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Lettera dal Senato. 26
I candidati alla presidenza della Commissione europea
di Tino Bedin
Stiamo partecipando, vi partecipiamo cioè da cittadini, alla prima discussione
"pubblica" sulla guida dellUnione Europea. La "candidatura" di
Romano Prodi alla presidenza della Commissione europea rivela finalmente ai cittadini
dellUnione quello che i ministri degli esteri e i primi ministri si sono finora ben
guardati dallammettere come la normalità: le "decisioni di Bruxelles",
della "lontana Bruxelles", non sono il frutto del caso ma della trattativa
spesso diplomaticamente riservata tra governi. A cominciare appunto dalla scelta della
composizione della Commissione europea, sulla quale ciascun membro dellUnione ha
diritto di proposta ma anche di veto.
Massimo DAlema, apprendista primo ministro, lo ha detto in televisione agli italiani
ed ha cercato di ricondurre la questione proprio alla normalità della trattativa
diplomatica: prima di accappigliarci tra italiani - ha detto - aspettiamo a verificare con
discrezione quello che è possibile ottenere dai membri dellUnione. Giusto.
Razionale. Fortunatamente impossibile.
Leuro ha cambiato gli europei. Impossibile
lasciare tutto a DAlema (e ai suoi quattordici colleghi) soprattutto perché la
vicenda delleuro ha cambiato gli europei. La moneta unica non è stata una scelta
dallalto: i cittadini di undici stati hanno "deciso" di avere una moneta
unica, accettando una riduzione del loro Stato sociale, un taglio ai deficit dei bilanci
statali, una riconversione produttiva che non ha finora creato occupazione. Lo hanno
deciso sostenendo i governi che nei vari paesi e in epoche diverse hanno attuato politiche
di questo tipo. Tanto e vero che Danimarca, Svezia e Regno Unito non sono nella moneta
unica perché le rispettive opinioni pubbliche hanno negato il consenso ai loro governi a
percorrere questa strada. Per la Grecia è diverso: lì la questione è esclusivamente
economica, tanto è vero che la Grecia punta ad entrare già nel 2001, pronta magari alla
circolazione delleuro nelle tasche e non solo nei computer.
Questa partecipazione diretta ed in solido dei cittadini dellUnione alleuro
sta facendo sentire i cittadini titolari delle questioni europee ed attenti alle sedi dove
vengono prese le decisioni. I nostri allevatori, tanto per fare un esempio, hanno ben
chiaro che il loro presente e ancor più il loro futuro (al di là della polemica interna
sulla gestione delle quote-latte) dipendono non dai "tecnici di Bruxelles" ma
dalla decisioni politiche che verranno prese. Politiche, appunto: la politica agricola
comune sarà infatti una componente di scelte più generali, che riguardano
lampliamento dellUnione ad Est, il rapporto con la sponda sud del Mediterraneo
(e quindi la gestione degli spostamenti umani e della sicurezza militare), le più
generali regole del commercio mondiale che lUnione Europea (e non i singoli Stati)
concorrerà a fissare.
Se deve essere un socialista mediterraneo... La sola
trattativa diplomatica è poi impossibile perché il dibattito italiano ne ha già reso
pubblico uno più complesso nel resto dellUnione. Sono cominciate a fioccare le
candidature.
E finalmente, pubblicamente lEuropa dei diplomatici e dei ministri degli Esteri si
sta mostrando ai suoi concittadini e fa capire le "regole" che la ispirano. Una
di queste regole ha un nome inglese e molto serio, che in italiano si traduce...
"manuale Cencelli". Proprio lui: criteri (quasi) matematici e quindi (quasi)
indiscutibili nellassegnazione degli incarichi. E una regola
"pubblica", a cui non ci si sottrae e nella quale, proprio come in matematica,
contano i numeri. La questione dellingresso degli eurodeputati forzisti nel gruppo
parlamentare popolare a Strasburgo è servita anche a questi "numeri".
In base al "manuale Cencelli" europeo è "stabilito" che dopo Jacques
Santer, democristiano e continentale (è lussemburghese), la presidenza dellUnione
europea tocca ad un socialista e mediterraneo. Ci si poteva mettere subito anche il nome e
il cognome, eccolo: Felipe Gonzales, socialista e spagnolo. Pare che questultimo sia
però più interessato allInternazionale Socialista. Ed ecco pronto, con le stesse
regole matematiche, un altro nome e cognome: Javier Solana, socialista e spagnolo
(è attualmente segretario generale della Nato).
Ma già Solana è una "seconda scelta". E poi non è mai stato primo ministro
(conta un po anche questo fatto, perché i primi ministri tra loro si conoscono e
sanno quindi chi scelgono). E ancora: gli spagnoli fino allavvento del governo prodi
in Italia hanno avuto molti incarichi mediterranei. Insomma, secondo il manuale Cencelli
europeo, visto che non cè Gonzales, tocca ad un italiano.
