La scuola presente in tutti i paesi:
un patrimonio da non mettere in liquidazione
La riforma dei cicli scolastici: un tema che tocca l'attuale media
La politica scolastica, dal dopoguerra, è caratterizzata dall'impegno di diffondere, il più possibile, la cultura sul territorio: impegno motivato dalla necessità di far crescere il tasso culturale nel modo più omogeneo possibile. L'istituzione della scuola media unica ha costituito un punto di riferimento culturale sul territorio; essa può mantenere una "luce" accesa per non disperdere ricchezza di storia, cultura, tradizioni.
Inoltre la scuola media inferiore dagli anni Sessanta ad oggi ha maturato un valido patrimonio di esperienza da valorizzare: dai laboratori d'innovazione alla flessibilità organizzativa; dal bilinguismo all'accoglienza delle persone portatrici di handicap.
C'è una discussione aperta e interessante dal punto di vista pedagogico: la riforma cancella la scuola media inferiore dilatando quella elementare? Si avrà ancora spazio per la scuola della preadolescenza? Forse è più interessante domandarsi se oggi, con l'attuale organizzazione scolastica, siano davvero salvaguardate le esigenze psicologiche, didattiche ed educative delle alunne e degli alunni che tra i dieci e gli undici anni lasciano la scuola elementare per frequentare la scuola media.
Ma la domanda politica alla quale dare risposta a proposito di ristrutturazione della scuola media, dovrebbe essere il ruolo territoriale della scuola di base. Il disegno di legge del governo, infatti, non riesce ad allontanare la sensazione un po' liquidatoria rispetto alla necessità di mantenere nel territorio una presenza scolastica più unitaria e più distesa nel tempo. Una sensazione che sicuramente allarma e contrasta con la politica scolastica che ha, fino ad oggi, dimostrato di avere una validità; ma contrasta anche con la politica dell'Autonomia che il governo intende promuovere, attraverso il coinvolgimento responsabile delle autonomie locali.
Del resto molti concordano che occorre rivedere la formazione professionale che è la seconda gamba del sistema scolastico italiano, dall'ultimo anno dell'obbligo al post-diploma. In questa revisione serve il rafforzamento del raccordo con il territorio. Ora questo raccordo non si improvvisa, ma deve essere una delle componenti essenziali dell'intera architettura dei cicli scolastici, anche se è destinato a diventare "operativo" prevalentemente nella formazione professionale.
| 12/06/1998 webmaster@euganeo.it |
il collegio senatoriale di Tino Bedin |