5 maggio 2000
Intervento al Senato sulla fiducia
al governo Amato In un anno di scelte politiche
europee
la nuova centralità del Veneto La revisione del trattati,
l'allargamento, l'organizzazione della difesa comune. Nominare il ministro per l'EuropaIl senatore Tino Bedin è intervenuto
nel dibattito sulle dichiarazioni programmatiche del
presidente del Consiglio Giuliano Amato. Il Gruppo del Partito Popolare ha affidato al
senatore Bedin, presidente della Giunta per gli affari europei, i temi relativi all'Unione
europea.
di Tino Bedin
Questo è il governo di un anno. Per
l'Italia in Europa non è però un anno qualsiasi; non è un anno di sola gestione, ma di
progettazione. E' un anno di decisioni politiche europee, alle quali l'Italia sta
concorrendo e sulle quali è opportuno che anche nel voto di fiducia il Parlamento dia
indicazioni chiare e riceva proposte, se non definitive, certo politicamente precise.
Questo è l'anno della Conferenza intergovernativa per la revisione del Trattato di
Amsterdam.
E' un ulteriore approfondimento dell'Unione Europea, del quale mi pare giusto sottolineare
il ruolo determinante dei governi di questa legislatura e della maggioranza che li ha
sostenuti ed indirizzati. E' infatti merito dell'Italia, assieme a Francia e Belgio, aver
ribadito, proprio nel momento in cui si firmava il trattato di Amsterdam, l'urgenza di
procedere sulla strada della revisione istituzionale, in un processo di approfondimento
che accompagnasse quello dell'allargamento.
Il presidente del Consiglio ci ha assicurato che il governo segue "con particolare
pressione" la conferenza intergovernativa. Giustamente, come ci ha informati, questa
pressione è finalizzata non solo a migliori strutture organizzative, ma soprattutto ad
una "migliore integrazione politica".
Mi pare di dover sottolineare, per condividerlo, questo impegno dell'Italia. L'attuale
sfida europea è prevalentemente politica. Dobbiamo cioè scegliere se il livello di
integrazione raggiunto in economia, in normativa e in organizzazione, debba portare anche
una diversa espressione della sovranità dei popoli europei, sia come nazioni che come
cittadini dell'Unione.
E' nella risposta a questa domanda che vanno inquadrate le soluzioni da dare alla
ponderazione dei voti in sede di Consiglio europeo, al numero dei membri della
Commissione, alle modalità per estendere le votazioni a maggioranza.
Il Partito Popolare è tuttavia convinto che tra le questioni non del tutto risolte ad
Amsterdam, ci sia anche quella del deficit democratico dell'Unione Europea. Per questo
all'interno della Conferenza intergovernativa ci pare che l'Italia dovrebbe sostenere
l'ampliamento della codecisione del Parlamento europeo, eventualmente come correttivo alla
riponderazione dei voti o alla composizione della Commissione. Contemporaneamente, sempre
nel quadro della riduzione del deficit democratico dell'Unione, il Protocollo sui
Parlamenti nazionali, contenuto nel Trattato di Amsterdam, va perfezionato e rafforzato.
In questa ottica, per il Partito Popolare ha una importanza rilevante la Carta dei diritti
fondamentali dell'Unione Europea, che una apposita Convenzione sta redigendo. E' anche
questo un evento che ha l'orizzonte dell'anno di questo governo. Al governo noi chiediamo
di adoperarsi affinché la Conferenza intergovernativa includa nel proprio ordine del
giorno la procedura di adozione della Carta e che il negoziato sulle riforme istituzionali
si concluda con l'inserimento della Carta nei Trattati dell'Unione o in un Protocollo
allegato e non si limiti ad una dichiarazione solenne.
Insomma l'allargamento dell'Unione è la spinta, ma non la motivazione essenziale
dell'approfondimento dell'Europa.
Anche l'allargamento avrà passaggi decisivi in questo anno. Il Partito Popolare è un
convinto sostenitore della necessità dell'allargamento: lo esigono ragioni di giustizia,
ma anche di sicurezza e di pace.
Di fronte a questa prospettiva può essere utile che il governo fornisca indicazioni su
alcuni aspetti.
1) L'allargamento ha già ed avrà riflessi crescenti sulla situazione italiana economica
ed infrastrutturale italiana. Per quando riguarda i fondi di coesione, la trattativa
condotta per Agenda 2000 (anche questa un ottimo risultato dei governi di centro-sinistra)
indicato la strada. Occorre però sul versante interno riprogettare alcune parti del
nostro paese: mi riferisco in particolare alle regioni che da periferiche diventano il
cuore dell'Unione; penso alla mia regione, il Veneto, ed a tutto il Nord-est. Certo
l'orizzonte è più ampio di un anno, ma le decisioni sull'allargamento che saranno prese
in questi dodici mesi non potranno non tener conto di questo scenario.
2) La politica euromediterranea non deve subire rallentamenti; anzi deve essere rafforzata
proprio per bilanciare non solo economicamente l'Unione europea allargata. Il tema delle
produzioni agricole mediterranee è strategico. Altrettanto strategica potrebbe essere in
quest'area da parte italiana la politica di riconsiderazione del debito estero, cui il
presidente del Consiglio si è richiamato nel suo programma.
3) Nel corso dei precedenti governi l'Italia ha avviato azioni di partnership con i Paesi
candidati: crediamo che questa vada continuato ed accelerato in questo anno, in
particolare nei settori istituzionali e parlamentari.
Nella sua relazione programmatica, il Presidente del consiglio ha ricordato anche un altro
appuntamento dell'Europa in questi dodici mesi. Egli ha citato i "passi fatti per
dare una identità di sicurezza e di difesa comune all'Europa"; in riferimento a
questo processo, ha ricordato la riforma della leva come una delle poche priorità
legislative del suo governo.
Concordiamo anche noi su questa prospettiva, ma l'azione parlamentare su questa materia
non potrà limitarsi al servizio militare. A seguito delle conclusioni del Consiglio
europeo di Helsinki in materia di capacità militari per la gestione delle situazioni di
crisi, sarà necessario costituire nell'ambito del Consiglio europeo nuovi organi e
strutture politiche e militari per dotare l'Unione degli apparati decisionali necessari
per la gestione di queste nuove capacità militari. Siamo cioè di fronte ad un'ulteriore
diversa dislocazione della sovranità nazionale e del controllo democratico, sul quale
il Governo deve mettere il Parlamento nelle condizioni di partecipare alle scelte
europee.
Si tratta di dare una dimensione politica a questo tema, anche facendo tesoro della
esperienza in corso a proposito della moneta unica. La debolezza di quest'ultima, ci ha
ricordato il presidente del Consiglio in sede di replica alla Camera e di presentazione al
Senato, nasce anche dall'incompiuto quadro politico ed istituzionale europeo.
Sono questi alcuni dei temi sulla quale l'Italia in Europa si confronta in questo anno.
Con la consapevolezza che se l'Italia oggi decide in Europa è anche per l'azione positiva
svolta dai governi che si sono succeduti in questa legislatura, noi Popolari le
assicuriamo, onorevole Presidente, tutto il nostro impegno perché l'azione europea della
maggioranza raggiunga in quest'anno alcuni tra gli obiettivi che ho ricordati. Con
l'augurio, che è anche esigenza politica: che l'interim delle Politiche Comunitarie in
capo al Presidente del consiglio si concluda al più presto: perché all'opinione pubblica
dobbiamo un messaggio di centralità europea della nostra politica; perché anche al
parlamento è utile un riferimento specifico nella sua azione di indirizzo e di controllo.