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Lettera dal Senato. 18
30 ottobre 1997
La
"risorsa-bambino"
entra nella contabilità dello Stato
Il discorso politico è tornato sulla Finanziaria. E' tornato
sui temi veri, quelli che "contano" nel senso
letterale: fanno cioè la somma dei conti che ciascuna famiglia
italiana e tutte insieme le nostre famiglie in Italia potranno,
dovranno fare nel prossimo anno. Il tema delle 35 ore è stato
finalmente messo sullo sfondo, non perché non sia importante, ma
perché non è urgente e soprattutto è più
"ideologico" che economico, più psicologico che
politico.
Era ora che maggioranza ed opposizione, informazione e categorie,
si cimentassero appunto con questi "conti", anche
perché quest'anno non sono fatti solo dalla Finanziaria. Il
sistema di ammodernamento del nostro sistema di rapporti sociali
ed economici, che il governo dell'Ulivo sta con un coerente
progetto realizzando, non passa infatti solo attraverso il
risanamento dei conti pubblici. Meglio: il necessario risanamento
è in parte lo strumento ed il parte il risultato di un altro
obiettivo, quello riguardante il futuro: fare dell'Italia una
delle nazioni dell'Unione Europea a pieno titolo.
Per l'agricoltura una
politica vera
Va in questa direzione "l'anteprima della
Finanziaria", cioè la riforma dell'Iva che il Senato sta
approvando nelle ore in cui vi scrivo. In buona sostanza il
governo ha armonizzato le aliquote dell'Iva alle indicazioni
dell'Unione Europea. Il governo vi ha provveduto tenendo ferma al
4 per cento la tassazione dei generi di prima necessità. E
questo è un fatto positivo. Ha anche adottato aliquote più
pesanti su settori che invece non hanno certamente spalle solide
per sopportarle: mi riferisco in particolare all'aliquota del 20
per cento che è applicata al vino a denominazione di origine
controllata. Si tratta di una scelta tecnicamente motivata, ma
alla quale occorrerà dare coerenza in sede di una politica agricola
nazionale, alla quale è urgente por mano.
Si tratta di una urgenza che appare sempre più tale ad ogni
provvedimento che il governo e il parlamento sono chiamati a
decidere. La legislazione agricola è invecchiata: soprattutto
non è possibile fare riferimento a una realtà che non esiste
più; l'agricoltura è profondamente cambiata, ha bisogno di
essere considerata un settore produttivo ormai adulto, capace di
camminare con le proprie gambe. L'unica cosa che chiede è che
questa trasformazione legislativa avvenga dentro un disegno
complessivo che delinei tutti i passaggi. L'alternativa è che
qualsiasi innovazione finisca per danneggiare proprio
l'agricoltura.
Per non dare una mazzata al coraggio
Ne abbiamo piena coscienza a proposito
dell'introduzione dell'Irap, la nuova imposta regionale che
accorpa numerose altre imposte, semplificando la vita del
contribuente e rendendo più chiaro il sistema.
Si tratta di cambiamenti importanti, che secondo la delega
ricevuta dal parlamento, il governo ha proposto a
"neutralità fiscale": insomma non è la strada
attraverso la quale aumentare le tasse, o almeno non dovrebbe
esserlo. E' quasi sicuro che questo avverrà per la maggior parte
dei contribuenti. Appare invece quasi sicuro che senza
correttivi, si determinerà un aumento di imposizione sui
produttori agricoli. Da questo punto di vista è apprezzabile che
il governo abbia previsto per l'agricoltura una aliquota ridotta.
A proposito dell'Irap, bisognerà prima della sua definitiva
approvazione introdurre differenziazioni di aliquote per non
determinare un aumento della pressione fiscale nel settore dei
lavoratori autonomi e delle imprese con non più di tre
dipendenti che attualmente sono esenti da Ilor. Altrettanta
attenzione deve essere rivolta alla norma che di fatto aumenta le
imposte per le imprese indebitate: se pensiamo al nostro sistema
produttivo veneto, alla non ancora compiuta autoriforma di un
sistema bancario che guarda più ai patrimoni che alle capacità,
alla inevitabile sottocapitalizzazione di imprese frutto per
buona parte di iniziativa individuale e familiare, l'Irap rischia
così com'è di costituire una mazzata al coraggio, mentre vuole
colpire la speculazione finanziaria delle grandi imprese di
capitali che "giocano" con i debiti per ridurre le
tasse.
Finanziare la
"risorsa-bambino"
Assieme alla introduzione dell'Irap, il governo ha
predisposto la semplificazione dell'Irpef. All'interno di questa
semplificazione sono previste consistenti detrazioni per i figli
a carico di famiglie con redditi medio-bassi. E' finalmente il
riconoscimento formale dei bambini come "risorsa
nazionale". Da questo riconoscimento discende però la
conseguenza che il "premio fiscale" alle famiglie va
affermato indipendentemente dal reddito.
La tradizione dei cattolici democratici al riguardo si sta
facendo sempre più sentire nelle scelte economiche nazionali. Si
era cominciato, ricorderete, con la legge finanziaria per il
1996, quella del Governo Dini. Si è ancora meglio provveduto
nella legge finanziaria per il 1997. Ed ora anche la legge
finanziaria in discussione conferma una scelta di campo
irreversibile a favore della
famiglia. Tra le misure previste annoto lo stanziamento di
600 miliardi per la sperimentazione del "reddito minimo di
inserimento" per le famiglie povere. Per la promozione di
servizi, l'assistenza domiciliare e l'inserimento scolastico dei
disabili vengono stanziati 30 miliardi. Prosegue la politica di
"arricchimento" degli assegni familiari, per i quali
vengono stanziati altri 600 miliardi in tre anni. Attraverso il
Fondo per l'occupazione sono finanziati i congedi parentali e
familiari. Alla legge che prevede facilitazioni per l'acquisto e
l'affitto di case per giovani sposi vengono assegnati 250
miliardi. Anche la legge per l'infanzia (ha 900 miliardi in tre
anni) viene arricchita di altri 100 miliardi.
Penso si poter fornire una scheda completa, una volta che sia
stato presentato dal governo l'emendamento con la parte che
riguarda lo Stato sociale ed una volta che il Senato abbia
provveduto al primo essenziale "miglioramento" della
Finanziaria.
Scuola: i capitoli della storia
futura
Dentro questo "miglioramento" c'è anche
l'urgenza di rendere effettiva la legge sulla parità scolastica
già presentata dal governo. Nel testo della Finanziaria dono
già disponibili 150 miliardi per questa finalità. Sono
significativi ma insufficienti: occorre infatti provvedere anche
all'adeguamento immediato delle scuole di comunità ai criteri
della parità, attraverso uno stanziamento specifico per scuola
materne dell'obbligo e superiori che rientrino nelle
caratteristiche previste dal sistema formativo pubblico
integrato.
Questo investimento nella scuola appare tra i "segnali" che è
possibile dare agli italiani che non si sta più solo
"curando" il passato ma che già da ora si sta
costruendo il futuro. Per questo al Senato ci si sta impegnando
per interventi sulla ricerca scientifica ed applicata,
finalizzati alla modernizzazione della struttura produttiva
nazionale.
E' un tema particolarmente attuale, addirittura vitale per il
Veneto, dove l'innovazione non può essere sostenuta dalle
piccole e medie imprese, ma deve essere il moderno strumento
attraverso il quale la comunità si dota di posti di lavoro veri.
Un tempo si mettevano a disposizione le aree, ora occorre mettere
a disposizione i cervelli.
Tino Bedin
Roma, 30 ottobre 1997
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il collegio senatoriale
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