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SCUOLA
LUNEDÌ 3 OTTOBRE 2005

Padova, Bò - Ore 12
L'università di Padova preoccupata
per la riforma della docenza

Il Senato accademico incontra i parlamentari locali
Il rettore dell'Unisità di Padova, Vincenzo Milanese, invita i parlamentari padovani, il sindaco di Padova e il presidente della Provincia di Padova ad un incontro con il Senato accademico dell'Ateneo che si tiene lunedì 3 ottobre alle ore 12.30 presso l'Archivio Antico al Palazzo del Bo, per condividere le preoccupazioni dell'Ateneo a seguito dell'iter parlamentare sul disegno di legge sullo stato giuridico dei docenti universitari. L'incontro, al quale partecipa tra gli altri il senatore Tino Bedin, avviene dopo che in Senato il governo ha posto la fiducia sul disegno di legge, impedendo ogni modifica.

L'iniziativa del rettore Milanese nasce da un mandato ricevuto dal Senato accademico con un documento del 27 settembre. Lo pubblichiamo.
Il Senato Accademico dell’Università di Padova
riunito il giorno 27 settembre, fa proprio il documento della CRUI del 22 settembre u.s., in merito alla grave decisione di troncare la discussione nella competente commissione parlamentare e di portare direttamente in aula del Senato della Repubblica il provvedimento sullo stato giuridico ed il reclutamento dei docenti, senza che sia stato definito un testo a seguito del dibattito avviato in luglio in VII Commissione;
ribadisce il proprio giudizio fortemente e motivatamente critico sul testo presentato dal Ministro in Commissione, che non risolve affatto i problemi che intendeva affrontare ma, al contrario, si configura oggettivamente come carico di conseguenze negative per gli Atenei del Paese;
esprime il proprio sconcerto e la propria preoccupazione nel constatare che nessun riferimento alla ricerca come primario diritto-dovere dei docenti universitari è presente nel testo, quasi si sottintendesse che il “luogo” della ricerca in Italia sia da definirsi al di fuori delle Università, per le quali sempre di meno si stanzia nei bilanci dello Stato, affinché tale diritto-dovere possa essere effettivamente esercitato;
osserva come il provvedimento istituzionalizzi il precariato risolvendo nel peggiore dei modi il nodo del reclutamento dei giovani, che saranno sempre più incentivati ad abbandonare gli Atenei da una previsione normativa che non offre loro condizioni neppure lontanamente paragonabili a quelle che possono trovare nella maggior parte degli altri Paesi avanzati, nel momento stesso in cui non vengono prefigurandosi per loro opportunità di assunzione in modo stabile se non dopo un lungo periodo di precariato, in un Paese, come il nostro, connotato da un mercato del lavoro intellettuale particolarmente rigido; in aggiunta, appare evidente nel testo una volontà di mortificare i ricercatori universitari in servizio, senza un adeguato riconoscimento delle funzioni svolte in questi anni attraverso l’istituzione di un terzo livello di docenza di ruolo, necessario altresì per dare ai giovani una reale prospettiva;
sottolinea peraltro l’urgenza di una riforma dell’attuale normativa concorsuale, che potrebbe andare positivamente definendosi secondo le linee proposte dal testo governativo, ma a condizione che sia effettivamente realizzato un sistema nazionale di valutazione degli Atenei attraverso l’istituzione di un’agenzia indipendente che assicuri terzietà ed imparzialità di giudizio; così come urgente si configura l’esigenza di dare una soluzione soddisfacente al nodo della distinzione tra procedure per il reclutamento e regole per le progressioni di carriera dei docenti già in servizio;
ritiene inaccettabile che il provvedimento contenga una esplicita previsione normativa che esclude ogni onere aggiuntivo sul bilancio dello Stato derivante dal provvedimento stesso, dichiarando paradossale ed insensato che tale previsione sia inserita in un provvedimento che il DPEF strettamente ma contraddittoriamente collega con l’obiettivo dichiarato della volontà di realizzare il rilancio dell’università italiana per la quale si riconosce l’esigenza di un “salto di qualità”;
considera imprescindibile che su una così rilevante riforma strutturale del sistema universitario si rinunci ad inaccettabili forzature e si raggiunga il necessario livello di condivisione tra le forze parlamentari e negli Atenei;
dichiara all’opinione pubblica di non essere in grado di garantire, nella situazione così venutasi a creare, il regolare avvio dell’anno accademico;
dà mandato al Rettore di definire, in collegamento con la CRUI, forme di risposta e di protesta adeguate alla gravità della situazione, non escludendo tra queste l’autosospensione degli organi collegiali.

Sempre martedì 27 settembre si è svolta l'assemblea dei docenti dell'università di Padova, che si è conclusa con l'approvazione del documento che pubblichiamo.
L'Assemblea dei docenti (strutturati e non strutturati) dell'Universita' di Padova, tenutasi al Bo' il 27 settembre 2005, in concomitanza con l'inizio della votazione del DDL-Moratti sullo stato giuridico nell'aula del Senato, si dichiara totalmente contraria ai contenuti del DDL stesso e alla procedura formale attuata in Parlamento, con cui il governo sta tentando di imporre il proprio testo di legge, applicando in modo quantomeno inusitato e opinabile il regolamento del senato.
Il testo, se approvato, porterà alla distruzione dell'Università pubblica italiana, con un'estrema precarizzazione dell'attività universitaria che creerà danni pressoché irreversibili per la ricerca, allontanando i giovani e abbassando il livello dell'impegno didattico. Inoltre, i concorsi per la docenza diversificati da sede a sede sgretoleranno il sistema nazionale universitario per darlo in mano ancora una volta ai potentati locali e nazionali.
In questa situazione l'Assemblea di Padova chiede il ritiro del DDL e una presa di posizione di totale dissenso, nel merito e nel metodo, sia agli organismi nazionali che a quelli locali dell'Università di Padova, arrivando anche a forme di lotta come il blocco dell'inizio dell' anno accademico e le dimissioni o l'autosospensione degli organismi collegiali.


2 ottobre 2005
sc-035
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Tino Bedin