i-se43

Atto Senato 4216; legge quadro sul riordino dell'istruzione
La riforma dei cicli scolastici
Una cornice all'autonomia, alla parità e al nuovo esame di maturità
all'esame della Commissione Istruzione

di Raffaella di Sipio

Il contesto europeo della riforma
Nella maggior parte dei Paesi Europei l’istruzione è costruita su un doppio ciclo, primario e secondario, preceduto da una educazione prescolare e materna.
La scuola primaria termina tra i 10 e gli 11 anni.
Nel corso della scuola secondaria, tra i 15 e i 16 anni, si colloca l’opzione tra studi superiori e formazione professionale.
Inoltre, sul tema dell’istruzione il LIBRO BIANCO dell’Unione Europea ha indicato una serie di orientamenti per l’azione dei Governi degli Stati Membri:
- favorire sistemi di riconoscimento delle competenze che non sono necessariamente sancite da un diploma;
- offrire una seconda opportunità ai giovani in situazione di emarginazione tramite la scuola;
- favorire l’istruzione prescolastica;
- potenziare l’insegnamento delle lingue straniere comunitarie.

Il dibattito in Italia
Il dibattito sulla necessità di rinnovare il sistema della scuola italiana ha radici che risalgono alla fine degli anni Sessanta ma solo oggi si è riusciti, con la legge quadro all’esame del Senato (A.S.4216), a dare una risposta alle esigenze di cambiamento e una cornice all’autonomia, alla parità e al nuovo esame di maturità.
La coalizione dell’Ulivo aveva delineato nel 1995 un organico disegno di riforma della Pubblica Istruzione che il 14 gennaio 1997 si concretizzava nella presentazione al Parlamento di un documento sul riordino dei cicli scolastici. Il documento ha però suscitato reazioni contrastanti, soprattutto in merito alla impostazione eccessivamente funzionale alla esigenza di creare un collegamento con il mondo del lavoro e alla scelta di rendere obbligatorio l’ultimo anno della scuola materna. Comunque, si è trattato di un primo significativo sforzo di riforma complessiva.
Ci sono voluti ben trenta anni di tentativi falliti e, finalmente, nel corso della XIII^ legislatura (in data 23 settembre 1999) la Camera ha approvato la riforma dei cicli scolastici.

Il contenuto dell'A.S. 4216
In primo luogo, nell’articolo 1, 2 comma e nell’articolo 3 si riconosce dignità alla scuola dell’infanzia. Questa ha durata triennale e non è obbligatoria; è volta alla educazione e allo sviluppo affettivo, cognitivo e sociale dei bambini di età compresa tra i tre e i sei anni. Inoltre, sono previste concessioni all’istruzione privata attraverso il sostegno alle famiglie.
Il periodo di scolarità viene ridotto di un anno: da 13 a 12, di cui 9 obbligatori (articolo 1, 3 comma).
Viene eliminata anche la divisione tra elementari e medie. A questa si sostituisce la distinzione tra scuola di base (articolo 3) e scuola secondaria (articolo 4).
Per sette anni gli studenti frequenteranno un ciclo di base "unitario ed articolato in rapporto alle esigenze di sviluppo degli alunni". Nel corso di detto ciclo è previsto il graduale passaggio dagli ambiti disciplinari alle singole discipline.
Le scelte sul proseguimento del corso degli studi si collocano all’interno del biennio obbligatorio del ciclo secondario. Questo si svolgerà "negli attuali istituti di istruzione secondaria di secondo grado che assumono la denominazione di licei" (secondo un giusto principio di pari dignità) e sarà articolato in quattro grandi aree tematiche:
A) classico-umanistica;
B) scientifica;
C) tecnica e tecnologica;
D) artistica e musicale.
Al termine del periodo dell’obbligo scolastico è rilasciata una certificazione attestante il percorso didattico svolto e le competenze acquisite.
A questo punto, l’obbligo formativo potrà essere compiuto completando gli studi ovvero nella formazione professionale o attraverso l’apprendistato.

Le maggiori critiche ed incognite riguardano proprio la struttura della scuola secondaria. Il fatto che agli studenti, insieme alle materie obbligatorie di indirizzo, saranno fornite le conoscenze necessarie per potere maturare un eventuale cambiamento delle scelte effettuate prima di decidere se e come completare gli studi non è unanimemente condiviso.
In questa stessa ottica, è oggetto di contestazione la possibilità di accedere alla formazione professionale fin dal secondo anno e solo su richiesta delle famiglie. In sostanza, si paventa un rischio di "eccesso di mobilità".

I più conservatori chiedono di mantenere inalterata la natura degli istituti, siano essi di tipo liceale o professionale. Questo orientamento potrebbe però rivelarsi "pericoloso" ove si combinasse con la tentazione del mondo universitario di subordinare le iscrizioni ad adeguati curriculum. Dunque, se il punto di forza della riforma è la "intersezione" tra conoscenze di base e continua possibilità di ritorno al sistema formativo diventa assolutamente centrale la compilazione dei curriculum e delle materie obbligatorie di competenza ministeriale.

I nuovi cicli saranno resi operativi in modo progressivo. Il legislatore ha infatti previsto che entro sei mesi dalla definitiva approvazione della proposta di legge in titolo il Governo presenterà al Parlamento un programma quinquennale di attuazione della riforma (articolo 6).

5 ottobre 1999


14/12/1999
webmaster@euganeo.it
home page
il collegio senatoriale di
Tino Bedin