| Il rettore dell'Unisità di Padova, Vincenzo Milanese, invita i parlamentari padovani, il sindaco di Padova
e il presidente della Provincia di Padova ad un incontro con il
Senato accademico dell'Ateneo che si tiene
lunedì 3 ottobre alle ore 12.30 presso
l'Archivio Antico al Palazzo del Bo, per
condividere le preoccupazioni dell'Ateneo a
seguito dell'iter parlamentare sul disegno di
legge sullo stato giuridico dei docenti universitari. L'incontro, al quale partecipa tra gli altri il senatore Tino Bedin, avviene dopo che in Senato il governo ha posto la fiducia sul disegno di legge, impedendo ogni modifica.
L'iniziativa del rettore Milanese nasce da un mandato ricevuto dal Senato accademico con un documento del 27 settembre. Lo pubblichiamo.
Il Senato Accademico dell’Università di Padova
riunito il giorno 27 settembre, fa proprio il documento della CRUI del 22
settembre u.s., in merito alla grave decisione di troncare la discussione
nella competente commissione parlamentare e di portare direttamente in aula
del Senato della Repubblica il provvedimento sullo stato giuridico ed il
reclutamento dei docenti, senza che sia stato definito un testo a seguito del
dibattito avviato in luglio in VII Commissione;
ribadisce il proprio giudizio fortemente e motivatamente critico sul testo
presentato dal Ministro in Commissione, che non risolve affatto i problemi che
intendeva affrontare ma, al contrario, si configura oggettivamente come carico
di conseguenze negative per gli Atenei del Paese;
esprime il proprio sconcerto e la propria preoccupazione nel constatare che
nessun riferimento alla ricerca come primario diritto-dovere dei docenti
universitari è presente nel testo, quasi si sottintendesse che il “luogo”
della ricerca in Italia sia da definirsi al di fuori delle Università, per le
quali sempre di meno si stanzia nei bilanci dello Stato, affinché tale
diritto-dovere possa essere effettivamente esercitato;
osserva come il provvedimento istituzionalizzi il precariato risolvendo nel
peggiore dei modi il nodo del reclutamento dei giovani, che saranno sempre più
incentivati ad abbandonare gli Atenei da una previsione normativa che non
offre loro condizioni neppure lontanamente paragonabili a quelle che possono
trovare nella maggior parte degli altri Paesi avanzati, nel momento stesso in
cui non vengono prefigurandosi per loro opportunità di assunzione in modo
stabile se non dopo un lungo periodo di precariato, in un Paese, come il
nostro, connotato da un mercato del lavoro intellettuale particolarmente
rigido; in aggiunta, appare evidente nel testo una volontà di mortificare i
ricercatori universitari in servizio, senza un adeguato riconoscimento delle
funzioni svolte in questi anni attraverso l’istituzione di un terzo livello
di docenza di ruolo, necessario altresì per dare ai giovani una reale
prospettiva;
sottolinea peraltro l’urgenza di una riforma dell’attuale normativa
concorsuale, che potrebbe andare positivamente definendosi secondo le linee
proposte dal testo governativo, ma a condizione che sia effettivamente
realizzato un sistema nazionale di valutazione degli Atenei attraverso
l’istituzione di un’agenzia indipendente che assicuri terzietà ed imparzialità
di giudizio; così come urgente si configura l’esigenza di dare una soluzione
soddisfacente al nodo della distinzione tra procedure per il reclutamento e
regole per le progressioni di carriera dei docenti già in servizio;
ritiene inaccettabile che il provvedimento contenga una esplicita previsione
normativa che esclude ogni onere aggiuntivo sul bilancio dello Stato derivante
dal provvedimento stesso, dichiarando paradossale ed insensato che tale
previsione sia inserita in un provvedimento che il DPEF strettamente ma
contraddittoriamente collega con l’obiettivo dichiarato della volontà di
realizzare il rilancio dell’università italiana per la quale si riconosce
l’esigenza di un “salto di qualità”;
considera imprescindibile che su una così rilevante riforma strutturale del
sistema universitario si rinunci ad inaccettabili forzature e si raggiunga il
necessario livello di condivisione tra le forze parlamentari e negli Atenei;
dichiara all’opinione pubblica di non essere in grado di garantire, nella
situazione così venutasi a creare, il regolare avvio dell’anno accademico;
dà mandato al Rettore di definire, in collegamento con la CRUI, forme di
risposta e di protesta adeguate alla gravità della situazione, non escludendo
tra queste l’autosospensione degli organi collegiali.
Sempre martedì 27 settembre si è svolta l'assemblea dei docenti dell'università di Padova, che si è conclusa con l'approvazione del documento che pubblichiamo.
L'Assemblea dei docenti (strutturati e non strutturati) dell'Universita'
di Padova, tenutasi al Bo' il 27 settembre 2005, in concomitanza con
l'inizio della votazione del DDL-Moratti sullo stato giuridico nell'aula
del Senato, si dichiara totalmente contraria ai contenuti del DDL stesso e
alla procedura formale attuata in Parlamento, con cui il governo sta
tentando di imporre il proprio testo di legge, applicando in modo
quantomeno inusitato e opinabile il regolamento del senato.
Il testo, se approvato, porterà alla distruzione dell'Università
pubblica italiana, con un'estrema precarizzazione dell'attività
universitaria che creerà danni pressoché irreversibili per la ricerca,
allontanando i giovani e abbassando il livello dell'impegno didattico.
Inoltre, i concorsi per la docenza diversificati da sede a sede
sgretoleranno il sistema nazionale universitario per darlo in mano ancora
una volta ai potentati locali e nazionali.
In questa situazione l'Assemblea di Padova chiede il ritiro del DDL e
una presa di posizione di totale dissenso, nel merito e nel metodo, sia
agli organismi nazionali che a quelli locali dell'Università di Padova,
arrivando anche a forme di lotta come il blocco dell'inizio dell' anno
accademico e le dimissioni o l'autosospensione degli organismi collegiali.
|