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Lettera dal Senato. 44
21 dicembre 2000
1996-2001 / L'Unione Europea
Più Europa in Italia,
più Italia in Europa
Non si credeva che saremmo riusciti ad essere tra i fondatori dell'euro; oggi siamo in grado di dettare la linea in vista dell'allargamento

di Tino Bedin

Era cominciata con l'Italia che doveva sostenere "esami di ammissione" all'Europa; si avvia alla conclusione con l'Italia che è nella condizione di capoclasse di un'Europa che nel frattempo ha perso i… titolari di cattedra Mitterand e Khol. La tredicesima legislatura ha al suo attivo questa trasformazione dell'Italia, del suo ruolo in seno all'Unione Europea.
Non è solo una questione di peso politico, di prestigio. E' una trasformazione che riguarda direttamente la vita quotidiana di ciascun cittadino. Un esempio: sulle scelte per contrastare la "mucca pazza" l'Italia ha dettato la linea; ha scelto per sé ed ha portato l'Unione a seguirla; l'Italia ha potuto far prevalere le disposizioni interne su quelle comunitarie, fino a far diventare i suoi comportamenti scelte dell'Unione.

Il grande progetto dell'euro: non solo moneta. Nella campagna elettorale del 1996 l'Ulivo collega il suo progetto di governo ad un obiettivo: la partecipazione dell'Italia alla moneta unita europea fin dalla sua fondazione. E' il motore di scelte di politica interna innovative e stabilizzatrici. Il piano straordinario per l'ingresso dell'Italia nell'euro ha funzionato e funziona:

Cresce l'utilizzo dei fondi strutturali. Sull'utilizzo dei fondi strutturali europei, l'Italia in questa legislatura ha definitivamente superato ritardi e inadempienze. Assieme alla partecipazione alla fondazione dell'euro, è stato questo un obiettivo che in particolare il ministro Ciampi ha perseguito, trovando nel governo ed un altri colleghi (cito il ministro Letta in particolare) forte gioco di squadra. La risalita rapida della graduatoria nell'utilizzo dei fondi europei è il risultato di una maggiore organizzazione, ma anche di una maggiore disponibilità di risorse interne, messe progressivamente in questi anni. Insomma il risanamento ha prodotto ulteriore risanamento.

Il coordinamento delle politiche economiche. L’euro non è solo moneta; con esso finisce per dodici paesi (da gennaio c'è anche la Grecia) il vecchio Stato con la sovranità monetaria. La politica monetaria spetta alla Banca Centrale Europea, rimane la politica fiscale, quale strumento di politica economica, che certamente non può essere usata per creare discriminanti finanziarie e sociali.
Il processo è irreversibile ed è ancora una volta virtuoso. Lo Stato non può svalutare e, quindi, per rendere competitive le proprie merci, deve investire nelle risorse umane, incentivando la ricerca. Lo fa anche l'Europa. Il Consiglio europeo straordinario di Lisbona del marzo scorso lancia il grande progetto della società della conoscenza.
In questa fase di transizione l’euro è strutturalmente debole, nonostante i fondamentali economici buoni, sia perché non è ancora nelle tasche degli europei, sia perché non c'è ancora un governo politico dell'euro e prima di un governo dell'economia. L'Unione Europea ha comunque preso le contromisure. Nelle conclusioni del Consiglio europeo di Nizza l'Eurogruppo (il Consiglio dei ministri dei paesi della zona euro) ha un riconoscimento formale ed un mandato ad "accrescere il coordinamento delle politiche economiche".
Su questo coordinamento l'Italia insiste da tempo. Nel 1999 pone sul tappeto come priorità irrinunciabili una politica delle piccole e medie imprese da agevolare tramite l'accesso al capite di rischio, la semplificazione degli oneri amministrativi e l'adozione definitiva della direttiva contro i ritardi di pagamento. Al citato Consiglio di Lisbona l'Europa approva la Carta europea della piccola impresa, mentre la direttiva sui pagamenti è ora stata approvata.

L'Italia nello spazio Schengen. Uno dei primi obiettivi centrati dal governo dell'Ulivo è stato quello della partecipazione dell'Italia all'area della libera circolazione delle persone, area dalla quale al momento dell'insediamento del governo Prodi era esclusa. L'Italia, a partire dal 26 ottobre 1997, è entrata a pieno titolo nello spazio di libera circolazione Schengen, grazie all'approvazione di una legge sulla tutela dei dati personali (tutela della privacy, legge 675/96) e alla partecipazione al SIS, il megacomputer in cui confluiscono i dati di tutti i paesi membri.
Lo spazio Schengen è ora inserito nel Trattato dell'Unione ma non è l'unico obiettivo dell'Italia, che punta a creare uno spazio si libertà, sicurezza e giustizia nell'Unione, anche come risposta al tema dell'immigrazione e della clandestinità. L'Italia punta a collaborazioni speciali: con la Francia e la Germania sta studiando una polizia di frontiera comune. Con la Spagna ha sottoscritto ad ottobre un accordo giudiziario molto largo.