Proprio sulla base di questa regola matematica, ecco pronta la trappola di Cossiga: Romano
Prodi, mediterraneo lo è di sicuro, se accetta candidatura ed eventuale designazione
diventa definitivamente "socialista", visto che il posto tocca ai socialisti.
Con il che sgombrerebbe il terreno per lambizione cossighiana di un "reducismo
democristiano", che con Prodi in campo è del tutto irrealizzabile. Che la
"seconda scelta" di Cossiga, nel caso che Prodi rifiuti, sia il socialista
Giuliano Amato, rende evidente il gioco cossighiano nel rispetto delle "regole"
europee.
Ci sono molti che si interrogano sulle difficoltà di Romano Prodi ad accettare il
dibattito sulla presidenza della Commissione europea che lo coinvolge: vi leggono
impuntature ed anche velleità. Proviamo a vedere questa proposta nella logica di Cossiga
e il "distacco" di Prodi potrebbe avere anche unaltra più plausibile
spiegazione.
Se può essere un popolare... Il quale Prodi però
sulla scena politica europea non è certamente accasato con i socialisti, ma solidamente
con i popolari. Quandera presidente del Consiglio egli partecipava ai vertici dei
presidenti popolari, tanto che ad un certo punto fu in grado di dire ad Helmut Khol: o me
o Berlusconi alle riunioni; e Khol scelse il "democratico cristiano" Prodi.
Faccio questa osservazione, perché il lancio in Europa della candidatura di Prodi ha
fornito lo spunto per tentare di superare il manuale Cencelli, cioè che non sia più
prestabilito che il presidente della Commissione debba essere mediterraneo e socialista.
Ha osservato il governo tedesco: se al popolare Santer può succedere il popolare Prodi,
al continentale Santer può succedere il continentale e socialista Oscar Lafontaine,
tedesco di peso nel governo che ha sostituito quello di Helmut Khol. Ma se può essere un
popolare (Prodi) e un tedesco (Lafontaine) allora potrebbe essere un popolare tedesco. E a
questo punto si torna a nome e cognome già scritti: Helmut Khol, il grande cancelliere
dellunificazione tedesca, delleuro, dellUnione europea; leuropeo
al quale lultimo Consiglio dellUnione a Vienna ha conferito
unonorificenza toccata solo ai fondatori della Comunità europea, quelli che
partirono in sei, con il carbone, lacciaio e una grande speranza.
Il posto di Helmut Khol. Che sia Khol a guidare
lUnione lha proposto lattuale presidente Santer. Si tratta dunque di una
proposta che ha molto peso in più rispetto a quella di Cossiga e che rende più difficile
la posizione sostenuta da Massimo DAlema (posizione ha comunque istituzionalmente
corretta).
Quella di Santer è infatti di una proposta "politica" e non di un semplice
riconoscimento di ruolo. Anche se la nuova commissione europea verrà insediata dopo
lelezione del nuovo parlamento, le decisioni si prendono nella prima metà del 1999.
La presidenza dellUnione Europea è in questi sei mesi proprio della Germania; una
Germania che per il cambio di maggioranza non sembra disposta ad essere tra i locomotori
dellintegrazione; una Germania che sta rifacendo i conti dellallargamento; una
Germania che lancia la candidatura del suo superministro Lafontaine come segnale del peso
politico che vuole avere. Santer ha probabilmente individuato, attraverso la candidatura
di Helmut Khol la strada per garantire continuità di sviluppo allUnione europea e
contemporaneamente rassicurare i tedeschi. Il posto di Helmut Khol non è quindi solo...
tedesco, è soprattutto europeo, cioè misurato su quello che lUnione deve essere
per i cittadini che ha oggi e per i cittadini che si è impegnata ad avere in futuro.
Discutiamo anche dei commissari. Solana, Prodi (o
Amato), Lafontaine, Khol? Informiamoci, discutiamone. Al Senato, nei tempi tecnici
sufficienti perché ciò potesse eventualmente accadere, sono stato tra i firmatari di una
mozione, poi approvata, che sostiene la utilità politica dellelezione diretta ed
universale da parte di tutti i cittadini dellUnione del presidente della Commissione
europea. La mozione - lo sapevamo, lo sappiamo - era un gesto politico, senza conseguenze
immediate, ma segnalava lurgenza che delle questioni politiche dellUnione
siano sempre più direttamente investiti i cittadini.
E oltre che del presidente, discutiamo anche dei commissari, questi sì di diritto
spettanti allItalia: oggi sono Mario Monti ed Emma Bonino, scelti da Berlusconi
quando era al governo con Bossi. Hanno complessivamente amministrato bene. Ma quella che
si avvia con leuro, con il nuovo trattato di Amsterdam, con il nuovo parlamento
europeo e infine con la nuova Commissione è unaltra Europa rispetto a cinque anni
fa; anche la nostra rappresentanza deve rispondere a criteri diversi.
| 10/1/1999 webmaster@euganeo.it |
il
collegio senatoriale di Tino Bedin |