i-se27

Piena dignità all'istruzione tecnica superiore
Formazione tecnica, infrastruttura essenziale
per lo sviluppo
Potenziamento delle capacità critiche dei giovani

di Sergio Zoppi
Sottosegretario alla Pubblica Istruzione

Una recente legge, la n. 144 del 17 maggio 99 contenente misure in materia di investimenti, ha anche dato, all’art. 67 piena dignità all’istruzione e alla formazione tecnica superiore.
Infatti quell’articolo, in parti essenziali, recita che per riqualificare e ampliare l’offerta formativa destinata ai giovani e agli adulti, occupati e non occupati, nell’ambito del sistema di formazione integrata superiore (FIS), è istituito il sistema dell’istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS), al quale si accede di norma con il possesso del diploma di scuola secondaria superiore.
Le regioni programmano l’istituzione dei corsi dell’IFTS, che sono realizzati con modalità che garantiscono l’integrazione tra sistemi formativi, sulla base di linee guida definite d’intesa tra i Ministri della pubblica istruzione, del lavoro e della previdenza sociale e dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica, la Conferenza unificata Stato-regioni e le parti sociali mediante un apposito comitato nazionale. Alla progettazione dei corsi dell’IFTS concorrono università, scuole medie superiori, enti pubblici di ricerca, centri e agenzie di formazione professionale accreditati e imprese o loro associazioni, tra loro associati anche in forma consortile.
Nel sistema formativo italiano è pertanto entrata a pieno titolo la formazione tecnico-professionale superiore integrata, con la finalità di preparare operatori qualificati rapidamente inseribili nelle imprese, nelle pubbliche amministrazioni e nei servizi tradizionali e avanzati.
Si è giunti all’importante risultato grazie al lavoro intenso e intelligente degli uffici ministeriali e a un comitato di progettazione e di coordinamento - che ho il privilegio di presiedere - all’interno dello stesso Ministero della pubblica istruzione che si avvale dell’apporto, tanto determinante quanto ben finalizzato e reso armonico ed efficace, dei ministeri dell’università e del lavoro, delle regioni, delle province, dei comuni, delle università, dei sindacati dei lavoratori, della Confindustria e, di recente, anche della Confapi e della Cofsal; con l’alimentazione tecnica di agenzie specializzate, in primo luogo l’Isfol.
Pertanto, con la formazione integrata superiore (FIS) si è avviato un percorso formativo post-secondario non universitario e non in continuità con la scuola, i cui primi progetti pilota si sono realizzati a partire dallo scorso anno. Va sottolineato che i corsi, particolarmente intensivi, vanno da due a quattro semestri, in alternanza fra aula ed esperienze pratiche.
L’attenzione è posta sia sul potenziamento delle capacità conoscitive e critiche dei giovani che sulle esigenze del mercato del lavoro, in un raccordo stringente tra livello nazionale (qualità e standard europei) regionale (programmazione e coordinamento) e locale (scuole, imprese, amministrazioni provinciali e comunali, ordini professionali, università, centri formativi).
Il sistema, trae giovamento da esperienze francesi ed anche spagnole, tedesche ed austriache, ma si distingue per alcune peculiarità che traggono vantaggio dalla pratica altrui. Esso punta a valorizzare le autonomie tecniche gestionali dei vari soggetti coinvolti, e ad assumere il territorio quale unità di riferimento dello sviluppo secondo un modello di governo decentrato che valorizza il dialogo sociale.
Con la legge sopra ricordata si è data quindi alla FIS piena dignità, riconoscendo che tanto l’istruzione quanto la formazione sono infrastrutture essenziali per il riequilibrio territoriale, il rilancio produttivo, l’aumento dell’occupazione e lo sviluppo sociale e culturale del paese. L’Italia, come è ben noto, è indietro, rispetto ai vari paesi europei, per il numero dei giovani che ha completato un ciclo post-diploma. La FIS rappresenta un correttivo lungo la linea della preparazione - anche in questo settore risultiamo deficitari - dei "lavoratori della conoscenza", ovvero di quegli operatori che - nel lavoro autonomo o dipendente - ricoprono i ruoli intermedi, con la capacità di svolgere funzioni innovative e trainanti.