Ottima trattativa per Agenda 2000. Il Consiglio europeo di Berlino ha registrato un successo italiano nella definizione di Agenda 2000, cioè del programma dell'Unione fino al 2006. L'Italia ha ottenuto: un aumento considerevole delle quote latte; maggiori finanziamenti per i fondi strutturali; l'inserimento dell'Abruzzo nell'Obiettivo 1; la modulazione del processo di sostituzione del finanziamento in base all'Iva con quello in base al prodotto interno lordo. In questo modo l'Italia non dovrà corrispondere importi addizionali fino al 2002, anzi fruirà immediatamente di maggiori incassi.

Le riforme europee di Nizza spinte dall'Italia. Il Consiglio europeo di Nizza, le sue decisioni, sono la conferma della capacità che l'Italia ha oggi di "fare l'Europa".
All'Italia preme che questioni interne all'Europa non frenino l'allargamento, ma anche che un allargamento non preparato blocchi l'Europa. Nel 1997, quando si è trattato di firmare il nuovo Trattato dell'Unione, quello di Amsterdam, l'Italia (assieme a Belgio e Francia) aveva posto la necessità che si procedesse ad una riforma delle istituzioni europee prima dell'allargamento su tre questioni: il voto a maggioranza qualificata, il "peso" che ciascuno Stato ha nel consiglio europeo, il numero dei componenti la Commissione europea. Sono esattamente i temi affrontati e risolti a Nizza. Successivamente l'Italia ha chiesto che nell'agenda di Nizza fosse inserita anche una facilitazione delle "cooperazione rafforzate", cioè della possibilità di un gruppo di paesi (a Nizza si è stabilito che siano almeno otto) di procedere in alcune integrazione fra di loro (un esempio è l'euro, che non comprende tutti i Quindici). Anche questo punto è ora parte del nuovo Trattato dell'Unione scritto a Nizza e le posizioni sono quelle italiane.

L'Europa sociale da Firenze (1996) a Nizza (2000). Nei primi mesi del governo dell'Ulivo l'Italia ha la presidenza di turno dell'Unione Europea. Al Consiglio europeo di Firenze propone di rafforzare il ruolo dell'Europa sui temi sociali. La posizione italiana non passa in quella fase, ma apre la strada ad approfondimenti che danno ragione all'Italia. Un anno dopo ad Amsterdam viene sottoscritto il nuovo Trattato dell'Unione: in esso il precedente protocollo sulla politica sociale viene inglobato nel Trattato dell'Unione ed ampliato con disposizioni sugli emarginati, gli invalidi, gli anziani, la parità fra donna e uomo. Al Consiglio europeo di Nizza di dicembre si fa un altro passo avanti: i principi del Trattato di Amsterdam diventano programmi attraverso l'approvazione dell'Agenda sociale europea per i prossimi cinque anni. L'Agenda sociale costituisce una tappa fondamentale per rafforzare e modernizzare il modello sociale europeo, contraddistinto da un legame indissociabile tra prestazione economica e progresso sociale. E' l'affermazione piena della linea sostenuta dall'Italia a partire dal Consiglio europeo di Firenze del 1996.

Tra i più "virtuosi" nell'adeguamento europeo. Dopo essere stata per molto tempo agli ultimi posti della classifica sullo stato di recepimento delle direttive, l'Italia si attesta ora tra i paesi più virtuosi nella trasposizione della normativa comunitaria.
Il risultato è frutto della volontà politica di accompagnare la "virtuosità" del risanamento in vista dell'euro, alla virtuosità nei comportamenti. Eccone alcuni:

Romano Prodi, un governante italiano per l'Europa. Nel 1999 l'Italia ottiene un nuovo straordinario successo sullo scenario europeo: la nomina di Romano Prodi a presidente della Commissione Europea. Concludo su questo punto per due ragioni.
Innanzi tutto si tratta di una presenza italiana destinata a durare e alla quale l'Italia tiene molto. Nel nuovo Trattato dell'Unione scritto a Nizza, i poteri del presidente della Commissione sono stati ampliati proprio su iniziativa italiana e vincendo qualche resistenza dei governi.
Si tratta del riconoscimento alla competenza di governante di Prodi, ma si tratta anche del riconoscimento definitivo all'Italia di essere in grado non solo di "proporre Europa" ma anche di "fare Europa". Sappiamo fare più Europa in Italia e più Italia in Europa. Nell'Europa che c'è e in quella grande che sarà.

Tino Bedin

22 dicembre 2000


10 gennaio  2001
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