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Lettera dal Senato. 19
11 novembre 1997

Il federalismo è diffusione di democrazia
(non solo di potere), anche in Europa

In questo autunno sono state messe a dimora due sementi che, opportunamente coltivate, diventeranno grandi alberi nel campo della democrazia. Ai primi di ottobre ad Amsterdam, Olanda, è stato firmato il nuovo Trattato dell'Unione Europea. Ai primi di novembre a Roma la Commissione bicamerale per le riforme istituzionali ha consegnato al Parlamento la proposta di riforma della seconda parte della Costituzione. E' davvero autunno, anche in politica. Si scelgono le "sementi", si preparano i terreni, si potano le piante: non per affrontare l'inverno, ma per preparare la primavera e il raccolto successivo.

Due speranze da coltivare
La crisi di governo e la settimana di 35 ore, l'estemporaneo interrogativo sulla resurrezione della Dc (la questione giustizia in Bicamerale, il finanziamento per la parità scolastica in Finanziaria), hanno tolto la scena informativa al contenuto delle proposta di riforma costituzionale. I passeggeri che da Venezia vanno a Francoforte e a Parigi e ad Amsterdam senza passaporto (l'Italia entra nella convenzione di Schengen che elimina le frontiere dentro l'Unione) e gli aspiranti immigrati nell'Unione portati in maniera clandestinamente organizzata sulle nostre coste, hanno da parte loro tolto spazio all'Europa sottoscritta ad Amsterdam. Succede anche in natura: la semina non fa scena e le piante potate non attizzano l'immaginazione.
Europa e Bicamerale sono anche due risultati; in un certo senso già due frutti. Il nuovo Trattato dell'Unione doveva essere firmato a giugno: l'Europa si è presa qualche mese per "scriverlo meglio" e ci è riuscita. Un testo per la riforma della Costituzione, tante volte ricercato, era arrivato in Parlamento una sola volta prima del 4 novembre 1997, ma quella volta era purtroppo destinato ad un Parlamento che da lì a poco avrebbe "chiuso".
Ma sia il Trattato che la proposta di Costituzione restano soprattutto due "sementi", cioè speranze affidate ad una puntuale azione di semina e di cura.

Ecco l'Europa dei cittadini
Per l'Europa è cominciato il tempo della maggiore età. E prima di avviare questa nuova fase si è data appunto un nuovo trattato. Il nuovo dispositivo su uno spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia e l'integrazione nel trattato della convenzione di Schengen costituiscono in passo importante verso l'Europa dei cittadini. L'inclusione di un titolo sull'occupazione sancisce l'importanza attribuita nel trattato alla lotta per l'occupazione nell'Unione. Le modifiche apportate agli aspetti sociali e all'ambiente rispecchiano la preoccupazione di un'Europa più umana e più vicina ai cittadini
La scorsa settimana ho rappresentato il Senato italiano a Bruxelles ad un dibattito tra Parlamento Europeo e Parlamenti nazionali dell'Unione per una valutazione complessiva del Trattato di Amsterdam. I rappresentanti dei quindici popoli europei hanno unanimemente sostenuto che il Trattato deve essere ratificato dai singoli Paesi (in parlamento o con referendum), ma anche che questa fase di approvazione di Amsterdam deve rappresentare il tempo in cui i cittadini dell'Unione possano guardare avanti, darsi delle mete comuni, immaginare il loro futuro. Aiutata da un nuovo trattato, servita da un euro forte e un vasto mercato unico, trainata dalla dinamica dell'ampliamento, l'Unione dovrebbe affrontare il prossimo secolo in condizioni migliori di quelle che essa conosce oggi.

