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Lettera dal Senato. 42
30 ottobre 2000
Il documento sarà proclamato a Nizza il 7 dicembre
Sono destinati a tutti
i diritti dei cittadini europei

Nella Carta dell'Unione si hanno a cuore anche le generazioni future e le persone che vivono fra noi

di Tino Bedin

I popoli europei sono all'inizio di un nuovo cammino? Dopo i "parametri di Maastrich (che segnalarono la strada non ancora conclusa verso la moneta unica) avremo i "principi di Nizza" (in grado di incamminarci verso la costituzione europea)?
Nizza è la sede del Consiglio europeo che conclude la Presidenza francese dell'Unione. Lì il 7 dicembre verrà proclamata la "Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea". Consiglio, Parlamento e Commissione dell'Unione affideranno ai cittadini europei la pluralità del loro presente (questo è in sostanza il contenuto della Carta) perché verifichino la possibilità di una comune cittadinanza. Per questo quella Carta non avrà valore giuridico. Il valore giuridico verrà dopo: la Presidenza svedese dell'Unione, che inizierà l'1 gennaio 2001, ha già ricevuto il mandato di elaborare il percorso che porterà all'inserimento della Carta nei Trattati dell'Unione.
C'è però una differenza fondamentale tra Maastrich e Nizza. Allora la sfida era affidata prevalentemente ai governi: toccava a loro elaborare, far approvare e gestire politiche di bilancio in grado di armonizzare i sistemi economici dei paesi dell'euro. Dopo Nizza toccherà prevalentemente ai popoli europei (attraverso i loro parlamenti, certo, ma anche attraverso i partiti, le Chiese, le organizzazioni sociali, la cultura) chiedersi se cinquant'anni "di dignità umana, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà" possono svilupparsi "istituendo la cittadinanza dell'Unione e creando uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia". Le parole tra virgolette sono scritte nel Preambolo che della Carta che verrà proclamata a Nizza.
Il protagonismo dei popoli europei è una condizione già delineata proprio dalla Carta. Essa così comincia: "I popoli europei nel creare tra loro un'unione hanno deciso di condividere un futuro di pace fondato su valori comuni". Avendo scelto a metà ottobre, nel Consiglio europeo straordinario di Biarritz, di adottare questo testo della Carta, le istituzioni dell'Unione hanno riconosciuto che non a loro ma ai popoli toccheranno le decisioni successive.
L'individuazione di una pluralità di popoli come depositaria della capacità decisionale per il presente e per il futuro aiuta poi a capire meglio il documento, sul quale nelle settimane che hanno preceduto e seguito il Consiglio di Biarritz si sono registrate critiche, a volte anche polemiche, oltre che ovviamente consensi.
Consensi delusi, polemiche e critiche hanno un fondamento comune: la speranza di una Costituzione europea. E del resto questa parola, "costituzione", si è inframmezzata nel dibattito a quella di "carta", a volte sostituendola.
Oltre a non corrispondere agli obiettivi che l'Unione Europea si era data in vista del Consiglio di Nizza, questa sovrapposizione tra "carta" e "costituzione" non è ancora possibile: ogni costituzione esige "un popolo", che nasca da una lunga tradizione o che sia creato da eventi straordinari. Attualmente il "popolo europeo" non c'è ancora. Costruirlo a tavolino, con le procedure adottate per la moneta unica, non è possibile.
Fin da Colonia comunque si è lasciata la strada aperta per un cammino futuro, più ambizioso. E a sottolineare che non si trattata di redigere un "compendio" dei diritti, ma di raffigurare l'anima dell'Europa è stata creato per scrivere la Carta un organismo inedito, che poi si sarebbe chiamato "Convenzione". Formato da 62 persone, questo organismo ha visto associate le tre istituzione dell'Unione (Parlamento, Commissione e Consiglio) e i parlamenti nazionali. Per la prima volta i quindici parlamenti nazionali sono diventati ufficialmente una delle istituzioni dell'Unione Europea. Si tratta di una innovazione di grande rilevanza. Per il futuro immediato dell'Europa questa diversa articolazione della sovranità popolare è probabilmente destinata ad avere conseguenze ancora più rilevanti del testo stesso della Carta.
Nell'impianto del testo finale della Carta dei diritti fondamentali questo "respiro" dei parlamenti nazionali si può cogliere in uno dei principi che la Carta contiene e che avrebbero dovuto evitare eccessi di preoccupate polemiche. Mi riferisco alla esplicitazione della "riserva costituzionale nazionale". L'articolo 53 della Carte dice: "Nessuna disposizione della presente Carta deve essere interpretata come limitativa o lesiva dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali riconosciuti… dalle costituzioni degli Stati membri". Contrariamente a quanto avviene per le norme ordinarie, nella quali il diritto comunitario prevale sul diritto nazionale, in questa materia la Carta europea è e sarà superata dalle costituzioni vigenti in ogni paese. Nessun popolo sarà "espropriato" della sua tradizione costituzionale e nessun parlamento si sentirà vincolato esternamente in tema di diritti fondamentali.
A proposito di tradizioni, credo sia giustificato il rammarico di fronte alla paura di inserire le radici religiose nel preambolo della Carta. E' stato un aver paura delle parole.
