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Lettera dal Senato. 22
9 maggio 1998

A vent’anni dal suo assassinio
sono le idee di Aldo Moro a vincere

Nemmeno la morte interrompe la storia. In questo maggio, che ricorderemo per la nascita dell'Euro, per un'Europa che sempre più è vita dei suoi cittadini, ricordiamo i vent'anni dall'uccisione di Aldo Moro. Un assassinio politico, fatto cioè per determinare la storia, cambiandone il percorso; un assassinio inutile, come possiamo verificare due decenni dopo. La barbara illusione dei brigatisti rossi non ha prodotto nessun frutto. Ha impoverito l'Italia e l'Europa di un protagonista capace di farle camminare con più sicurezza, ma non le ha fermate. La "dissociazione" che molti terroristi vivono rispetto alla tragedia imposta all'Italia nasce appunto dalla consapevolezza, non ammessa ma vissuta, dell'inutilità della loro barbarie. Dal sangue che hanno versato e dal dolore che hanno diffuso nulla è germogliato per loro e per la loro idea politica.
Hanno invece continuato a germogliare, qualche volta sono riuscite già a fiorire e a dare frutto le idee, le azioni che il terrorismo pretendeva di annientare. Le idee, le azioni di Aldo Moro, per esempio.
Non ne farò l'indice. Ne dirò due sole, che mi sembrano di attualità oggi, nel maggio di vent'anni dopo.

Una democrazia conciliata
L'Italia vive oggi una democrazia conciliata, compiuta nella sua sostanza, anche se (forse) non ancora negli strumenti di decisione. E' una democrazia in cui si realizzano sempre più frequentemente condizioni di "condivisione" e non di contrapposizione: la più recente è certamente l'atteggiamento per la partecipazione alla moneta unica.
Oggi nessuno si sente "estraneo". L'estraneità di cui si dice portatrice la Lega Nord ha caratteristiche territoriali, non politiche. Non era così vent'anni fa. Aldo Moro lo sapeva e proprio per creare la "cittadinanza di popolo" nella nostra democrazia egli aveva lavorato e lavorava. Egli sapeva che la cittadinanza diventa comune solo se chi abita nella stessa casa ha una stessa prospettiva di vita, uno stesso progetto, se non sogna (o non pretende) di far cambiare progetto a chi sta con lui. Per questo il primo sforzo era dentro la politica, perché essa individuasse intanto una stessa direzione.
Chi ha vissuto quel tempo (o ne ha letto) ricorda le "convergenze parallele": negazione della geometria, espressione dell'arte della politica, si dice, si diceva. Pronunciata oggi quell'immagine dà il senso del limite della politica ma anche del suo ruolo: la politica che da sola non basta a far superare le divisioni (e due rette parallele sono esistenzialmente divise), ma che può riuscire a far andare nella stessa direzione una intera società: a "convergere" appunto, sui fatti.
In Italia sta succedendo. La storia, la nostra storia non si è fermata anche grazie all'impulso che Moro le ha dato.

L'Europa vittoriosa
Sta succedendo in Europa. Da presidente del Consiglio, da ministro degli Esteri, da membro autorevole del Partito Popolare Europeo Aldo Moro ha contribuito in maniera determinate al cammino continuo, convinto e convincente, che per ora ha fatto nascere l'Euro, ha eliminato le frontiere per noi cittadini europei, e che un domani ci condurrà in altre condizioni di comune cittadinanza.
Da politico italiano, da statista europeo, Aldo Moro era convinto che la democrazia è più forte. Era sicuro che avrebbe vinto in Italia definitivamente; aveva la consapevolezza che la democrazia avrebbe unificato l'Europa. Nel 1975 come presidente della Comunità Europea, Aldo Moro firmò l'Atto di Helsinki sulla cooperazione europea. Era un trattato che associava l'Europa senza tener conto dei confini del Muro di Berlino ben 14 anni prima che quel muro si sgretolasse. C'era anche la firma di Bresnev accanto a quella di Moro su quell'atto e molti, in Europa e in Italia, non apprezzarono quell'accostamento. Moro commentò: "Di questo Atto in futuro ci ricorderemo, di Bresnev e del comunismo perderemo la memoria".
Era probabilmente dall'esperienza italiana, da quelle "convergenze parallele" pensate per arrivare ad un obiettivo comune, che Aldo Moro traeva la capacità di immaginare un'Europa che cominciando a lavorare insieme avrebbe portato gli Europei tutti nella stessa direzione. E tutti insieme: forti e deboli, ricchi e poveri.
Oggi l'Europa più forte si rafforza con l'Euro per sfidare il dollaro, ma non si chiude in se stessa: contemporaneamente decide di dividere le sue risorse economiche ed organizzative con la parte meno ricca del continente, consapevole che solo dalla comune ricchezza nasce la comune sicurezza.
Anche in questo c'è Aldo Moro: il suo senso del riscatto italiano, la sua ispirazione democratico-cristiana.

Tino Bedin

Roma, 9 maggio 1998


09/05/1998
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