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Molti ragazzi si "perdono per strada" e non hanno una... via di ritorno a scuola
La riforma dei cicli scolastici: sottolineature sui contenuti

La riforma dei cicli scolastici non riuscirà a risolvere tutti i problemi sul tappeto; è però necessaria tale riforma, per rendere il sistema scolastico meno selettivo e più formativo.

Un asse portante di tale progetto è la lotta alla dispersione scolastica. Basta un dato significativo: di 100 bambini che siedono oggi sui banchi della prima elementare, statisticamente solo 40 raggiungeranno un diploma e solo 8 la laurea. La scuola dell'orientamento, così come prevista dalla riforma dei cicli scolastici, ha anche l'obiettivo di combatterla: in essa si propongono opportunamente moduli di tre o quattro mesi per permettere ai ragazzi di provare determinati percorsi didattico-educativi. Lo stesso obiettivo ha la proposta di tre percorsi (e non più solo l'università) proposti dopo la scuola superiore, che fanno parte integrante della nuova architettura scolastica.

Una maggiore qualificazione finale.Attualmente infatti risulta incompleta l'integrazione tra il sistema scolastico professionale e il mondo lavorativo e risulta carente l'alternanza tra scuola e mondo del lavoro attraverso apprendistato, stage e tirocini. Si presta scarsa attenzione al mercato e non si programma adeguatamente la formazione continua.

Inevitabilmente il livello di qualificazione delle forze lavoro in Italia è inferiore al resto dell'Europa: solo il 45 per cento dei lavoratori italiani ha un diploma e una laurea contro il 67 per cento in Francia e l'85 per cento in Germania. E' evidente quindi che il rapporto tra scuola e lavoro deve migliorare.

Ora la scelta di un sistema formativo integrato, sembra certamente affermata. Diventa, allora, indispensabile che la proposta di riforma dei cicli non si muova in una logica, prevalentemente, scolastica, ma si collochi in una logica sostanzialmente interistituzionale. Ciò significa che nel momento in cui si va a costruire un sistema integrato, non è sufficiente prefigurare percorsi ed iniziative, per realizzare integrazione con il sistema di formazione professionale e avviamento ed inserimento al lavoro. Occorre precisare, attraverso opportuni raccordi normativi tra ministero della Pubblica istruuzione ed altri ministeri, in primo luogo il ministero del Lavoro, e con le regioni, la diffusività della formazione professionale sul territorio, la qualità e la solidità del sistema di formazione professionale. Si tratta di precisare quali istituti, enti o agenzie siano in grado di entrare nel circolo virtuoso di relazione tra, la formazione professionale e l'istruzione.

Quando la scuola... non è tutto. Si pone poi il problema di quei ragazzi per cui non basta l'opera della scuola. E' infatti un dato conosciuto che per parecchi ragazzi il lavoro o l'esperienza lavorativa vera è il solo e vero stimolo che li rende appassionati a qualcosa. Di conseguenza, deve essere necessaria la presenza nel biennio orientativo di vera esperienza di lavoro, bisogna favorire i ragazzi che vogliono andare al lavoro, lasciando aperto il ritorno alle scuole con crediti formativi acquisiti nel lavoro; ed infine per tutti il rientro a scuola, nei vari gradi della formazione, deve essere non solo garantito ma sempre favorito, sempre con i crediti formativi.

Una scuola così deve anche offrire opportunità a tutti quei giovani che proprio nel periodo della preadolescenza o dell'adolescenza hanno abbandonato la scuola per mancanza di motivazione. E' un tema europeo. Recentemente, presso la Commissione cultura del Consiglio d'Europa, è stata discussa una mozione per una risoluzione da presentare ai vari Stati intitolata "Scuola della seconda possibilità", finalizzata ad offrire un'altra possibilità ai giovani che hanno fallito durante la loro vita scolastica e molti proprio nell'età tra gli undici e i diciotto anni.


12/06/1998
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