Altri temi specifici sono stati sollevati nel dibattito. Cito - per segnalare che la riflessione ha investito la società oltre che la politica - le questioni proposte dai vescovi europei, sia in sede di Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana che al Consiglio delle Conferenze episcopali d'Europa. Il cardinale Camillo Ruini le ha così riassunte: "Vorrei ricordare soprattutto tre punti su cui ci siamo sentiti in dovere di avanzare delle critiche. Prima di tutto il fatto che il divieto della clonazione di essere umani sia stato limitato alla clonazione riproduttiva, in modo da lasciare aperta la strada a quella terapeutica. In secondo luogo riteniamo francamente inaccettabile la distinzione tra il diritto di sposarsi ed il diritto di costituire una famiglia, legittimando in questo modo forme di unione diversa da quella fondata sul matrimonio. Infine è apparso molto strano ed inquietante che la Carta abbia omesso di riconoscere una specifica rilevanza giuridica ed istituzionale alle chiese e alle comunità religiose".
Sono questioni sulle quali i cittadini europei sono chiamati ad interrogarsi anche grazie a questa Carta: sia per la ricerca che essa lascia aperta, sia per i risultati che essa segnala come raggiunti. Non ha mancato di sottolinearli proprio il Consiglio delle Conferenze episcopali euroee, che vede nella Carta l'avvio di un processo in qualche modo costituente dell'Unione europea. Un processo che contribuirà a superare i rischi ed i limiti di una visione puramente economica dell'integrazione europea. Al termine della riunione di Lovanio dei vescovi europei, nella seconda metà di ottobre, è ancora i cardinale Camillo Ruini a segnalare gli elementi positivi: "Ci rallegriamo del fatto che la Carta riconosca il principio di sussidiarietà accanto a quello di solidarietà. Tradotti in termini concreti, questi due principi indicano il futuro dell'Europa che deve perseguire un'unità vera nel rispetto delle diverse identità nazionali. L'Unione si presenta sotto questo profilo come qualcosa di nuovo, anche dal punto di vista delle forme di sovranità finora conosciute".
Innovativa risulta anche la forma organizzativa dei diritti all'interno della Carta approvata a Biarritz. I diritti non sono suddivisi secondo le tradizionali categorie formali (i diritti civili, economici, politici e sociali), che a volte li rendono infecondi; essi sono stati inseriti nell'ambito di valori quali la giustizia, la solidarietà, l'uguaglianza, la libertà. Sono questi valori che illuminano i diritti, ne chiariscono l'interpretazione e l'applicazione. Un diritto posto sotto il capitolo "solidarietà" ne esprime non solo il contenuto ma anche la finalità e l'attuazione non può che mirare a realizzare la solidarietà attraverso quel diritto.
Questa scelta di organizzare i diritti in base a valori, è inevitabile sulla base del soggetto che la Carta vuole organizzare e che è chiaramente indicato nel secondo capoverso del Preambolo: "L'Unione Europea pone la persona al centro della sua azione".
Ed è la persona come somma di valori, ma anche la persona nella sua esperienza di vita. Al riguardo sono significative alcune novità che la Carta introduce rispetto alle tradizionali carte dei diritti, dalle nostre Costituzioni alla Convenzione europea: i diritti dei bambini circa la protezione, le cure necessarie per il loro benessere, l'espressione libera della propria opinione, l'intrattenimento regolare delle relazioni con entrambi i coniugi; i diritti degli anziani e dei disabili circa la partecipazione alla vita sociale e culturale, il pieno inserimento sociale e professionale; i diritti ad una buona amministrazione, che sono così di attualità in Italia; il diritto del cittadino ad essere ascoltato prima di ogni decisione a suo carico.
La Carta condanna la pena di morte, proclama il rispetto della vita privata e familiare, afferma il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza, di religione, d'informazione, di riunione e di associazione. Un articolo è dedicato al rispetto del diritto di proprietà; un altro al rispetto della diversità culturale, religiosa e linguistica. A differenza della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, questa Carta tiene sempre presente il ruolo fondamentale delle donne. I diritti sociali sono inclusi nel capo IV. Potranno essere giudicati incompleti, ma sono fra le novità già indicate nel "mandato" del Consiglio europeo di Colonia. Poi, ancora, i diritti ambientali, alla protezione della salute: insomma, tutto il sistema della vita di relazione e tutto il sistema dei rapporti con le istituzioni pubbliche.
Sono diritti fondamentali che l'Unione Europea riconosce come patrimonio non esclusivo dei propri cittadini. Sono diritti esigenti. "Il godimento di questi diritti fa sorgere responsabilità e doveri nei confronti degli altri come pure della comunità umana e delle generazioni future". Questa responsabilità non contrattata che l'Europa si assume nei confronti delle persone che non la abitano e di quelle che la abiteranno è una dei risultati più alti di questa Carta.

30 ottobre 2000


31 ottobre 2000
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