammatica e ripetuta influenza aviare che ha colpito gli allevamernti avicoli della Bassa padovana, oltre ad alcuni fenomeni gravi come i polli alla diossina o la BSE, che hanno allarmato ed allarmano opinione pubblica italiana ed europea. A queste emergenze, certamente ancora attuali e non definite, si è cercato di dare non solo risposte di carattere congiunturale, ma anche di carattere strutturale, affrontando con serietà e rigore i nodi nazionali e comunitari (si notino, ad esempio, il settore del latte, il piano agrumicolo e l'olio di oliva).

Capacità italiana di decisione in Europa. La seconda grande novità di questa legislatura (conseguenza della nuova considerazione strategica dell'agricoltura) è la riacquistata capacità negoziale dell'agricoltura italiana in Europa. Un risultato molto concreto, che riguarda anche i prossimi anni, è il successo ottenuto dall'Italia nella definizione di Agenda 2000 (con decisioni positive da tutti riconosciute nei settori del latte, delle carni bovine e del vino). In quella sede l'agricoltura è stata protagonista e non merce di scambio. Più recentemente questa capacità di determinare decisioni in Europa si è manifestata sulle questione dell'OCM ortofrutta, come momento di riequilibrio fra produzioni mediterranee e produzioni continentali, e nelle iniziative contro la "mucca pazza".
Determinante è stato ed è inoltre il ruolo sostenuto dall'Italia nell'elaborazione della posizione comune dell'Unione europea in sede di trattativa per il rinnovo del trattato sul commercio mondiale (WTO), posizione caratterizzata dalla difesa della qualità, delle denominazioni di origine e della sicurezza alimentare.

Scelte che si consolidano nella Finanziaria 2001. La Finanziaria 2001 conferma e consolida le scelte innovative compiute nel corso della legislatura. Ecco alcuni punti significativi:
- le agevolazioni per i giovani imprenditori agricoli in materia di fabbricati rurali e in materia di imposta sulle successioni;
- la riduzione dell'IRAP dal 2,3 al 1,9 per cento; gli interventi per la ristrutturazione delle imprese in crisi; i benefìci fiscali e contributivi per la pesca; la riduzione di 8 punti dell'accisa sul gasolio agricolo e azzeramento dell'accisa per il gasolio utilizzato nelle serre; la proroga del regime speciale IVA per i produttori agricoli;
- l'approvazione del finanziamento dei patti territoriali dell’agricoltura e della pesca: 3.750 miliardi di lire, di cui 2.216 miliardi a carico dello Stato (solo questo finanziamento supera l'intera finanziaria agricola approvata dal Governo Berlusconi per il 1995); il pagamento da parte dello Stato delle garanzie concesse dai soci di cooperative agricole 230 miliardi; le norme per l’estinzione anticipata e la rinegoziazione dei mutui di miglioramento agrario e fondiario.

In Europa per competere nella globalizzazione. Si tratta di decisioni che legano più saldamente che in passato la nostra agricoltura alla dimensione europea definita in Agenda 2000 e alla dimensione regionale, consolidata dal riconoscimento della titolarità delle Regioni su gran parte del settore primario. Anche queste condizioni ancora da perfezionare sono comunque il segno di risultati positivi: il regionalismo che si realizza e la possibilità dell'Italia di parlare in Europa a pieno titolo. Non era scontata all'inizio della legislatura né la prima né la seconda condizione.
Si rafforzano così le condizioni indispensabili per competere con l'Europa nella sfida dell'allargamento che è quella più prossima ed impegnativa. La vera posta in gioco però non è dentro l'Unione, ma fuori dell'Unione; è nella trattativa del Millennium Round: sfida di prezzi, di mercato, di qualità dei prodotti, di clausole sociali per i produttori, di sicurezza per i consumatori.
La Finanziaria con la quale l'Ulivo conclude cinque anni di governo ha precise scelte da proporre ai cittadini per questa sfida. Ne segnalo due:
- il fondo per incentivare misure ed interventi di promozione dello sviluppo sostenibile con una dotazione di 200 miliardi per il 2001;
- il fondo per lo sviluppo dell'agricoltura biologica, alimentato da un contributo statale e da un contributo annuale a carico delle aziende venditrici di prodotti fitosanitari.
L'Italia si attrezza per giocare da protagonista, proprio mentre iniziative mondiali non riescono ad esprimere decisioni: dopo il fallimento di Seattle negli Stati Uniti abbiamo registrato il fallimento dell'Aia in Olanda. Sono due fallimenti diversi, ma che riguardano entrambi la sfida del futuro.

L'agricoltura è ora un tema "elettorale" E' con proposte che riguardano questo futuro del tutto incerto e in buona parte da costruire che si fa campagna elettorale; non era così appena cinque anni fa; non è stato così nella campagna elettorale che ha portato alla nascita di questo parlamento. Ora nella campagna elettorale che coinvolgerà gli italiani in primavera l'agricoltura, la pesca, il cibo avranno udienza, costituiranno oggetto di confronto e di scontro.
Cinque anni di governo dell'Ulivo hanno contribuito a questa trasformazione culturale. Il settore agricolo e alimentare del nostro Paese rappresenta oggi uno dei sistemi più significativi di alta qualità al mondo. Basti pensare agli oli extravergini di oliva, ai formaggi, ai vini, alle arance, alle paste, al cioccolato. La forza di questi prodotti è la qualità, il forte legame con il territorio e con l’ambiente umano e naturale da cui provengono Non solo per merito della politica, certo. Ma senza la politica, senza le leggi, senza le decisioni in Italia e quelle costruite (o contrastate) in Europa questo non sarebbe avvenuto.

Tino Bedin

29 dicembre 2000


17 gennaio  2001
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