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Lettera dal Senato.
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9 maggio 1998
A ventanni dal suo
assassinio
sono le idee di Aldo Moro a vincere
Nemmeno la morte interrompe la storia. In questo maggio, che
ricorderemo per la nascita dell'Euro, per un'Europa che sempre
più è vita dei suoi cittadini, ricordiamo i vent'anni
dall'uccisione di Aldo Moro. Un assassinio politico, fatto cioè
per determinare la storia, cambiandone il percorso; un assassinio
inutile, come possiamo verificare due decenni dopo. La barbara
illusione dei brigatisti rossi non ha prodotto nessun frutto. Ha
impoverito l'Italia e l'Europa di un protagonista capace di farle
camminare con più sicurezza, ma non le ha fermate. La
"dissociazione" che molti terroristi vivono rispetto
alla tragedia imposta all'Italia nasce appunto dalla
consapevolezza, non ammessa ma vissuta, dell'inutilità della
loro barbarie. Dal sangue che hanno versato e dal dolore che
hanno diffuso nulla è germogliato per loro e per la loro idea
politica.
Hanno invece continuato a germogliare, qualche volta sono
riuscite già a fiorire e a dare frutto le idee, le azioni che il
terrorismo pretendeva di annientare. Le idee, le azioni di Aldo
Moro, per esempio.
Non ne farò l'indice. Ne dirò due sole, che mi sembrano di
attualità oggi, nel maggio di vent'anni dopo.
Una democrazia conciliata
L'Italia vive oggi una democrazia conciliata, compiuta nella
sua sostanza, anche se (forse) non ancora negli strumenti di
decisione. E' una democrazia in cui si realizzano sempre più
frequentemente condizioni di "condivisione" e non di
contrapposizione: la più recente è certamente l'atteggiamento
per la partecipazione alla moneta unica.
Oggi nessuno si sente "estraneo". L'estraneità di cui
si dice portatrice la Lega Nord ha caratteristiche territoriali,
non politiche. Non era così vent'anni fa. Aldo Moro lo sapeva e
proprio per creare la "cittadinanza di popolo" nella
nostra democrazia egli aveva lavorato e lavorava. Egli sapeva che
la cittadinanza diventa comune solo se chi abita nella stessa
casa ha una stessa prospettiva di vita, uno stesso progetto, se
non sogna (o non pretende) di far cambiare progetto a chi sta con
lui. Per questo il primo sforzo era dentro la politica, perché
essa individuasse intanto una stessa direzione.
Chi ha vissuto quel tempo (o ne ha letto) ricorda le
"convergenze parallele": negazione della geometria,
espressione dell'arte della politica, si dice, si diceva.
Pronunciata oggi quell'immagine dà il senso del limite della
politica ma anche del suo ruolo: la politica che da sola non
basta a far superare le divisioni (e due rette parallele sono
esistenzialmente divise), ma che può riuscire a far andare nella
stessa direzione una intera società: a "convergere"
appunto, sui fatti.
In Italia sta succedendo. La storia, la nostra storia non si è
fermata anche grazie all'impulso che Moro le ha dato.
L'Europa vittoriosa
Sta succedendo in Europa. Da presidente del Consiglio, da
ministro degli Esteri, da membro autorevole del Partito Popolare Europeo
Aldo Moro ha contribuito in maniera determinate al cammino
continuo, convinto e convincente, che per ora ha fatto nascere l'Euro,
ha eliminato le frontiere per noi cittadini europei, e che un
domani ci condurrà in altre condizioni di comune cittadinanza.
Da politico italiano, da statista europeo, Aldo Moro era convinto
che la democrazia è più forte. Era sicuro che avrebbe vinto in
Italia definitivamente; aveva la consapevolezza che la democrazia
avrebbe unificato l'Europa. Nel 1975 come presidente della
Comunità Europea, Aldo Moro firmò l'Atto di Helsinki sulla
cooperazione europea. Era un trattato che associava l'Europa
senza tener conto dei confini del Muro di Berlino ben 14 anni
prima che quel muro si sgretolasse. C'era anche la firma di
Bresnev accanto a quella di Moro su quell'atto e molti, in Europa
e in Italia, non apprezzarono quell'accostamento. Moro commentò:
"Di questo Atto in futuro ci ricorderemo, di Bresnev e del
comunismo perderemo la memoria".
Era probabilmente dall'esperienza italiana, da quelle
"convergenze parallele" pensate per arrivare ad un
obiettivo comune, che Aldo Moro traeva la capacità di immaginare
un'Europa che cominciando a lavorare insieme avrebbe portato gli
Europei tutti nella stessa direzione. E tutti insieme: forti e
deboli, ricchi e poveri.
Oggi l'Europa più forte si rafforza con l'Euro per sfidare il
dollaro, ma non si chiude in se stessa: contemporaneamente decide
di dividere le sue risorse economiche ed organizzative con la
parte meno ricca del continente, consapevole che solo dalla
comune ricchezza nasce la comune sicurezza.
Anche in questo c'è Aldo Moro: il suo senso del riscatto
italiano, la sua ispirazione democratico-cristiana.
Tino Bedin
Roma, 9 maggio 1998
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il collegio senatoriale
di Tino Bedin |