i-se28

Verso l'armonizzazione europea dei sistemi di istruzione superiore
Un preciso segnale ai giovani europei

L'Europa della conoscenza è un fattore di crescita ed un elemento importante per consolidare e arricchire la cittadinanza

di Ortensio Zecchino
Ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica

Un anno fa a Parigi, quattro Paesi, (Italia, Francia, Germania e Regno Unito) sottoscrissero, tramite i rispettivi Ministri dell’Università, un documento in cui si gettavano le basi per la costruzione di uno spazio comune europeo di istruzione superiore. Quel documento, conosciuto sotto il nome di Dichiarazione della Sorbona, aveva un valore quasi pionieristico, viste da un lato le differenze talvolta marcate dei singoli sistemi universitari europei e, dall’altro, l’assenza nel Trattato di Maastricht di impegni vincolanti nel senso di raggiungere quell’obiettivo.
A distanza di un anno, anche sulla spinta di tutte le componenti del mondo accademico europeo, l’idea – o meglio, la necessità – di dar vita effettivamente ad una libera circolazione di docenti e studenti all’interno dell’unione e di equiparare i titoli di studio, è cresciuta anche oltre le migliori aspettative. Prova ne sia il fatto che venerdì e sabato scorsi a Bologna, oltre trecento esponenti del mondo accademico e ben trenta Ministri dell’Università (in rappresentanza, praticamente, di tutta l’Europa, e non solo dell’Ue) si sono incontrati per rilanciare l’impegno della Sorbona.
La Dichiarazione che ho sottoscritto, insieme ai colleghi Ministri, al termine del convegno, parte dal presupposto che l’Europa della conoscenza è ormai diffusamente riconosciuta come insostituibile fattore di crescita e come elemento indispensabile per consolidare ed arricchire la cittadinanza europea, conferendo ai cittadini le competenze necessarie per affrontare le sfide del nuovo Millennio insieme alla consapevolezza dei valori condivisi e dell’appartenenza ad uno spazio sociale e culturale comune. Ed in questo senso, il ruolo che deve giocare l’Università è centrale.
D’altra parte, come si può dimenticare che nel 1988, ancora a Bologna (in occasione del IX centenario dell'Alma Mater), i Rettori degli Atenei convenuti da tutto il mondo firmarono una Magna Charta che spingeva "idealmente" ad ampliare lo spazio comune dell’istruzione superiore?
Oggi, anche spronati da quella spinta ideale, esponenti di Governo si impegnano a trasferire in conseguenti decisioni politiche gli impegni sottoscritti sabato. Ed è con una certa soddisfazione che va sottolineato come il nostro Paese, attraverso l’ampia riforma del sistema universitario in atto (che entrerà a regime dall’anno accademico 2000/2001), risponde a quelli che dovrebbero essere – anche se non ci nascondiamo le difficoltà che ancora dovranno essere superate – i criteri generali sui quali costruire lo spazio comune europeo: un modello di studi suddiviso in due cicli (un primo di tre anni ed un secondo di due), un sistema integrato di crediti didattici per una più facile mobilità nei diversi Paesi europei, la rimozione degli ostacoli alla circolazione di docenti e studenti, il raggiungimento di una comparazione europea nella valutazione della qualità.
La necessità della valutazione della qualità nella didattica e nella ricerca appare un obiettivo comune e condiviso. Insieme ad altre urgenze. Come quella di pervenire a sistemi leggibili e trasparenti o quella, fondamentale, di far sì che il mondo dell’istruzione risponda sempre più adeguatamente alle richieste del mondo del lavoro e favorisca l’occupabilità dei propri diplomati. Un confronto generale su tutti questi temi, dopo il solenne avvio di Bologna, non potrà che favoire i processi di riforma nazionali in atto.
Siamo infatti convinti che un sistema più "leggibile" dall’esterno non può che concretizzarsi tramite un percorso comune di livelli di studio. Ciò favorirà, fra l’altro, la competitività del sistema europeo a livello internazionale e l’attrazione del sistema Europa nel suo complesso. Le differenze culturali e linguistiche costituiscono infatti la nostra ricchezza, ed è sulla specificità culturale europea che il sistema, nel suo complesso, dovrà contare.
Gli obiettivi che ci poniamo sono certamente ambiziosi, ed è per questo che ipotizziamo in un decennio l’arco temporale entro il quale si dovrà giungere ad una effettiva armonizzazione dei sistemi di istruzione superiore dei Paesi europei. Armonizzazione e convergenza, dunque. Non pensiamo infatti di uniformare il Continente, ma a dare un preciso segnale ai giovani europei, questo sì: e cioè che l’Europa non è solo Euro, banche ed economia.


1 ottobre1999
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