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Lettera dal Senato. 39
5 maggio 2000
Intervento al Senato sulla fiducia al governo Amato
In un anno di scelte politiche europee
la nuova centralità del Veneto
La revisione del trattati, l'allargamento, l'organizzazione della difesa comune. Nominare il ministro per l'Europa

Il senatore Tino Bedin è intervenuto nel dibattito sulle dichiarazioni programmatiche del presidente del Consiglio Giuliano Amato. Il Gruppo del Partito Popolare ha affidato al senatore Bedin, presidente della Giunta per gli affari europei, i temi relativi all'Unione europea.

di Tino Bedin

Questo è il governo di un anno. Per l'Italia in Europa non è però un anno qualsiasi; non è un anno di sola gestione, ma di progettazione. E' un anno di decisioni politiche europee, alle quali l'Italia sta concorrendo e sulle quali è opportuno che anche nel voto di fiducia il Parlamento dia indicazioni chiare e riceva proposte, se non definitive, certo politicamente precise.
Questo è l'anno della Conferenza intergovernativa per la revisione del Trattato di Amsterdam.
E' un ulteriore approfondimento dell'Unione Europea, del quale mi pare giusto sottolineare il ruolo determinante dei governi di questa legislatura e della maggioranza che li ha sostenuti ed indirizzati. E' infatti merito dell'Italia, assieme a Francia e Belgio, aver ribadito, proprio nel momento in cui si firmava il trattato di Amsterdam, l'urgenza di procedere sulla strada della revisione istituzionale, in un processo di approfondimento che accompagnasse quello dell'allargamento.
Il presidente del Consiglio ci ha assicurato che il governo segue "con particolare pressione" la conferenza intergovernativa. Giustamente, come ci ha informati, questa pressione è finalizzata non solo a migliori strutture organizzative, ma soprattutto ad una "migliore integrazione politica".
Mi pare di dover sottolineare, per condividerlo, questo impegno dell'Italia. L'attuale sfida europea è prevalentemente politica. Dobbiamo cioè scegliere se il livello di integrazione raggiunto in economia, in normativa e in organizzazione, debba portare anche una diversa espressione della sovranità dei popoli europei, sia come nazioni che come cittadini dell'Unione.
E' nella risposta a questa domanda che vanno inquadrate le soluzioni da dare alla ponderazione dei voti in sede di Consiglio europeo, al numero dei membri della Commissione, alle modalità per estendere le votazioni a maggioranza.
Il Partito Popolare è tuttavia convinto che tra le questioni non del tutto risolte ad Amsterdam, ci sia anche quella del deficit democratico dell'Unione Europea. Per questo all'interno della Conferenza intergovernativa ci pare che l'Italia dovrebbe sostenere l'ampliamento della codecisione del Parlamento europeo, eventualmente come correttivo alla riponderazione dei voti o alla composizione della Commissione. Contemporaneamente, sempre nel quadro della riduzione del deficit democratico dell'Unione, il Protocollo sui Parlamenti nazionali, contenuto nel Trattato di Amsterdam, va perfezionato e rafforzato.
In questa ottica, per il Partito Popolare ha una importanza rilevante la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, che una apposita Convenzione sta redigendo. E' anche questo un evento che ha l'orizzonte dell'anno di questo governo. Al governo noi chiediamo di adoperarsi affinché la Conferenza intergovernativa includa nel proprio ordine del giorno la procedura di adozione della Carta e che il negoziato sulle riforme istituzionali si concluda con l'inserimento della Carta nei Trattati dell'Unione o in un Protocollo allegato e non si limiti ad una dichiarazione solenne.
Insomma l'allargamento dell'Unione è la spinta, ma non la motivazione essenziale dell'approfondimento dell'Europa.
Anche l'allargamento avrà passaggi decisivi in questo anno. Il Partito Popolare è un convinto sostenitore della necessità dell'allargamento: lo esigono ragioni di giustizia, ma anche di sicurezza e di pace.
Di fronte a questa prospettiva può essere utile che il governo fornisca indicazioni su alcuni aspetti.
1) L'allargamento ha già ed avrà riflessi crescenti sulla situazione italiana economica ed infrastrutturale italiana. Per quando riguarda i fondi di coesione, la trattativa condotta per Agenda 2000 (anche questa un ottimo risultato dei governi di centro-sinistra) indicato la strada. Occorre però sul versante interno riprogettare alcune parti del nostro paese: mi riferisco in particolare alle regioni che da periferiche diventano il cuore dell'Unione; penso alla mia regione, il Veneto, ed a tutto il Nord-est. Certo l'orizzonte è più ampio di un anno, ma le decisioni sull'allargamento che saranno prese in questi dodici mesi non potranno non tener conto di questo scenario.
2) La politica euromediterranea non deve subire rallentamenti; anzi deve essere rafforzata proprio per bilanciare non solo economicamente l'Unione europea allargata. Il tema delle produzioni agricole mediterranee è strategico. Altrettanto strategica potrebbe essere in quest'area da parte italiana la politica di riconsiderazione del debito estero, cui il presidente del Consiglio si è richiamato nel suo programma.
3) Nel corso dei precedenti governi l'Italia ha avviato azioni di partnership con i Paesi candidati: crediamo che questa vada continuato ed accelerato in questo anno, in particolare nei settori istituzionali e parlamentari.
Nella sua relazione programmatica, il Presidente del consiglio ha ricordato anche un altro appuntamento dell'Europa in questi dodici mesi. Egli ha citato i "passi fatti per dare una identità di sicurezza e di difesa comune all'Europa"; in riferimento a questo processo, ha ricordato la riforma della leva come una delle poche priorità legislative del suo governo.
Concordiamo anche noi su questa prospettiva, ma l'azione parlamentare su questa materia non potrà limitarsi al servizio militare. A seguito delle conclusioni del Consiglio europeo di Helsinki in materia di capacità militari per la gestione delle situazioni di crisi, sarà necessario costituire nell'ambito del Consiglio europeo nuovi organi e strutture politiche e militari per dotare l'Unione degli apparati decisionali necessari per la gestione di queste nuove capacità militari. Siamo cioè di fronte ad un'ulteriore diversa dislocazione della sovranità nazionale e del controllo democratico, sul quale   il Governo deve mettere il Parlamento nelle condizioni di partecipare alle scelte europee.
Si tratta di dare una dimensione politica a questo tema, anche facendo tesoro della esperienza in corso a proposito della moneta unica. La debolezza di quest'ultima, ci ha ricordato il presidente del Consiglio in sede di replica alla Camera e di presentazione al Senato, nasce anche dall'incompiuto quadro politico ed istituzionale europeo.
Sono questi alcuni dei temi sulla quale l'Italia in Europa si confronta in questo anno.
Con la consapevolezza che se l'Italia oggi decide in Europa è anche per l'azione positiva svolta dai governi che si sono succeduti in questa legislatura, noi Popolari le assicuriamo, onorevole Presidente, tutto il nostro impegno perché l'azione europea della maggioranza raggiunga in quest'anno alcuni tra gli obiettivi che ho ricordati. Con l'augurio, che è anche esigenza politica: che l'interim delle Politiche Comunitarie in capo al Presidente del consiglio si concluda al più presto: perché all'opinione pubblica dobbiamo un messaggio di centralità europea della nostra politica; perché anche al parlamento è utile un riferimento specifico nella sua azione di indirizzo e di controllo.

3 maggio 2000


5 maggio 2000
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