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Lettera dal Senato. 32di Tino Bedin
Chi ha perso è chiaro. Dopo le elezioni europee Marini e
Bossi, Fini e Manconi hanno messo a disposizione il loro ruolo di guida nei rispettivi
partiti. Il percorso successivo sarà diverso da partito a partito; ma intanto elettori,
iscritti e militanti di queste forze politiche sanno che la loro proposta è stata
insufficientemente apprezzata dai concittadini e ciò richiede una riflessione che non
tocca solo ai capi.
Chi ha vinto è un po meno chiaro. Non si tratta di negare levidenza:
Berlusconi, Bonino e Prodi hanno di che congratularsi con se stessi (e non hanno mancato
di farlo). In base ai numeri hanno vinto. Ma la politica non è una scienza matematica.
Non solo quei tre. Non ho chiamato casualmente per cognome (Berlusconi, Bonino e
Prodi) i partiti più votati delle elezioni del 13 giugno: non sono infatti i partiti ad
aver vinto, ma proprio loro tre, cioè Silvio Berlusconi, Emma Bonino e Romano Prodi. Lo
sanno anche loro: Berlusconi ha condotto la campagna elettorale in proprio, usando lo
strumento di sua proprietà con il quale egli si identifica anche personalmente, cioè la
televisione. Emma Bonino ha semplificato tutto, chiamando la lista con il suo nome. Romano
Prodi ha messo anche lui il nome sulla lista ed ha impostato la campagna elettorale sulla
propria "disavventura" per legare lelettorato ulivista al patto personale
stretto nel 1996.
Questa personalizzazione della politica è un bene o un male? Per cominciare a rispondere,
facciamoci prima unaltra domanda: sono stati solo loro a chiamare la politica per
nome e cognome? Mi pare di no. E non penso a Cito o a Sgarbi; non penso neppure a Dini.
Ho in mente i partiti che hanno il loro nome e il loro simbolo, che hanno la loro storia
ed il loro presente di sezioni e di migliaia di militanti. Ho in mente i risultati delle
altre schede che sono state votate il 13 giugno, quelle per i consigli comunali, i
consigli provinciali, i sindaci.
Molti si sono chiesti: è possibile un voto così diverso nello stesso giorno? è logico
che il centro-sinistra vinca in casa e perda in Europa? è politicamente più importante
il voto scrutinato domenica notte o quello scrutinato lunedì pomeriggio? E così è stato
ancora meno chiaro chi abbia vinto per davvero le elezioni del 13 giugno.
I punti da cui partire per rispondere sono molti e tutti interessanti. Ne suggerisco uno:
anche nel voto locale ha vinto la politica con nome e cognome.
Berlusconi, Bonino e Prodi stanno lontano da noi e chiedevano di mandare loro o i loro
rappresentanti a Strasburgo e a Bruxelles. Molti elettori li hanno accontentati. Non li
hanno invece accontentati quando si è trattato di mandarli in municipio: per il municipio
infatti gli elettori avevano altri nomi e cognomi, che conoscono di persona o di cui sanno
molto, che hanno dimostrato già di saper fare o di saper progettare. Nomi e cognomi
locali, cui fare riferimento diretto. Non voglio sostenere che la vittoria del
centro-sinistra alle elezioni locali sia tutta frutto dei candidati; mi pare però che per
cercare di capire e per agire sia utile partire dai comportamenti delle persone piuttosto
che dalle teorie politiche.
Lelezione diretta porta inevitabilmente a questa identificazione tra istituzione e
persona. I partiti si adeguano. Gli elettori impongono questo rapporto con la persona
piuttosto che con i partiti. Le coalizioni (tutte abbastanza eterogenee, tutte tanto o
poco conflittuali) spingono poi a valorizzare la sintesi appunto nella persona. Ho in
mente il mio amico Antonino Ziglio, con il quale stiamo ancora in campagna elettorale
perché diventi presidente della Provincia di Padova. Con gli elettori abbiamo
"scommesso" su di lui; i manifesti puntano sul suo volto e sul suo nome, al
punto di identificare in lui un territorio: la bella immagine dalla targa automobilistica
di Padova con le iniziali di Tonino non è solo uno slogan.
Avevo una certezza
E allora, la personalizzazione della politica è un bene o
un male? Avevo una certezza: la personalizzazione è un pericolo. Lesperienza
storica ed alcune esperienze dellattualità confermano che la personalizzazione
delle istituzioni comporta pericoli di frammentazione, di instabilità (basti vedere il
percorso elettorale della Lista Dini, di fatto durata meno di una elezione). Esiste anche
il pericolo che la individuazione della classe dirigente avvenga sulla base di meccanismi
estranei alla democrazia (ad esempio la capacità di aggregare risorse economiche per
campagne elettorali costosissime come quella della Bonino, oltre che di Berlusconi).
Cè poi il pericolo che questa classe dirigente sia portata a non confrontarsi
direttamente con i propri elettori ma solo a "informarli" (la Bonino ha evitato
accuratamente assemblee pubbliche nella sua campagna elettorale; evidentemente non le
farà neppure una volta eletta).
E un rischio da correre con i cittadini. Avevo queste certezze. Non le ho
sostituite con il dubbio; ho sostituito la parola "pericolo" con la parola
"rischio". Il rischio in sé non è né buono né cattivo: dipende dal motivo
per cui si affronta il rischio.
Gli italiani hanno ormai dimostrato di voler correre il rischio della personalizzazione
delle istituzioni. Ai partiti, alla politica, non resta che prenderne atto e farsi
compagni di strada dei propri concittadini in questa avventura, in modo che essa abbia
risultati davvero utili per la comunità e per la democrazia. Questo ha a sua volta dei
rischi per i partiti, ma è dallincertezza che ci si rinnova.
Ricordate lidea originaria, originale dellUlivo? Cerano molte ricchezze
in quellidea: una riguardava proprio il tema che stiamo affrontando. Le forze
popolari e democratiche italiane avevano saputo trovare una risposta alla
personalizzazione della politica non solo e non tanto attorno a Prodi quanto attorno al
nome di cui tutti erano proprietari. LUlivo non era una sigla; era qualcosa che non
cera e che cominciava ad esistere insieme a tutti quelli che la facevano, a tutti
quelli che la votavano. LUlivo era un nome collettivo. Il centro-sinistra non è un
nome collettivo; è la ragione sociale di un programma politico preesistente
allimpegno e alla scelta dei cittadini. Per questo il centro-sinistra non è bastato
in questa occasione elettorale e sarà probabilmente insufficiente anche alla prossima.
| 16
giugno 1999 webmaster@euganeo.it |
il
collegio senatoriale di Tino Bedin |