SCUOLA

Riforma Moratti: è ancora una scatola vuota
È già adesso una scuola impoverita di risorse e di speranze
La Finanziaria 2003 ha svuotato i Piani di offerta formativa elaborati in autonomia dalle singole scuole

di Patrizia Cibin
Responsabile regionale Scuola e formazione della Margherita

Il Parlamento ha approvato la legge di delega sulla riforma della scuola. A questo punto, però, la riforma é appena avviata: resta infatti, al ministro Moratti, il compito di sostanziarla mediante una complessa serie di provvedimenti (e non si tratta di inezie, ma di questioni fondamentali; per esempio, non sappiamo ancora cosa ci starà dentro ai famosi otto licei).
Nel frattempo, la scuola reale sta facendo i conti, nel vero senso della parola, con i tagli delle ultime due Leggi finanziarie.
La finanziaria 2003 prevede un taglio complessivo per il settore dell'istruzione pari a 1.304,5 milioni di euro; ma ancor prima, il decreto emanato dal Governo a fine novembre 2002 tagliava somme già stanziate dalle singole scuole nei loro bilanci, per la realizzazione di interventi educativi e progetti didattici . Tale operazione, all'ultimo mese dell'esercizio finanziario e ad anno scolastico ampiamente avviato, vanificava la programmazione compiuta a ottobre dalle scuole, nei Piani dell'Offerta Formativa. Ecco qualche esempio delle angustie che le scuole, nell'ordinaria quotidianità, si trovano ad affrontare.
1- sostegno all'handicap: aumentano gli studenti portatori di handicap (+5.216 negli ultimi tre anni) e diminuiscono gli insegnanti (-1042), mentre la finanziaria 2003 dispone di rivedere i criteri per la certificazione dell'handicap, allo scopo di diminuire il numero di studenti bisognosi, in sostanza "declassando" alcune tipologie. Il risultato è che gli studenti in difficoltà sono privi di sostegno e gli insegnanti si trovano a gestire, nelle classi, situazioni estremamente differenziate, col rischio di difficoltà nello svolgimento della programmazione curricolare.
2- apprendimento delle lingue straniere: il progetto Lingue 2000, quello che ha fino ad oggi finanziato l'incremento dell'insegnamento della prima o della seconda lingua straniera nella scuola media e ha consentito, nelle superiori, il conseguimento delle certificazioni europee, viene decurtato del 55%. In diverse scuole superiori, dove la certificazione era un'attività molto richiesta e motivante per gli studenti, non si é potuto fare altro che chiedere alle famiglie di pagarsi questa opportunità.
3-integrazione degli immigrati: il finanziamento non è stato decurtato, ma non si sono avuti investimenti ulteriori; perciò, dato che aumentano gli studenti stranieri, il calo della disponibilità per ciascun alunno è sensibile. Molte scuole stanno provvedendo all' insegnamento di italiano seconda lingua utilizzando, per il momento, il fondo d'Istituto, finché avrà capienza. Non è più possibile, come avveniva gli scorsi anni, impiegare le ore a disposizione degli insegnanti di lettere o di lingue, dato che le cattedre sono ormai tutte a diciotto ore.
4-attività sportive integrative: il finanziamento, che negli anni scorsi era aggiuntivo, da quest'anno - almeno in Veneto - è stato attribuito alle scuole all'interno dei fondi per l'offerta formativa. Anche qui, il risultato è che le scuole possono scegliere se tagliare l'attività o svolgerla a pagamento delle famiglie.
Ma, al di là dei singoli aspetti, è la stessa autonomia scolastica riconosciuta dalla Costituzione a trovarsi del tutto esposta. Con l'autonomia, alla scuola è stata affidata la responsabilità di decidere su questioni fondamentali, come il curricolo d'Istituto e il Piano dell'Offerta Formativa. Ogni istituto ha la possibilità di darsi un modello organizzativo, di individuare e progettare le attività formative più idonee alle esigenze dei propri alunni, tenendo conto, anche, del contesto territoriale in cui è inserito. E' evidente che i tagli di spesa ostacolano e vanificano i tentativi delle scuole di riorganizzare i tempi e gli spazi dell'attività formativa, superando la rigidità delle classi, innovando la didattica, sperimentando modalità di ricerca e sviluppo così come il decreto del 1999 stabilisce. In un tale quadro, emerge con chiarezza la difficoltà di garantire l'offerta agli stessi livelli degli scorsi anni, anche perché gli organici degli insegnanti hanno subito riduzioni significative. Lo scorso anno è stata la scuola superiore ad essere maggiormente penalizzata da questi interventi: a fronte di un incremento di 40.655 alunni, (prevalentemente dovuto all'obbligo scolastico) con un aumento di 1.258 classi, c'è stata una diminuzione di 3.345 cattedre. Il decreto del settembre 2002 "Misure urgenti per la scuola, l'Università, la ricerca scientifica…" ha stabilito, per i docenti soprannumerari, i corsi di riconversione professionale; se la riconversione o il passaggio ad altra amministrazione non dovessero andare a buon fine, scatterebbero la Cassa integrazione e il licenziamento. Ancora, poiché il disegno del Ministero è quello di eliminare le compresenze nella didattica, un Ordine del giorno della Camera ha chiesto che gli insegnati tecnico-pratici in possesso del solo diploma di scuola media superiore vadano a coprire il 25% dei posti disponibili di tipo amministrativo. Nulla si dice dei tecnici che non rientreranno in tale percentuale, sicché, anche per questi insegnanti, che hanno maturato negli anni competenze didattiche preziose, permettendo - tra l'altro - l'utilizzo dei laboratori, si profila una grave incertezza.
Nella scuola reale è oggi palpabile, tra gli insegnanti, lo stato di scoramento derivante dalla precarietà del proprio lavoro e dalla constatazione che, finora, dal progetto di riforma non emerge alcuna qualità didattica e pedagogica. Alcuni interventi di sostanza, decisivi per la qualità della scuola, sono passati - a scopo di risparmio - tramite finanziarie e decreti taglia-spese, ma, onestamente, non si può dire che abbiano valorizzato il lavoro dei docenti né incrementato le opportunità per gli studenti. E' accaduto con l'esame di Stato svolto dai soli docenti interni: la caduta del valore del titolo di studio è già avvenuta, come ha reso evidente l'Università Bocconi con la decisione di selezionare gli studenti aspiranti all'iscrizione senza tener conto dell'esito dell'Esame di Stato: evidentemente, l'esame attuale, condotto dai soli docenti interni, non rappresenta più una certificazione attendibile delle competenze acquisite nel corso del quinquennio.

marzo 2003

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18 marzo 2003
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