Per l’anno 1998-1999 i progetti IFTS approvati e finanziati sono 227, dei quali 64 effettivamente già iniziati in nove regioni: Calabria, Emilia-Romagna, Liguria, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto. La Toscana è in testa, seguita da Piemonte, Liguria e Calabria. Tutti i corsi inizieranno entro il non lontano mese di ottobre. A regime, la ripartizione per aree geografiche risulterà la seguente: nord 86, centro 41, sud 100.
Le 227 scuole pilota impegnate - che si avvalgono di numerosi docenti selezionati sul mercato - sono prevalentemente istituti tecnici (ben 155) seguiti a distanza da quelli professionali (53). Appaiono anche presenti i licei (8), gli istituti d’arte (9) e i poli scolastici (2). Gli alunni previsti 5675, 2150 dei quali al nord, 1025 al centro, 2500 al sud.
La regione maggiormente coinvolta nell’attivazione di questi corsi è la Lombardia (30), seguita dalla Campania (26), dalla Toscana (25), dalla Puglia (22), dall’Emilia Romagna (18), dal Veneto (16), dalla Sicilia (16), dalla Sardegna (15) e dalla Calabria (12).
Le province non presenti sono 26 ripartite tra tutta la penisola ma con la significativa assenza di 6 siciliane. Occorrerà intensificare il lavoro, perché dal prossimo anno (i bandi sono imminenti) il numero delle province assenti si abbatta drasticamente.
I settori produttivi rappresentati si distribuiscono prevalentemente tra industria e commercio (30 per cento). Seguono ambiente, territorio, beni culturali e restauro (19 per cento), trasporti e logistica (10 per cento), qualità e sicurezza (10 per cento). Risultano rappresentati nell’ordine (da un 9 a un 2 per cento): edilizia e recupero dei centri storici, agricoltura e zootecnia, telematica, informatica, multimedialità e telecomunicazioni, turismo e agriturismo, attività artistiche, servizi sociali.
Le figure professionali ricorrenti spaziano da esperti in automazione industriale a quelli ambientali, da tecnici per il trattamento dei rifiuti ai restauratori, dagli addetti alla logistica integrata a quelli al controllo qualità e sicurezza.
La cifra complessiva impegnata risulta dalla somma di 30 miliardi CIPE, più 40 prelevati dai fondi della legge 440/1997 ai quali si aggiungono 25 di risorse regionali, per un totale di 95 miliardi di lire.
Al presente, il comitato di progettazione sta seguendo le attività in corso e lavorando alla seconda, imminente fase di progettazione che prepara il ruolo ancor più significativo delle regioni e dell’intero sistema delle autonomie locali. Una forte attenzione è dedicata in questa fase alla rilevazione dei fabbisogni, al monitoraggio, agli standard di qualità, alla valutazione e alla certificazione, ed anche a facilitare il rafforzamento della già proficua collaborazione, in sede locale, di soggetti diversi e tutti preziosi per la migliore riuscita dell’innovativo sistema di formazione.
Un’esperienza, infine, quella in corso, che richiede di essere meglio conosciuta e apprezzata, e naturalmente messa a punto in tutti i suoi molteplici e delicati aspetti e valutata. Un’esperienza infine che va rafforzata, ponendola in condizione, con l’anno 1999/2000, di entrare a regime. Essa rappresenta anche una faccia del modo nuovo, e tutto diverso dal passato, di rapportarsi delle pubbliche amministrazioni centrali con le realtà vive e con le attese del Paese e si rapporta efficacemente ai quattro assi del nuovo sistema dell’istruzione e della formazione quali infrastrutture essenziali per lo sviluppo del paese: l’aumento dell’occupazione e il riequilibrio territoriale, il sostegno ai bisogni di pari opportunità e di promozione umana e professionale delle nuove generazioni, l’allineamento italiano all’economia della conoscenza, il traino di una generale riqualificazione del mondo del lavoro.


13 settembre 1999
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