Con autonomia e responsabilità
La trasformazione dell'Europa dovrà necessariamente influenzare la trasformazione costituzionale in corso in Italia. In nove mesi esatti, dal 5 febbraio al 4 novembre, la Commissione Bicamerale per le riforme costituzionali (già contando sul contributo di tutti i parlamentari attraverso la prima fase degli emendamenti) ha scritto un testo della seconda parte della Costituzione, che sarà discusso alla Camera dei deputati dal 25 novembre. Combinando insieme il nuovo Trattato dell'Unione Europea e la revisione della Costituzione all'inizio del nuovo secolo avremo a disposizione forme di "distribuzione della democrazia" assai diverse da quelle che conosciamo oggi.
Ho scritto "distribuzione della democrazia" e non "distribuzione dei poteri", perché la finalmente concreta discussione sul "federalismo" ha reso chiaro che l'autentico salto di qualità e di modernità nelle nostre istituzioni non sarà rappresentato dal decentramento delle funzioni (e quindi delle risorse), ma sarà determinato dall'introduzione tra i principi costituzionali anche dei valori di autonomia e di responsabilità.
I valori di equità e solidarietà, fondamento delle democrazie sociali europee nella seconda metà del secolo attuale, hanno anche accresciuto i livelli di istruzione, fatto nascere nuove forme di rappresentanza sociale, allargato l'adesione individuale alla democrazia, creato una cittadinanza europea e contemporaneamente valorizzato le originalità locali. Questa nuova condizione, in Germania come in Italia, in Francia come in Olanda non è frutto del "mercato" o delle "imprese" ma della democrazia e delle costituzioni che essa si è data. Ad essa occorre oggi adeguare le istituzioni. Vediamo tutti infatti che le maggiori "sofferenze" sociali si registrano proprio quando i nuovi diritti sono in difficoltà.
Nel testo approvato dalla Commissione Bicamerale ha trovato una larga accoglienza, anche formale, il principio di sussidiarietà, storico riferimento del cattolicesimo politico europeo. Questa accoglienza è uno degli elementi che consentono un giudizio già positivo sul testo di revisione costituzionale. Questa accoglienza va comunque estesa nel dibattito parlamentare, sottolineando all'interno del principio di sussidiarietà i valori di autonomia e responsabilità.

Un risultato sufficiente
Ad esempio, è su questi due valori, e non sull'insistita diversità sostenuta dalla Lega, che la struttura federale della Repubblica quello che gli italiani più chiedono: il buongoverno delle istituzioni quale risultato della loro trasparenza agli occhi di ogni cittadino.
Il risultato che la Bicamerale ha raggiunto in tema di federalismo è per ora sufficiente: si può fare di meglio, si dovrà tentare di trasferire nella Costituzione nazionale un po' di più della ricerca e della fantasia che il Veneto stanno dimostrando in materia. Voglio però sottolineare due scelte che contengono i valori dell'autonomia e della responsabilità.

Ci sono anche i Comuni
Comincio dall'affermazione di principio: l'Italia come Repubblica costituita da Comuni, Province, Regioni e Stato. Qui appare evidente la scelta per una democrazia non "distributiva" ma "originaria" in ogni sua forma organizzata, una democrazia dell'autonomia e della responsabilità, in grado di diventare davvero più profonda. E' in atto una polemica trasversale contro questa scelta, soprattutto contro i Comuni. Il federalismo distributivo ha in mente le regioni, come luogo del potere, a loro volta da distribuire. Con questa visione si arriva a sostenere che la frammentazione andrà a vantaggio del centralismo. Basterà osservare che la fine della società piramidale è un dato non solo istituzionale, ma sociale ed anche imprenditoriale: anche nelle imprese i livelli di decisione e di auto-organizzazione sono portati sempre più lontano dal punto di indirizzo e di sintesi.
La seconda scelta è nella possibilità che ciascuna regione avrà di scegliere e negoziare la qualità e la quantità dell'autogoverno. La scelta previa a questa doveva (deve) essere la scomparsa di "statuti speciali" codificati: non è stato possibile compierla e probabilmente non lo sarà. Ciò comunque non ostacolerà il federalismo su misura che richiederà più responsabilità locali, ma darà per questo risultati migliori.

Tino Bedin

Roma, 11 novembre 1997


31/01/1998
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