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Lettera dal Senato. 38
Governare non serve alle elezioni. Non serve a vincerle (i governi di Prodi e di
Massimo DAlema hanno fatto scelte importanti e comunque di evoluzione della società
italiana, ma ora DAlema non sarà più a Palazzo Chigi). Non serve nemmeno a
perderle (a Palazzo Balbi cè ancora Giancarlo Galan, che a detta di molti non aveva
fatto scelte per il Veneto negli ultimi cinque anni). La concomitanza delle due
conseguenze (benservito a DAlema, bentornato a Galan) rende più visibile una nuova
componente della politica vissuta dai cittadini (non quella praticata dai partiti): non
dico che governare non serva: dico che non basta a creare il consenso; soprattutto non
basta a determinare le scelte dei cittadini per il futuro.
Mi pare che laspetto più nuovo del voto del 16 aprile, dal punto di vista del
comportamento, sia proprio questo: la scheda non è più lo strumento per giudicare il
passato, ma è prevalentemente lo strumento con il quale il cittadino "acquista"
una parte del suo futuro. Sta avvenendo quello che è avvenuto con il risparmio: dal
rendimento dei bot la gente è passata allinvestimento in azioni; così in politica:
dalla garanzia del buongoverno, la gente passa alla scommessa sul cambiamento.
Segni certi di questa evoluzione si erano già avuti in occasione di alcune elezioni
municipali. Non essendo però generali, esse non avevano probabilmente alimentato
sufficiente riflessione sui comportamenti profondi. Il voto del 16 aprile rende ora
evidente un elemento sociale e culturale di cui la politica dovrà tenere conto, se non
vuole ritrovarsi, da una parte o dallaltra, con sconfitte incomprensibili.
Tino Bedin
Le risposte alla "Lettera dal Senato"
| 22
aprile 2000 webmaster@euganeo.it |
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